Trentodoc Brut Rosé Riserva +4 2011
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 08/2022
Tipologia: DOC Rosato Spumante
Vitigni: pinot nero 60%, chardonnay 40%
Titolo alcolometrico: 12,5%
Produttore: LETRARI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 40 a 50 euro
Cominciamo a far sul serio con il lungo affinamento sui lieviti, perché l’etichetta in questione sconta ben 11 anni dalla vendemmia. Lucia Letrari, titolare della Cantina omonima situata a Rovereto (TN) nel cuore della Vallagarina, ha sempre puntato molto su questo aspetto e non ha mai trascurato il “mondo rosa” delle nobili bollicine. Il suo racconto mi ha colpito: “+4 Riserva è nato per scherzo per vedere come resisteva il mio Rosé a ben 60 mesi di affinamento, pensandolo una riserva per poi “scherzare” e farlo arrivare a 120 mesi. Pensa che è nato quando a disciplinare non esisteva la Riserva e quindi è uscito nelle prime annate con un nome di fantasia, di cui io faccio il + e figlia, e nipoti (4 in totale) fanno il resto. Con il tempo, e visti i numeri, il grande marchio trentino ha ottenuto il cambio al disciplinare e riconoscimento retroattivo alla prima annata, risultato dalla vendemmia 2008 è dunque Rosé Riserva“.
Prodotto con uve pinot nero (60%) e chardonnay (40%), allevate tra le colline di Sompiaz in località Sasso di Nogaredo, il vino sosta 10 anni sui propri lieviti ed è stato sboccato ad ottobre 2020; il dosaggio è sempre contenuto nonostante la categoria, ovvero 4,5 g/l. Non sono tanti in Italia i rosé da metodo classico che affinano così a lungo, ed è un vero peccato perché il risultato sa essere esaltante; è proprio il caso del Brut Rosé Riserva +4 che degusto regolarmente e che anno dopo anno mi convince sempre più, soprattutto dopo un moderato affinamento post dégorgement. La veste e rosa antico, cerasuolo, con venature buccia di cipolla. Bollicine estremamente fini ingolosiscono già dalla vista per poi trovare massima soddisfazione una volta avvicinato al naso. L’insieme si muove quasi cronometricamente, dapprima colmo di suggestioni floreali leggermente appassite, ben presto la spezia dolce – e sinuosa – prende il sopravvento attraversata qua e là da incursioni di frutti rossi maturi, tra cui ribes e melograno, arancia rossa sanguinella, una lieve traccia ematica/ferrosa e una chiusura elegante che richiama la parte balsamica data dalla menta peperita ed il muschio bianco.
In bocca il ritmo è equivalente: sorso morbido, rotondo per via di una bollicina ricamata a mano, convince per lunghezza, grande acidità, timbro, e una lunga scia sapida che mostra tutto il potenziale di queste belle colline sovrastate dalle possenti braccia dei monti trentini. Ben cinque chiocciole e ancora tanta strada davanti a sé. L’ho azzardato su un piatto di coniglio alla ligure, e devo riconoscere che n’è valsa la pena, provare per credere.