Armenia: l’arcaica patria del vino, dall’antichità al giorno d’oggi
Cenni storici
Il nome stesso di Armenia evoca l’idea di qualcosa di misterioso, arcaico, biblico, la storia di questo Paese della Transcaucasia è tutta intessuta di leggende ed eventi mitici. La via della seta, Marco Polo, le desertiche montagne, il biblico monte Ararat, da cui scese Noè dopo il diluvio universale, piantando una vite come atto di speranza e rinascita, simbolo della rinnovata alleanza tra Uomo e Dio.
Il cuore spirituale dell’Armenia é il sacro monte Ararat, (5.165 m.) che significa “luogo di Dio” in lingua armena, nonostante oggi esso si trovi in territorio turco. L’Armenia é stata sempre martoriata dai Paesi circostanti ed oggi include circa un 10% dei suoi territori storici.
La civiltà armena é tra le più antiche al mondo ed abita l’altopiano armeno da migliaia di anni. Essi chiamano la loro patria Hayastan, nome che deriva da Hayk, la massima divinità pagana armena. Il termine Armenia fu introdotto per la prima volta dai persiani circa 2600 anni fa. Il nome biblico della nazione é Regno di Ararat o di Urartu, in ebraico. Gli urartei, gli antenati degli armeni di oggi, erano un popolo molto progredito.

Genesis: Armenia, patria del vino
Da vari anni é in corso il dibattito su quale sia la patria del vino. Molti ritengono sia il Caucaso, ovvero l’attuale Georgia, dove sono stati trovati vinaccioli comprovanti antichissime vinificazioni. Anche le zone della Mesopotamia e d’Israele vantano lunghissime tradizioni, così come le terre attorno al Mar Nero. Recenti scoperte archeologiche puntano però verso un altro Paese come più probabile patria del vino: l’Armenia.

Nel 2011 un gruppo di archeologi guidato dall’archeologo armeno Boris Gasparyan scopre nella remota zona montagnosa di Vayotz Dzor la più antica cantina del mondo trovata fin ora, risalente a 6100 anni fa. La cantina era completa di pressa, dove l’uva veniva pigiata con i piedi, e di contenitori separati in terracotta chiamati karasi in armeno destinati alla vinificazione e alla conservazione del vino. I ritrovamenti di raspi e vinaccioli nella grotta comprovano che fu proprio lì che venivano eseguite le prime vinificazioni dell’umanità. Questa straordinaria scoperta suscita un grande interesse a livello internazionale.

Non é ancora del tutto chiaro quali erano le funzioni del sito archeologico della grotta Areni-1, si presuppone che fu usato come tempio e che lì venivano eseguiti dei riti sacri che includevano l’uso del vino. Nella grotta oltre alle giare destinate al vino ne sono state ritrovate altre funebri contenenti resti di giovani donne che presuppongono riti di sacrificio umano.
La prima funzione del vino dell’umanità fu quindi a scopi sacrali, il vino veniva usato in un complesso sistema di riti legati alla morte e alla trasformazione. Ci sarebbe da specificare comunque che l’idea di morte di queste civiltà arcaiche era molto diversa da quella di oggi, non necessariamente percepita come un evento tragico. Forse nella concezione dei nostri predecessori, il vino rappresentava il sangue della terra, che ritualmente si mescolava a quello umano in un atto supremo rivolto al divino… Le origini del vino rimangono avvolte nel mistero e nell’oscurità.
Vino e Cristianità
L’Armenia adottò il Cristianesimo come religione ufficiale nel 301 d. C e divenne in questo modo la prima nazione cristiana al mondo. Il vino aveva ed ha tuttora un ruolo molto importante nelle funzioni ecclesiastiche della chiesa armena, essendo ritenuto il sangue sacro di Cristo, analogamente alle altre chiese cristiane.
La protezione della chiesa fu molto importante per la preservazione della cultura del vino nel corso della turbolenta e drammatica storia del Paese, martoriato da continue guerre e conflitti.
Essendo situata all’incrocio tra Occidente e Oriente, l’Armenia é sempre stata il pomo della discordia, bramato dai potenti imperi confinanti: nel periodo dell’antichità quelli romano, persiano e bizantino, nonché i califfati arabi. Successivamente, nel periodo medievale l’Armenia dovette difendersi dai costanti attacchi dei turchi selgiuchidi e dei tartari mongoli. Nel XVI secolo l’Armenia fu divisa tra l’Impero Ottomano e la Persia. Nel 1828 la parte del Paese che era sotto il dominio persiano fu annessa all’Impero Russo.
L’ultimo evento tragico della storia armena fu il genocidio da parte dei turchi, avvenuto tra il 1915 e il 1918 negato tuttora dallo Stato turco, uno degli atti più barbarici e disumani del XX secolo in cui furono deportati e assassinati oltre un milione e mezzo di armeni nel tentativo di eliminare sistematicamente la nazione.
Nonostante tutte le turbolenze e le difficoltà, la cultura del vino fu sempre conservata in Armenia ed il vino continuò a far parte della vita quotidiana del popolo armeno, simbolo della loro identità cristiana.
Storia recente del vino armeno
Come dicono i francesi “il vino fu inventato dagli armeni, trasformato in business dai greci e in arte dai francesi”. Anche il prodotto più celebre della viticoltura armena fu di ispirazione e modello francese: il brandy armeno, ispirato al Cognac. Pur essendo legato all’uva di partenza in una maniera molto diversa rispetto al vino, possiamo considerarlo pur sempre un prodotto che origina da questa varietà.
Nella storia recente del vino armeno la maggior parte delle uve venivano infatti destinate alla produzione del brandy, che si affermò come il prodotto-simbolo del Paese. Si produceva anche vino, ma l’attenzione fu spostata sul brandy come prodotto principale. La storia del brandy armeno comincia nel 1887 quando il noto commerciante Nerses Tairov fonda la prima azienda di produzione di vino e brandy in Armenia.
Il brandy armeno, considerato tra i migliori al mondo, viene preparato con acqua di sorgente e la più raffinata selezione di uve della piana dell’Ararat. Durante la conferenza di Yalta, Joseph Stalin offrì brandy armeno a Winston Churchill che ne fu talmente colpito da richiedere che gliene fossero spedite diverse casse ogni anno.
Nacque così una leggenda.

Il periodo comunista
Nel periodo comunista (1922-1991) l’Armenia, secondo i piani centristi di Mosca doveva svilupparsi come “Paese del brandy” mentre alla vicina Georgia fu assegnato il ruolo di “Paese del vino”. La produzione del vino fu quindi ridimensionata e il Paese divenne un grosso produttore di brandy apprezzati in tutto il mondo ex-sovietico. Marchi di brandy come “Ararat” e “Noy” ( Noeh) diventarono emblematici.
Il vino armeno oggi
Il vino armeno oggi sta vivendo un periodo di rinascita e rilancio. Un ruolo importante nella viticoltura armena ha avuto la diaspora che secondo le statistiche è di oltre 9 milioni- un numero significativo rispetto ai 3,5 milioni di armeni che abitano in patria.
Molte delle aziende vinicole di riferimento oggi sono fondate da armeni emigrati all’estero che sono ritornati per investire le loro risorse, economiche e intellettuali, nella amata patria come per esempio Tieras de Armenia dell’imprenditore argentino di origine armena Eduardo Erkenian, Van Ardì, fondata dall’imprenditore californiano-armeno Varuzhan Muradyan, Zorah, fondata da Zorik Gharibayan, imprenditore armeno nel settore della moda maschile trapiantato a Milano, ecc, gli esempi sono tanti.
É ancora molto difficile parlare di uno stile e di una faccia univoca del vino armeno. Il ruolo dei consulenti europei, francesi e italiani, specialmente nelle grosse aziende è ancora incisivo, non necessariamente nella direzione giusta. Si fa ancora di frequente un uso eccessivo di biotecnologie, legno e filtrazioni, parlando delle grosse aziende. Non sempre è facile riconoscere il terroir e le caratteristiche dei vitigni, per quanto essi siano di indubbia grandezza.
Ci sono ovviamente anche aziende artigianali di dimensioni medio-piccole volte alla produzione di vini di qualità e di carattere. Tra quelle due nomi da menzionare: Zorah e Trinity Canyon Vineyards, entrambe situate nella zona di Vayotz Dzor, la più importante per la viticoltura armena.
Zorah è stata la prima azienda in Armenia ad aver reintrodotto l’uso delle karasi, riscoprendo le antiche tradizioni vinicole locali con un occhio di riguardo alle tecniche moderne.
Trinity Canyon Vineyards é un progetto nuovo di tre soci, che hanno scelto a loro volta la strada del biologico e della valorizzazione della unicità del loro territorio e del loro vitigno- l’areni. Seguendo l’esempio di Zorah, anche Trinity si sta orientando verso l’uso delle karasi e la riscoperta delle antiche tradizioni.

Un terroir eccezionale: Vayotz Dzor
L’Armenia é un Paese montuoso situato nel Caucaso meridionale, tra Europa e Asia, la maggior parte del territorio rimane sopra i 1000 metri. Il clima secco e arido con giornate molto calde e notti fresche risulta particolarmente adatto per la coltivazione della vite. Il cuore della viticoltura armena è la regione di Vayotz Dzor nella zona sud del Paese, dove una gran parte dei vigneti vengono coltivati a 1200-1400 metri di altezza. L’altitudine conferisce alle uve un’ inconfondibile eleganza e finezza, i terreni vulcanici e rocciosi- un profilo snello, verticale e minerale.
La regione di Vayotz Dzor può essere considerata indubbiamente tra i grandi terroir mondiali.
Antichi vitigni e mancanza di fillossera
Un’altra caratteristica interessantissima della regione di Vayotz Dzor è la mancanza di fillossera.
I terreni vulcanici, la altitudine e la posizione remota e isolata del Paese fanno dell’Armenia uno dei pochi luoghi al mondo rimasti intaccati dal flagello della fillossera. Tutt’oggi l’intero parco vigneti della regione rimane composto da viti franche di piede. Ciò significa che l’Armenia é uno dei pochissimi luoghi al mondo in cui veramente si può parlare di antichi vitigni autoctoni, rimasti così come erano millenni fa, preservando le loro caratteristiche originali. Nei vini armeni si assapora qualcosa di ancestrale, mistico e remoto, difficile da decifrare, ma anche difficile da dimenticare…
Il vitigno principe della viticoltura armena é l’areni, uva a bacca rossa autoctona della regione di Vayotz Dzor, considerata tra le più pregiate del Paese.

Uve autoctone, un grande patrimonio
L’Armenia vanta un ampio patrimonio di antichi vitigni autoctoni. Come racconta la Bibbia, quelle furono le sacre terre di Noè, il primo vignaiolo dell’umanità. Molti di questi antichi vitigni sono andati persi nel corso dei secoli, rimane comunque tutt’oggi un patrimonio considerevole di uve autoctone, tra i più importanti possiamo citare per i rossi l’Areni, vitigno principe armeno, Karmrahyut, Kakhet ecc e per i bianchi Voskehat (considerato il più pregiato), Kangoun ecc.
Scoprire il vino armeno, antico e moderno è un emozionante viaggio nel tempo e nello spazio.
E sono convinta che forte della sua storia e di tradizioni millenarie, eccezionale terroir e vitigni autoctoni, l’Armenia saprà ancora far parlare di sé, oggi come ieri.
== Si ringraziano per i materiali la DFA ( Development Foundation of Armenia) e l’archeologo Boris Gasparyan ==



