Statistiche web
Notizie e attualitaStorie di cantine, uomini e luoghi

Fabio Marazzi, Bolle e Buttafuoco

Scuropasso

Fabio Marazzi, classe ’62 è un vignaiolo strappato agli studi di Economia e commercio.
Anzi un vitivinicultore, come direbbe Lino Maga.
Se Lino Maga è il signor Barbacarlo, icona indiscussa del vino rosso in Oltrepò Pavese, Fabio si può definire il signor Bollicine, per l’eccellenza dei suoi Metodo Classico, ottenuti con le uve di pinot nero, grondanti dalle vigne stese al sole della valle del torrente Scuropasso, sulle colline di Pietra de’ Giorgi, luoghi che hanno preso il nome dal blasone dei loro antichi feudatari, i conti Giorgi di Vistarino.
È proprio Augusto Carlo Giorgi di Vistarino, alla fine dell’800, ad avviare su queste terre la coltivazione del Pinot Nero, la cui diffusione s’intensifica anno dopo anno, fino a superare gli attuali 3000 ettari, ovvero il più grande areale in Italia, di questo vitigno.
L’esperienza di Fabio nella cantina Scuropasso, in località Scorzoletta di Pietra de’ Giorgi, inizia verso la fine degli anni ’80.
Fin da subito lavora con in testa un preciso progetto: affrancarla dalla dipendenza dei grandi gruppi della spumantistica italiana come Cinzano, Carlo Gancia, Fontanafredda e Guido Berlucchi che si portano, in Piemonte e Franciacorta, ingenti quantità di ottime basi spumante, fatte da suo zio Primo e da suo padre Federico.
Passano pochi anni e il progetto prende forma: il 1991 vede la nascita del Metodo Classico Brut Pinot Nero Scuropasso che segna l’inizio di un nuovo corso. Nel ’98 Fabio, che vuole sempre più identificare il suo vino con la sua terra, decide di cambiare la denominazione delle sue bollicine.
Uno spumante di Fabio MarazziNasce Roccapietra, che vuole esprimere, anche nel nome, la vocazione per il pinot nero dei due comuni simbolo della valle Scuropasso (Rocca de’Giorgi e Pietra de’Giorgi).
L’affinamento sui lieviti passa dai 24/36 ai 48/60 mesi ma, nella sua attuale cantina, ci sono cataste di champagnotte che arrivano anche all’annata 2001, cioè a 204 mesi!
Riposano le une sulle altre, in un ambiente unico nel suo genere: otto vasche di cemento cubiche, di oltre 20 mc. cadauna, allineate una accanto all’altra, sottoterra, a più di 4 metri di profondità.
Sono collegate tra di loro attraverso una sequela di passaggi ad altezza d’uomo, ricavati con tagli nel cemento, spesso quasi 30 centimetri.
Erano le vasche che contenevano le basi spumante che, per quasi quarant’anni (dal ’62, alla fine degli anni ’90) sono entrate nelle cuvée degli spumanti italiani più prestigiosi.
Oggi, le basi spumante della cantina Scuropasso, si trasformano in 15.000 bottiglie all’anno, di bollicine stupende.
“Chapeau!”, direbbero i Francesi.
Su queste terre (flagellate dagli scandali e svilite dall’incompetenza degli uomini che dovrebbero difenderle e promuoverle) invece, per manifestare stupore e meraviglia, si dice “fighi!”.
Non è per campanilismo ma io preferisco l’espressione oltrepadana perché è più pregna di significati.
E allora “Fighi!!!”, con un bel po’ di punti esclamativi.
Pochi i vini, come questi di Fabio, ti incantano con il “lieve mussare della schiuma, come un gemito dolce, una risatina furtiva…Il vino messo a nudo che si avvolge di spume come certe donne di veli e di pizzi…”.
Sono le parole poetiche di Gianni Brera, scritte davanti ad un bicchiere di vino rosso spumeggiante dell’Oltrepò Pavese ma che sono intriganti anche per il fine perlage dei Roccapietra (e penso a Madame de Pompadour e a quando, con in mano un calice di Dom Perignon, lo proclamò “le seul vin qui rend les femmes belles mème après qu’elles l’ont bu”.
Purtoppo per lei, la gran dama non conosceva ancora le bolle di Fabio!).

In uno spazio attiguo all’ambiente in cui sono collocate le vasche, Fabio conserva anche una decina di grandi botti di legno di varie dimensioni (da 20 ad oltre 70 ettolitri), ancora in uso per la vinificazione dei vini rossi.
Sì, rossi. Perché, se è vero che Fabio ha la passione della bollicina, è altrettanto vero che ha un’analoga predilezione per la croatina, che è la vera star dell’Oltrepò Pavese, con oltre 6000 ettari allevati. Attualmente, nei suoi 15 ettari di vigna (in conversione biologica), la parte preponderante è rappresentata da questo vitigno, dal quale trae una pregevole Bonarda (Palatinus) e due Buttafuoco: uno in versione giovane e l’altro, il Lunapiena, affinato in legno.
Il Lunapiena è fatto con il tipico uvaggio dell’Oltrepo Pavese: croatina, barbera, uva rara e ughetta di Canneto. Accanto alle uve storiche della Garivalda si aggiungono oggi quelle della vigna “Pianlong” che si trova nella zona più vocata per fare il Buttafuoco e che, proprio per questo, nel 2017, è entrato a far parte del Club del Buttafuoco Storico.
Il vino riposa in sei botti da 700 litri non tostate, di Gamba, ed è frutto dell’esperienza che Fabio ha maturato negli anni sull’uso del legno per l’affinamento dei grandi rossi e che si può riassumere in quello che mi ha detto, durante una recente visita nella sua azienda: “Quando arrivava una botte nuova in cantina, mio nonno diceva che per due anni ci dovevamo mettere dentro solo uva di scarto“.
Fabio cita la celebre frase di Lino Maga e questo la dice lunga sulla disponibilità di Fabio di imparare dai grandi vecchi.

Buttafuoco Lunapiena 2012
E’ di un colore scuro ma di una limpidezza anzi, lucentezza, fuori dal comune.
Il profumo è intenso, complesso e forte, come le radici che affondano nel tufo per andare a prendersi la sapidità e la mineralità che poi ritrovi nell’acino e nel bicchiere.
Ha un’intrigante fragranza di frutti (la prugna su tutti), di erbe selvatiche, muschio ma anche di viola voluttuosa e le note vanigliate e tostate tipiche dell’affinamento non sono prevalenti sulla sua anima focosa.
In bocca “al bùta mè ‘l fòc”, proprio come deve buttare questo vino con un finale che Gioàn Brera definirebbe ammandorlato.
La prova generale per il “Pianlong” è perfettamente riuscita.

Valerio Bergamini

Nato il 22 febbraio 1952 a Pavia, dove risiede. Si è laureato nel 1984 in Filosofia presso l'Università Statale di Milano. Dal 1996 al 2014 è stato titolare della concessionaria Piaggio a Pavia. Ha svolto stage all'estero per la conoscenza diretta dei mercati nelle aree emergenti (Tunisia dal 1988 al 1995 e Uzbekistan nel 1995) e ha messo a disposizione la sua esperienza come consulente per un pool di concessionari moto. Parallelamente alla passione per le due ruote è cresciuta quella per la poesia dialettale, per la buona cucina e il buon vino. Ha vinto numerosi premi letterari e concorsi di poesia. Dopo aver conseguito il titolo di Wine master (1990), presso l'Istituto di Cultura del Vino di Milano, ha sempre più approfondito la sua conoscenza enologica seguendo i corsi e le degustazioni organizzate dall'AIS di Milano. È membro del direttivo dell'Associazione Enocuriosi di Pavia che conta più di 300 soci appassionati di vino. Ha al suo attivo numerosi racconti pubblicati in edizioni private. Nel 2013 ha pubblicato il libro Origine del desiderio (di cucinare), nel 2015 il libro "Lino Maga, anzi Maga Lino, il Signor Barbacarlo" e nel 2016 "7 Soste sulla strada della passione".

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio