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Il vino nel bicchiereSimposi

Nuova coscienza per i vin Santi di Castello Sonnino e Fattoria La Leccia

Castello Sonnino

Adagiato su una dolce collina nel Chianti, Montespertoli è un luogo strategico, si trova ad appena 20 km da Firenze e a 30 km da San Gimignano; situato nel cuore del Chianti ne costituisce una delle più piccole DOCG, ma è allo stesso tempo dei comuni più vitati della Toscana, da sempre votato alla cultura vitivinicola ed olivicola. Si trova a quasi 300 metri di altitudine sul livello del mare, da una parte abbiamo la valle che conduce al fiume Pesa (Val di Pesa), dall’altra la valle del fiume Elsa (Val d’Elsa).
Un territorio che è sempre stato vocato per la produzione vinicola e che non ha mai tralasciato anche l’antica produzione del Vin Santo, uno dei più antichi simboli dell’ospitalità toscana.

Il cortile del castello con la splendida torre
Il cortile del castello con la splendida torre

Ed è proprio da questo dolce prodotto, dal volerlo valorizzare e preservare che sono partiti Leone De Renzis Sonnino e Lorenzo Bagnoli – rispettivamente delle aziende Castello Sonnino e Fattoria La Leccia – che in perfetta sinergia hanno deciso di mettere in luce le rispettive produzioni in una verticale di cinque annate di questo speciale vino.
Un vino dalle origini leggendarie, parte integrante della tradizione Toscana, un prodotto raro che richiede, cura, tempo e dedizione.
Da sempre l’azienda Castello Sonnino con la sua torre duecentesca, simbolo del territorio di Montespertoli, domina le valli del Chianti fiorentino, considera il Vinsanto del Chianti uno dei suoi fiori all’occhiello. Una famiglia che combina una profonda conoscenza e amore per la terra con un costante spirito di ricerca.
Fattoria La Leccia, guidata da Paola e Lorenzo dal 2013, situata sui colli della Val di Botte, sul versante Nord di Montespertoli, è un progetto sicuramente più recente, ma che ha visto recuperare le vigne abbandonate con una viticultura sostenibile e di qualità. Come dice spesso Lorenzo: “Tutti i vini devono raccontare una storia. Tutta la storia non basta a raccontare un vino.”

I caratelli per il Vin Santo
I caratelli per il Vin Santo

Il Vin Santo è infatti un prodotto che ha luci ed ombre, basti pensare al sottoprodotto che si trova nei supermercati o a quello che più diffusamente viene offerto per inzuppare i cantucci e al contempo le tante eccellenze che diverse aziende producono con la passione e la personalizzazione dello stesso, tramandata da generazioni.
Non poteva esserci luogo più adatto per apprezzarlo, se non l’antica vinsantaia del Castello Sonnino, risalente al 1500; uno spazio che non solo ne custodisce gelosamente il raccolto, ma che fa da testimone alla sua storia e al suo divenire.
L’idea, quindi, non è solo quella di preservare l’identità storica di un prodotto, ma anche di rilanciarlo, visto che anche il vin santo – un poco come i tanti vini che rientrano nella cosiddetta categoria di vini da dessert – stanno vivendo un momento di “contrazione”, per non dire di crisi.

La vinsantaia
La vinsantaia

Un prodotto prezioso e raffinato, le cui origini affondano nella notte dei tempi; interessante apprezzarne la storia e le leggende che ne delineano l’etimologia del suo nome, come racconta Lorenzo Bagnoli, che ricorda come nell’inverno del 1439, in occasione del Concilio di Firenze, che vide l’unificazione della Chiesa Cattolica con la Chiesa Ortodossa, si tennero anche alcuni banchetti. Proprio durante uno di questi simposi fu servito un vino squisito, di produzione locale, fatto con uva bianca appassita, un vino che fino ad allora veniva detto “vin pretto”. Ma quando Giovanni Bessarione, luminare dei padri greci, lo ebbe portato alle labbra, esclamò: “Questo è il vino di Xantos”, alludendo probabilmente al vino di Santorini. I suoi commensali confusero il termine Xantos con “santos”, pensando che Bessarione avesse scoperto caratteristiche salvifiche del prodotto; da qui il nome Vin Santo. (dalla Splendida Storia di Firenze di Piero Bargellini).
Alternando annate di Sonnino e di Fattoria La Leccia, si è così raccontata parte di una storia, di un luogo e di due famiglie.

La vinsantaia

Prima di entrare nel merito delle annate, va anche detto che per potergli ridare nuovo lustro, bisogna imparare a giocare con questa tipologia di prodotto e combinarlo a tavola non necessariamente con i dessert.
Come dimostrato per l’occasione, dal cioccolatino del Cibreo, una piccola pralina di cioccolato ripiena di patè di fegatini; un abbinamento insolito, ma di gradevole effetto.
Tornando alla verticale, che ha visto alternare le due aziende, sono state proposte le seguenti annate: 1999, 2005, 2008, 2015, 2016; ciascuna annata ha espresso una sua sfaccettatura diversa, evidenziando anche un profilo più contemporaneo nelle ultime annate presentate.

Verticale Vin Santo Castello Sonnino e La Leccia

Vin Santo del Chianti Doc 1999 Castello Sonnino: da una grande ampiezza di aromi, su note di albicocca candita, cedro, caramello e menta, si stempera in un gusto viscoso ma per nulla statico. Termina molto lungo con un eccezionale bilancio tra freschezza e a acidità.

Vin Santo del Chianti Doc 2005 Fattoria La Leccia folate di albicocche e pesche essiccate, accompagnate da sentori di fieno e miele. Ha gusto intenso, ricco, ben equilibrato tra componenti alcoliche e acide. Chiude con una buona freschezza di fondo.

Vin Santo del Chianti Doc 2008 Castello Sonnino: particolarmente concentrato, poderoso, note di miele, di noce, di castagno e di cioccolato. Palato denso, più deciso e robusto che elegante, però di notevole energia.

Vin Santo del Chianti Doc 2015 Castello Sonnino: denso, esplosivo, dolce, ma sorretto anch’esso da una buona acidità. Avvolgente e dinamico, ancora più complesso e intrigante in chiusura, fra note balsamiche ed erbe officinali, sentori di noci e zabaione.

Vin Santo del Chianti Doc 2016 Fattoria La Leccia: profumi di frutta secca, tabacco, fico essiccato e miele di castagno. In bocca ha sapore lungo, pieno ed avvolgente. Buona l’acidità, in ottimo equilibrio con la nota dolce e zuccherina.

Fosca Tortorelli e Lele Gobbi

Fosca Tortorelli e Lele Gobbi

FOSCA TORTORELLI. È Sommelier e Degustatrice ufficiale A.I.S. rispettivamente dal 2003 e dal 2004; ha sviluppato nel suo lavoro di dottorato in Industrial Design, Ambiente e Storia, la tesi sperimentale dal titolo “Reinterpretare le Cellae Vinariae. Ambiente, Processo, Produzione” e una successiva pubblicazione in collaborazione con la Prof. Muzzillo F. dal titolo “Vitigni del Sud: tra storia e architettura” (Roma Natan Edizioni, 2012). Ha conseguito il Master Sommelier ALMA-AIS (luglio 2016) presso ALMA a Colorno (Parma). Fa parte dei Narratori del Gusto e insieme al Centro Studi Assaggiatori di Brescia partecipa a panel di degustazione di rilievo nel settore enogastronomico. Fa parte anche dell’associazione Donne del Vino, ha scritto sulla rivista l’Assaggio, oltre che su diverse testate registrate e ha preso parte alle degustazioni per la Guida Vitae, per la guida Slow wine 2017 e per la guida Altroconsumo. Dal 2018 è giornalista pubblicista. LELE GOBBI. Torinese, sognatore, osservatore, escursionista, scrittore. Laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Torino e Master in “Non profit” presso la SDA Bocconi di Milano. Per otto anni si è impegnato in progetti con l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, occupandosi di raccolta fondi, marketing, comunicazione, relazioni esterne, degustazioni e soprattutto di organizzazione di viaggi educativi in Italia e nel mondo. Scrive per Spirito diVino, James Magazine, La Cucina Italiana, Viaggiare con Gusto, Senza Filtro. È consulente per agenzie di marketing e comunicazione. Ha viaggiato in tutti i continenti alla ricerca dei cibi più vari, dei mercati più pittoreschi e dei popoli più antichi. Ama lo sport (sci e basket), la montagna (le Alpi) e l'arte contemporanea.

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