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Duchesse de Bourgogne è la classica rossa ale-fiamminga (delle fiandre occidentali) di impostazione e gusto decisamente tradizionale, tanto spiazzante quanto poco incline al mercato. Bando agli eufemismi se non siete persone estremamente curiose e vogliose di sperimentare “sensazioni nuove” non vi consiglio di comprare questa birra dall’impronta e dal gusto, volutamente e dichiaratamente, “acetici”. Il richiamo alla Borgogna non è del tutto casuale dal momento che la Duchesse subisce un lungo invecchiamento in barrique. Si tratta, infatti, di un blend di diverse ale maturate da un minimo di 8 fino a 18 mesi in piccole botti di rovere. Per chi ama carattere e personalità sono, invece, sicuro che la troverà entusiasmante. Un rosso scuro tendente al ruggine, denso e profondo, con una schiuma sottile e cremosa che ne disegnano i contorni visivi. Al naso si percepisce subito, decisa e pungente, l’impronta acetica e in parte selvaggia conferita da lieviti e batteri di fermentazione. L’impatto iniziale risulta comunque, sfumato col trascorrere dei minuti, da una sensazione complessiva decisamente meno aggressiva, direi agro-dolce, grazie ai netti riconoscimenti fruttati di piccole bacche macerate e, quasi “appassite” nell’alcol. Al palato il contrasto è ancora più evidente (nella versione export in bottiglia viene aggiunto del dolcificante per renderla più “accessibile”), ripropone una certa dolcezza accentuata dalle note cioccolatose del rovere e del malto impiegato. Il luppolo utilizzato conferisce un’ulteriore nota gradevolmente speziata più che amara. In chiusura ritorna, però, l’acidità forte ed acre percepita all’olfatto portando ad un finale, lungo, secco, all’insegna di una grande freschezza e piacevolezza. Amore oppure odio. In ogni caso un bel “viaggio”, al confine tra birra e vino, bella complessità ed originalità espressiva, assolutamente da provare. Voto: @@@@
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