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“1613”, un vino con la foglia di fico


Modo di fare il vino alla franzeseHo conosciuto Niccolò Capponi – sì, uno dei discendenti di quello che “voi suonerete le vostre trombe, noi suoneremo le nostre campane” – nel lontano 1978, mentre, davanti a un piatto di fagioli, era intento (ipse dixit) in una meditazione trascendentale sui tarocchi.
Fu una sintonia istintiva e subito divenimmo compari di memorabili bisbocce enoiche.
Poi conobbi sua sorella Tessa e suo fratello Sebastiano, che oggi segue l’avita fattoria di famiglia di →Villa Calcinaia, a Greve, dove si produce ottimo Chianti Classico. Da bravo storico e cultore delle tradizioni familiari, anni fa Niccolò scartabellava tra i volumi della Biblioteca Riccardiana di Firenze, quando si imbatté nel libello fatto stampare nel 1613 da un suo antenato e quasi omonimo, il capitano Niccola Capponi: “Modo di fare il vino alla franzese secondo l’uso de’ migliori paesi di Francia“.
Da lì a far planare sul tavolo di Sebastiano il volumetto, il passo fu breve. E il messaggio chiaro: proviamoci.
“Vai, mancava l’archeoenologia alla serie di attività infruttifere con cui già ci dilettiamo”, fu il primo pensiero del paziente consanguineo. Il quale però non valutò nemmeno un attimo se opporsi, sia perchè convinto che questi progetti fossero, almeno nel lungo termine, utili, sia perchè “gli anni passati a studiare i classici greci e latini mi avevano fatto capire i meriti dello stoicismo“.

Bottiglia 1613La prima parte del lavoro fu dedicata alla selezione dei vitigni necessari per la produzione dell’antico vino, ricerca non difficile perchè, per fortuna, “avevamo preservato nel tempo il nostro genoma aziendale“, prosegue Sebastiano. La Malvasia Bianca proviene da un’area in cui era stato ripropagato il materiale dei vecchi vigneti. Il Mammolo e il Sangiovese provengono invece da terreni non profondi e austeri.
La prima vinificazione (“con una certa apprensione, lo ammetto”) è stata fatta nel 2011, seguendo alla lettera la ricetta di Niccolò Capponi. ll mosto, appena iniziata la fermentazione, è stato tenuto a contatto con le bucce per circa 30 ore per poi essere separato ed aver continuato la fermentazione in un tonneau da 500 litri chiuso da un sasso con sotto una foglie di vite, allo scopo di consentire alla schiuma di uscire e al vino di spurgarsi. La fermentazione è durata circa una decina di giorni con qualche raro batonnage per rimettere in circolo le fecce. Finita le fermentazione il vino è stato travasato ed ha completato l’invecchiamento nel medesimo tonneau ove aveva svolto la fermentazione. I risultati? Sorprendenti, giurano. A cominciare dalla fissazione del colore. E, in bocca, con uno stile antico nel quale Sebastiano ha ritrovato certi gusti perduti. Gli stessi che erano di Paolo Mini quando, nel 1596, descriveva il vino di Niccolò: “Quei vini che il signor Capponi fa alla francese dalle medesime vigne sono più saporiti, più possenti e men coloriti de’ fatti alla fiorentina“.
L’operazione, ripetuta nel 2013, ha generato 333 magnum, riservate unicamente alle occasioni familiari e alle aste benefiche sparse per il mondo, dove di norma il prezzo di aggiudicazione è quello del nome del vino: 1613 unità monetarie del paese che ospita l’incanto (le sedi più recenti sono state Varsavia e Detroit). A questo punto vi chiederete “di che sappia” questo vino.
Beh, non lo so neppure io perchè la bottiglia che ho ricevuto in prova è ancora integra. Ma la storia in sé era già talmente bella che poteva essere raccontata anche da sola. La magnum in mio possesso sarà invece messa all’asta a sua volta, sempre per beneficenza. in una futura occasione. Oppure, se sottoscriveranno una quota benefica, condivisa coi compari dell’IGP. Così sarà una degustazione collettiva di cui dar conto.

Conti Capponi -Villa Calcinaia
Via Citille 84, Greve in Chianti (Firenze)
Tel. 055 853715
www.villacalcinaia.com

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Stefano Tesi

Giornalista cresciuto con Montanelli al giornale, si occupa da sempre di agricoltura, agroalimentare enogastronomia e viaggi. Ha lavorato tra gli altri per Cucina Italiana, Meridiani del gusto, Viaggi & Sapori, Bell’Italia. Collabora per Civiltà del Bere, Dove, Corriere Vinicolo, Guida Ristoranti dell’Espresso, oltre a curare la sua blog-zine Alta fedeltà. È assaggiatore professionista di olio extravergine. Fa parte del gruppo Garantito Igp.

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