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Sorsi di birra

Lammsbräu Glutenfrei


Stile
Titolo alcolometrico
Birrificio
Formato
Prezzo

Pils
4.7%
lammsbräu
0.33 cl
A (fino a 5 euro)

Lammsbrau senza glutineDevo doverosamente iniziare questa scheda con le mie più sentite scuse al pubblico di lettori di Lavinium e al suo direttore Roberto Giuliani per la mia assenza ingiustificata di questi ultimi tempi. Gli impegni lavorativi mi hanno forzatamente tenuto lontano dalla tastiera, a dir il vero, più mentalmente che fisicamente. Spero ad ogni modo di recuperare nelle prossime settimane offrendo una maggiore costanza negli aggiornamenti di questa appassionante rubrica.
Perché ripartire da una birra senza glutine? In realtà la storia è piuttosto lunga e non voglio stare qui a tediarvi. Ci tengo, però, a chiarire subito che non ho scoperto all’improvviso di essere celiaco. Semplicemente in quest’ultimo anno e mezzo ho preso a frequentare con una certa assiduità supermercati e negozi bio dove questa tipologia di birre è quasi onnipresente (per la cronaca non solo nella versione senza glutine, qui recensita, ma anche senza alcol). Spesso sento persone trattare con una certa superficialità la questione delle intolleranze alimentari o di altre ben più gravi questioni legate ai disturbi alimentari come è il caso di quella vera e propria malattia quale è, ormai, considerata a tutti gli effetti la celiachia. Oppure, come nel caso delle intolleranze, che siano il frutto di “eccesso di benessere” dei nostri tempi.
La solita vecchia storia che tanti anni fa certe cose “non esistevano”… Appunto! Non si conoscevano, o si aveva una conoscenza decisamente limitata, la diffusione di certi fenomeni era assai rara e circoscritta, non c’era consapevolezza ma tutto questo non rappresenta di certo un buon motivo per trattare l’argomento con distratta sufficienza. Quante volte sarà capitato anche a voi di dover sopportare di ascoltare simili banali stupidaggini? Io oltre a non essere celiaco non soffro neanche di particolari specifiche intolleranze. Mi definisco onnivoro perché mangio veramente di tutto. Eppure per curiosità ho voluto in questi anni sperimentare ed analizzare in prima persona il mio rapporto con il cibo.
Per sei mesi mi sono sottoposto ad una stretta dieta vegana (sì vegana, niente uova e derivati del latte, e successivamente, per accontentare un mio caro amico osteopata-naturopata, ho deciso di seguire per alcuni mesi una dieta “dissociata” per testare le reazioni del mio corpo alle diverse classi (categorie, gruppi, chiamatele come volete) e singoli alimenti. Alla fine non ho scoperto nulla di allarmante, nessuna intolleranza, ripeto, ma ho raggiunto una maggiore consapevolezza di quei cibi che il mio fisico sopporta meglio e quelli che sopporta meno. Un risultato non irrilevante, anzi.
Adesso che ho ripreso a mangiare di tutto riesco a bilanciare ed organizzare, sicuramente, meglio la mia dieta giornaliera. Non ho guarito nessuna intolleranza ma vi posso garantire che, almeno nel mio caso, sono riuscito se non altro a curare lo stress mitigandone, attraverso un’alimentazione più sana e bilanciata, gli effetti sul mio corpo. Inoltre ho potuto constatare una volta di più, non che non fossi già pienamente convinto della cosa, quanto sia importante oltre alla tipologia di alimenti anche la qualità degli stessi in termini di attenzione alla loro produzione. Non sempre gli alimenti bio sono più “buoni” di quelli ottenuti convenzionalmente, sia ben chiaro, ma ho potuto verificare che molto spesso le differenze si notano, eccome, in termini di digeribilità e leggerezza, senza poi sottovalutare gli effetti di lungo periodo che non è di certo possibile, per la loro stessa natura, quantificare o cogliere nella quotidianità.
Chiedo scusa se mi sono dilungato fin troppo ma pensavo fosse necessario quanto meno una breve spiegazione sul perché di questa scelta per la mia recensione. Veniamo, dunque, al bicchiere.
La birra una volta versata nel bicchiere forma un cappello di schiuma di buona consistenza e compattezza anche se di dimensioni contenute. Il colore è un giallo paglierino, acceso, dai riflessi vivi e luminosi. I profumi sono decisi di malto e luppolo, anche se non particolarmente intensi ma più delicati. Al palato il gusto è molto ben equilibrato con una lieve punta d’amaro nel finale, necessaria quanto piacevole nella riuscita della beva. Insomma in tutto e per tutto come una qualsiasi altra pils in commercio. Il prezzo di 2 euro e 50 centesimi non la rende particolarmente economica ma sicuramente più che accessibile a tutte le tasche. Tre chiocciole piene che mi sono sentito di assegnare nonostante la mia scarsa conoscenza e, quindi, l’impossibilità di confronto con altre birre senza glutine. Lacuna che spero di colmare nel prossimo futuro visto la presenza di numerose referenze in commercio con la stessa prerogativa e simili caratteristiche. Nel frattempo approfittate del caldo ancora, saldamente, presente sulla nostra penisola per godervi la freschezza dissetante di questa ottima pils.
Voto: @@@

 

Fabio Cimmino

Napoletano, classe 1970, tutt'oggi residente a Napoli. Laureato in economia, da sempre collabora nell'azienda tessile di famiglia. Dal 2000 comincia a girovagare, senza sosta, per le cantine della sua Campania Felix. Diplomato sommelier ha iniziato una interminabile serie di degustazioni che lo hanno portato dapprima ad approfondire il panorama enologico nazionale quindi quello straniero. Ha partecipato alle più significative manifestazioni nazionali di settore iniziando, contemporaneamente, le sue prime collaborazioni su varie testate web. Ha esordito con alcuni reportage pubblicati da Winereport (Franco Ziliani). Ha curato la rubrica Visioni da Sud su Acquabuona.it e, ancora oggi, pubblica su LaVinium. Ha collaborato, per un periodo, al wineblog di Luciano Pignataro, con il quale ha preso parte per 2 anni alle degustazioni per la Guida ai Vini Buoni d'Italia del Touring. Nel frattempo è diventato giornalista pubblicista.

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