I racconti di Alda: Io non scrivo più

Anche oggi piove. Cinque minuti, il tempo che il bagnino chiudesse gli ombrelloni e raccogliesse alcuni oggetti dimenticati nella fretta dai clienti dell’albergo e tutto è cambiato. Correte correte vecchie gambe, al riparo, al caldo, al sicuro. Maggio sta finendo tra pioggia e sole, una primavera molto più simile ad un autunno e una promessa d’estate non mantenuta. C’era il sole stamattina, un sole vero, da costume da bagno e abbronzatura. In questa piccola isola del sud, normalmente, l’estate comincia già ai primi di maggio. Oggi sembrava che finalmente…
“Ci hanno rubato la primavera e ora ci rubano anche l’estate”.
Una voce di bambina delusa e arrabbiata. Mezz’ora prima a giocare sulla spiaggia, a spruzzarsi l’acqua del mare con gli amici, quel sale sulle labbra, quelle gambe veloci, quella risata e poi via di corsa, dentro la sala, il naso schiacciato contro la vetrata a guardare la pioggia che trasformava in poltiglia la sabbia. Era bello prima, anche se non si poteva fare il bagno perché l’acqua è ancora troppo fredda, ma il sole aveva di colpo cambiato il panorama, spazzando via le nuvole dal cielo e dagli occhi.
“Non è giusto”. Altra voce di bambina.
“Bella Italia” e giù una risata.
Voce di adulto questa volta. Fraü Schneider, la cantante lirica. Voleva essere ironica? Ma l’Italia è bella, ha tutto, mari, monti, arte, musica e una natura da fare invidia al mondo intero, nonostante l’uomo, ormai da troppi anni, si stia impegnando con ogni mezzo per distruggerla. La natura si vendica e poi…
Meglio che mi fermi qui, perché quello che sta succedendo in Italia, ormai da anni, non la fa certo più bella agli occhi del mondo, ma la sta gettando in un caos sempre più inquietante. Una via d’uscita, presto, fate qualcosa prima che… Basta, non voglio pensarci, non qui, non adesso. “Il mare d’inverno” bella canzone di Enrico Ruggeri. È ciò che sembra in questo momento. Un paesaggio grigio, ma non triste, non per me che amo il mare in qualsiasi stagione dell’anno, soprattutto d’inverno.
Fraü Schneider è arrivata sull’isola con un gruppo organizzato e anche se non lo è, sembra ne sia lei la responsabile. Comanda, dirige, alza la voce e non soltanto per cantare. La sera prima, dopo la cena, ha cantato un’aria della Tosca accompagnata al pianoforte dal marito, ma adesso , all’improvviso, lancia un acuto da pelle d’oca che fa schizzare via i bambini. Loro, passato il primo momento di delusione, troveranno sicuramente un modo per divertirsi, anche se costretti a non uscire. Li guardo e rifletto su come sono oggi e come erano nelle generazioni che li hanno preceduti. Un abisso. A tre anni hanno già il cellulare in mano, a nove sono autonomi, tecnologici e informatissimi. Molto più di noi, i sopravvissuti.
Note sul pianoforte e la fraü che ha deciso ancora una volta d’intrattenere gli ospiti con il suo canto. “Vissi d’arte, vissi d’amore”. Penso abbia una predilezione per la Tosca e per fortuna canta bene, la sua voce è sicuramente più gradevole quando canta di quando parla.
Là fuori continua a piovere, gli ombrelloni chiusi e ondeggianti nel vento sembrano fantasmi in cerca di un rifugio. Chissà. Inferno o paradiso? Non m’importa che piova, sono felice di essere qui, felice della mia voglia d’indipendenza che mi ha spinto a tornare su quest’isola dopo tanti anni, da sola. Via dalla confusione della città che sta morendo schiacciata da cumuli d’immondizia, da strade ridotte come gigantesche groviere, da governi che non governano, corrotti e corruttori e via dall’altra confusione, la casa, gente che va e che viene, il disordine che ognuno lascia dietro di sé, pile di piatti, tegami e posate da lavare – ma quante bocche hanno? – stanze simili a discariche, con letti sfatti, indumenti sparsi da per tutto e io lì a raccogliere, a cucinare, a lavare, a sistemare a…L’amore a volte non basta. Un po’ di respiro. No, non m’importa se piove, esco lo stesso. Vado a curiosare per le stradine del paese, nei piccoli negozi che riservano sempre piacevoli sorprese e quando rientro non devo fare altro che sedermi a tavola e gustare il cibo che mi viene servito, le specialità del luogo, il vino, il dolce. Lo ammetto, è piacevole essere serviti, almeno una volta ogni tanto nella vita. Le voci intorno a me non mi disturbano, semplicemente perché non mi riguardano direttamente e quindi non mi toccano. Non devo fare niente per queste persone, non dovrò sparecchiare, spazzare briciole dalla tavola e dal pavimento, non dovrò lavare i piatti, non dovrò urlare perché qualcuno mi aiuti, non dovrò…
Non era il silenzio che cercavo, ma soltanto riposo da una quotidianità faticosa e data per scontata da tutti. Volevo sentirmi più leggera, più libera, solo per questo sono tornata in quest’isola che racchiude i ricordi più belli della mia giovinezza. Le corse a piedi nudi sulla sabbia che scotta, scappa che ti prendo, chac chac con l’acqua fino alle ginocchia, ridere, rotolarsi nella sabbia, un morso a un panino, un bacio, un altro morso, un altro bacio, due braccia che stringono, non vogliono lasciarti andare. Né rimpianti, né nostalgie. Soltanto ricordi nel cuore, come foto su un album.
Dieci giorni. Sono felice di essere qui, nonostante la pioggia e fraü Schneider che, quando non canta, sembra sempre rabbiosa e in odio con il mondo che la circonda. Forse la musica è per lei quello che l’isola è per me in questi giorni, anche se io non provo rabbia né odio, per nessuno. Avevo soltanto il desiderio di un po’ di pace e un po’ di spazio, tutti e solo per me, e me li sono presi. La pioggia sta diradando, qua e là appare qualche scheggia di sole, ma non ha più importanza per me. Questo è il mio ultimo giorno sull’isola. Nella mia camera c’è già una valigia di nuovo piena che mi aspetta. È ora di andare, di tornare a casa.
Apro la porta con cautela, quasi aspettando che il coro di voci e il complesso di mani e di braccia mi accolgano avvolgendomi e poi disordine, confusione e tanto lavoro da fare. Entro. C’è soltanto la mia gatta ad accogliermi. Durante questi miei giorni di vacanza a lei ha pensato Gloria, una cat-sitter di cui mi fido totalmente. C’è un gran silenzio, ordine perfetto, finestre chiuse che mi affretto ad aprire perché in questo deserto entrino aria e luce. Il mio compagno di vita da anni non è più con me, i miei due figli, anche se li sento tutti i giorni, si sono trasferiti a Londra dove hanno subito trovato il giusto impiego per le loro competenze. Così è. Da questo nostro Paese tanto amato e disastrato, i giovani che vogliono un lavoro e una vita vivibile fuggono.
Cleo, la mia gatta, mi gira intorno tra fusa e miagolii di gioia, ormai non c’è che lei con me. I miei dieci giorni sull’isola sono stati soltanto una fuga dal vuoto di questa casa, anche se la mia vita, al di fuori di qui, è tutt’altro che vuota. Vuote sono queste stanze dove non devo più raccogliere indumenti sparsi in giro, non devo cucinare, lavare piatti, trovare a fatica un angolo e un momento per svolgere il mio lavoro di scrittrice. Troppo silenzio, troppo ordine, troppo di tutto. Ora di tempo e spazio per scrivere ne ho tanto, se solo avessi ancora la voglia di farlo. Ma io, ora, non scrivo più.



