Chick Corea: addio a una leggenda del jazz e non solo

Forse non tutti sanno che Lavinium ha un angolo dedicato alla musica, colpa mia che me ne occupo troppo poco, visto che l’ho fortemente voluto a fianco dell’enogastronomia. Non era certo mia intenzione riattivarlo parlando della morte, ma quando si tratta di un gigante come Chick Corea non è possibile non scriverne, anche perché è uno dei musicisti che ha accompagnato la mia vita sin da quando ero adolescente.
Se n’è andato martedì scorso a 79 anni per una rara forma di cancro, ma la notizia è trapelata solo oggi. Dovete sapere che questo artista immenso, capace di suonare divinamente qualsiasi tastiera, ma anche compositore raffinato, in 50 anni di carriera è stato candidato ben 60 volte ai Grammy Awards, il massimo riconoscimento in campo musicale, e ne ha vinti 23! Un segno inequivocabile della sua grandezza, il cui percorso artistico si è forgiato con musicisti del calibro di Stan Getz, Miles Davis, Herbie Mann e molti altri.
Le sue origini sono parzialmente italiane, da parte del nonno calabresi (comune di Albi, in provincia di Catanzaro) e della nonna siciliane (Zaccone in provincia di Messina).
La sua grande occasione è arrivata a fine anni ’60, quando ha sostituito Herbie Hancock nel gruppo di Miles Davis, con cui ha inciso album storici come In a Silent Way e soprattutto Bitches Brew, il lavoro che segnò definitivamente la contaminazione rock nel jazz di Miles Davis.
Ma Chick ha sempre amato spaziare e portare gioia con la sua musica, senza avere etichette addosso che ne limitassero la creatività. Il primo gruppo a suo nome risale al 1970, “Circle”, era il periodo dell’avanguardia jazz, con lui c’erano Dave Holland (basso) e Barry Aschul (batteria e percussioni), a cui si aggiunse successivamente Anthony Braxton, un polistrumentista fra i più straordinari, capace di spaziare dal jazz d’avanguardia alla classica e alla lirica regalando perle di musica, certamente non di facile ascolto ma di indubbio valore artistico.
Appena finita la breve esperienza Circle, eccolo puntare alla fusion music con il nuovo gruppo Return to Forever, con gente del calibro di Airto Moreira (percussioni), Flora Purim (voce) e Stanley Clarke (basso), a cui si è aggiunto nel 1975 il chitarrista Al Di Meola.
Per farvi capire la grande vena artistica di Corea, mentre lavorava nel gruppo Circle ha dato vita a Piano Improvisations 1 e 2, sue composizioni originali eccetto due brani di Thelonius Monk (Trinkle Tinkle) e Wayne Shorter (Masqualero), due LP che hanno lasciato un chiaro segno della sua vena creativa e del suo mood originale.
Fra i tanti lavori che lo hanno visto coinvolto, voglio ricordare Children’s Songs, un album che esprime molto bene quanto lui amasse la vita e cercasse di trasmettere sempre gioia al pubblico, alcuni dei brani di quest’opera sono stati rieseguiti da molti altri musicisti.
Nella vita artistica di Chick Corea hanno avuto un ruolo importante anche i duetti pianistici, fra cui primeggiano quelli con Herbie Hancock, Keith Jarrett (con cui eseguirono dal vivo nientemeno che Mozart) e più recentemente la straordinaria Hiromi Wehara.
L’ultima volta che ho avuto il piacere di vederlo è stato nel 2010, proprio in un duetto, questa volta con il nostro Stefano Bollani all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Fu un bel concerto, che evidenziò anche la grande stima di Chick nei confronti di Bollani, nel duettare con lui al piano gli lasciò grande spazio, del resto non è mai stato spinto dal desiderio di primeggiare, bensì di condividere, di viaggiare costantemente nell’infinito mondo creativo musicale, che non lo ha mai abbandonato fino alla morte. Mi mancherà moltissimo.
Roberto Giuliani




