Bardolino Cru: la scommessa del futuro

Domenica 30 settembre, presso il Palazzo della Gran Guardia di Verona, il Consorzio del Bardolino ha festeggiato i cinquant’anni della denominazione presentando il progetto Bardolino Cru -Village, parte decisiva del piano strategico varato nel 2008 dal direttore Angelo Peretti. Saranno tre le sottozone in cui si articolerà il vertice della piramide produttiva del Bardolino: La Rocca per la zona centrale lungo la riviera del lago, Montebaldo per la zona settentrionale pedemontana e Sommacampagna per la zona meridionale delle colline moreniche.
“Nel 2008” – racconta Peretti – “il Bardolino costava 42 centesimi al litro e i ricavi non coprivano i costi di produzione”. Con lungimiranza, egli seppe trasformare la crisi in un’opportunità. Il primo passo fu la riqualificazione e il riposizionamento del Chiaretto che è divenuto oggi il leader della produzione italiana con 12 milioni di bottiglie, vestendosi di un rosa molto chiaro e offrendo un palato più fresco e agrumato rispetto al passato.
Nel 2015 prese il via la seconda parte del piano strategico: ripensare il Bardolino come grande vino, grazie a una riclassificazione basata sulla zonazione (avvenuta nei primi anni 2000) e sulla storia.
Nel 1825, infatti, ben trent’anni prima della classificazione del Bordeaux, erano già note ai mediatori di vino proprio quelle tre zone di produzione da cui provenivano i migliori lotti di Bardolino messi ad affinare per almeno un anno nelle grotte scavate sotto la rocca di Garda.
A fine Ottocento il Bardolino era noto per la sua qualità ed era servito nei Grand Hotel svizzeri, accanto ai vini di Borgogna e del Beaujolais. Nel 1900 Giovanni Battista Perez nel suo volume “La Provincia di Verona e i suoi vini” individuò le caratteristiche geomorfologiche delle tre zone ed anche alcune peculiarità qualitative e organolettiche dei vini.

Una quindicina di produttori ha aderito al progetto, imponendosi regole più restrittive di produzione: uve scelte da vigneti di almeno 7 anni, resa massima 100 q/ha, uso della corvina fino al 95%, nessun appassimento, uso di legni grandi o barrique non nuove, uscita sul mercato non prima di un anno dalla vendemmia. Queste scelte, grazie a una modifica del disciplinare che è in via di approvazione ministeriale, permetteranno di ottenere dei Bardolino dal colore rubino di bella trasparenza, sapidi, speziati, con un potenziale di evoluzione nel tempo di almeno 5 anni. “Grazie all’evolversi del gusto” – afferma Franco Cristoforetti Presidente del Consorzio – “il mercato è pronto ad accogliere vini con questo profilo. Alla fine del percorso prevediamo di produrre 15-17 milioni di bottiglie di Chiaretto, 6-7 milioni di Bardolino Doc, contro gli attuali 26, e 3-4 milioni di Bardolino Cru“.
È una scommessa importante e la manifestazione di Verona ha permesso di approfondire le caratteristiche dei Cru con la presenza di 14 aziende (quelle che hanno superato l’esame di un comitato volontario costituito entro il Consorzio) e una selezione di 49 vini di diverse annate.
Esemplari il Bardolino Classico Brol Grande di Le Fraghe, il Bardolino Classico Tacchetto di Guerrieri Rizzardi, il Bardolino SP di Piona e il Bardolino Le Fontane di Corte Gardoni.
Bella anche la sfida della longevità di alcune vecchie annate, come un Bardolino Bolla del 1956 e un Bertani del 1968.
Ospiti della manifestazione anche 9 produttori dei migliori Cru del Beaujolais Morgon, Fleurie e Moulin à Vent, con 25 vini prodotti da gamay.
In attesa del nuovo disciplinare, per permettere di identificare i Bardolino Cru delle tre sottozone, su 100.000 bottiglie verrà apposto un bollino con la figura di San Zeno, patrono di Verona. E un numero destinato a crescere, grazie al lavoro di selezione del comitato consortile che proseguirà nei prossimi mesi.
M.Grazia Melegari



