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Tuscia Autoctona 2020: ecco i tre migliori vini bianchi e i tre migliori rossi

La maestosa porta d'ingresso al centro storico di Capranica con la Torre dell'orologio
La maestosa porta d’ingresso al centro storico di Capranica (VT) con la Torre dell’orologio

Che la Tuscia enoica sia da qualche anno meritatamente sotto i riflettori non è più un segreto, è una zona del Lazio che si è messa in moto con coraggio e determinazione e sta cercando di proporre vini sempre più interessanti. C’è da dire che, a mia impressione, manca ancora un percorso identitario collettivo, del resto questo è un elemento che si rivela spesso carente anche in altre regioni.

Piazza del Palazzaccio
Piazza del Palazzaccio

Non è facile trovare un denominatore comune e inequivocabile, di fatto ogni cantina (parliamo principalmente di piccole realtà, non di colossi produttivi) segue un proprio percorso, lavorando con vitigni che possono essere diversi, per scelta o semplicemente perché in quel particolare microclima dànno risultati importanti.
In cantina c’è chi fa fermentazioni spontanee, macerazioni con uve bianche, chi preferisce metodi più classici e magari punta a una maggiore definizione organolettica del prodotto.

Giornata particolarmente calda a Capranica
Giornata particolarmente calda a Capranica…

In questo contesto, dove è indubbio che c’è ancora molto da lavorare, ci sono però indubbi segnali di una crescita più o meno generalizzata. Un dato sembra abbastanza dimostrato: la Tuscia, sia che digradi verso il Mare Tirreno, sia che risenta degli influssi del lago di Bolsena, sia che alberghi alle pendici dei Monti Cimini, a oggi dà i migliori risultati con i vini bianchi.

La chiesa di San Francesco
La chiesa di San Francesco dove si è svolta la degustazione

L’evento Tuscia Autoctona, giunto alla terza edizione, che prevedeva un’apertura al pubblico dal 4 al 6 settembre con degustazione dei vini su prenotazione (novità dovuta alle nuove norme anti-covid), è ideato da Federico Ciomei e Raffaele Marini e realizzato dal Comune di Capranica.

L'interno della chiesa adibito per la degustazione
L’interno della chiesa adibito per la degustazione

Nonostante la partecipazione ancora limitata di aziende (Poggio della Stella, La Biagiola, Solenero, Casa Mecocci, Palazzone, Stefanoni, Geremi Vini, Carla Onofri, Sensi-Trappolini, La Pazzaglia, Sassotondo, Podere Elvella, Fattoria Lucciano; doveva esserci anche la nuovissima Poggio Bbaranèllo ma purtroppo non è riuscita a mandare i vini), è emerso in modo chiaro che il cuore della Tuscia è bianco; questo non significa che non ci siano ottimi vini rossi, ma che complessivamente i bianchi sembrano esprimere meglio le qualità del terroir viterbese.

Il panel di degustatori
Il panel di degustatori

A corollario della manifestazione, domenica 6 settembre alle ore 11.30, nella bellissima chiesa di San Francesco a Capranica, si sono dati appuntamento un panel di 15 esperti degustatori per valutare i vini proposti, rigorosamente alla cieca, e proclamare i migliori vini autoctoni dell’edizione 2020.
Ecco gli “eletti” dall’equipe di professionisti:

Categoria vini bianchi
1° – Stefanoni (Montefiascone – Viterbo) con il Colle de’ Poggeri 2019 da uve Roscetto (trebbiano giallo)
2° – La Pazzaglia (Castiglione in Teverina – Viterbo) con il grechetto Poggio Triale 2019
3° – La Biagiola (Sovana – Grosseto) con il Pesna 2018 (vermentino)

La mia postazione
La mia postazione

Categoria vini rossi
1° – Fattoria Lucciano (Civita Castellana – Viterbo) con il Maru 2018 (montepulciano), vincitore incontrastato di tutte e tre le edizioni.
2° – Podere Elvella (Fraz. Trevinano di Acquapendente – Viterbo) con il Colli Etruschi Viterbesi Grechetto Rosso 2018 (con una piccola quota di canaiolo e merlot)
3° – Sassotondo (Sorano – Grosseto) con il Maremma Toscana Ciliegiolo 2019.

Roberto Giuliani

Roberto Giuliani

Figlio di un musicista e una scrittrice, è rimasto da sempre legato a questi due mestieri pur avendoli traditi per trent’anni come programmatore informatico. Ma la sua vera natura non si è mai spenta del tutto, tanto che sin da ragazzo si è appassionato alla fotografia e venticinque anni fa è rimasto folgorato dal mondo del vino, si è diplomato sommelier e con Maurizio Taglioni ha fondato Lavinium, una delle prime riviste enogastronomiche del web, alla quale si dedica tutt’ora anima e corpo in qualità di direttore editoriale. Collabora anche con altre riviste web e ha contribuito in più occasioni alla stesura di libri e allo svolgimento di eventi enoici. Dal 2010 collabora all'evento Terre di Vite di Barbara Brandoli e dal 2011 fa parte del gruppo Garantito Igp.

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