Tenuta San Francesco, la tradizione benedice Tramonti

È una mattinata tiepida e profumata di “sole” quella che mi conduce, quasi istintivamente, a percorrere una strada punteggiata di ricci scuri di castagne e con i vigneti sparsi a macchia di leopardo, sulle fertili colline di Tramonti.
Forte di un clima temperato, del vento, del terreno vulcanico, l’ecosistema qui è straordinario per l’allevamento della vite, che assicura una produzione di uve sane e di vini di ottima qualità, con acidità, mineralità e sapidità molto marcate.

Non perdo l’occasione di visitare la Tenuta San Francesco, con la cantina recentemente recuperata da un vecchio casale del 700. “L’azienda è sorta per caso nel 2004 su iniziativa di tre famiglie: Bove, D’Avino e Giordano – mi spiega la figlia di Gaetano Bove, veterinaria come il padre – che da sempre si occupavano di questi terreni e producevano uva dai vigneti, all’ombra degli alti e maestosi alberi di castagno, in tutto dieci ettari vitati, “appollaiati” alle pendici dei Monti Lattari. Le uve, però, non venivano vinificate da loro, ma vendute ad altri. Nel 2004 la mancanza di domanda e, dunque, la crisi delle vendite e il sottopagamento delle uve, pose le tre famiglie di fronte a una scelta: o vinificavano in proprio o avrebbero perso tutto il lavoro“.

Da lì il passo è stato immediato e oggi l’azienda coltiva dieci ettari vitati, su terreni terrazzati in forte pendenza tra i 300 e i 700 metri di altezza, di difficile lavorazione meccanica, tant’è che il lavoro è prevalentemente manuale e la vite ancora si coltiva come un tempo, con un particolare tipo di pergola, la “tramontina”, a piede franco perché la fillossera qui non ha mai attecchito al punto da inibire la viticoltura.

Perché il nome San Francesco? “Era il Santo venerato dai monaci del convento qui a Tramonti – mi spiega la d.ssa Bove – che avevano l’usanza di questuare vino, latte ed ortaggi in cambio di benedizioni. Intorno a Tramonti ci sono una quindicina di chiese e, quando i monaci rientravano con i loro oboli, il suono della campana di una, dava il “la” alle altre. Era una grande festa, allora, con il suono che si moltiplicava, gioiosa, per tutta la vallata“. Da allora San Francesco è diventato anche il Santo Patrono dei viticoltori.

Mi accompagna, dunque, a visitare la vigna adiacente alla cantina, quella con l’uva tintore. Lo sguardo si posa su enormi tronchi scultorei, che fanno da scenario a viti secolari, allevate col classico sistema locale a raggiera detto anche “pergola tramontina”, che permette di guadagnare anche lo spazio sottostante per la coltivazione degli ortaggi. In alto, sovrastano i castagneti imponenti e rassicuranti.

Da queste uve Tenuta San Francesco ricava un fine Costa d’Amalfi Tramonti Rosato, in blend con aglianico e piedirosso, e tre rossi: Costa d’Amalfi Tramonti Rosso (aglianico, tintore e piedirosso), che fa acciaio e legno: rosso rubino, frutta di sottobosco, viola, spezie e gusto ricco, pieno di promesse evolutive, tannini ancora giovani; il Costa d’Amalfi Tramonti Rosso 4 Spine Riserva, sempre blend di uve tintore, aglianico e piedirosso, in acciaio e legno: qui le note sono tostate e i tannini addomesticati piacevolmente.

Segue il “È Iss” Tintore di Tramonti Prephilloxera, 100% uva tintore, in acciaio e legno: rosso intenso, naso di macchia mediterranea, ginepro, pepe nero, tannino presente ed avvolgente.
Il Costa d’Amalfi Tramonti Bianco è composto da uve falanghina, biancolella e pepella, matura solo in acciaio: colore paglierino, bouquet floreale bianco e fresco, molto piacevole.
Alta Costa Brut è, invece, lo spumante metodo classico prodotto da uve biancazita e biancatenera, con perlage sottile e polungato, bouquet agrumato, fortemente identitario di questo territorio, assolutamente amabile.
E, infine, il “Per Eva”, falanghina, ginestra e pepella, fermentazione e maturazione in acciaio: colore paglierino, note floreali e di frutta bianca, mineralità e un’ottima freschezza; dedicato alla moglie di Gaetano Bove, non presente in azienda, in quanto impegnato a Montecatini Terme per il ritiro del premio di Slow Wine proprio per il “Per Eva”.



