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E’ un giovedì piovoso, manca poco a Pasqua. Ricevo una telefonata: è Giulia Marruccelli e mi dice che alla Distilleria dei fratelli Novello ci sono i carabinieri che stanno… No, aspettate: mi son sbagliato. Dicevo, alla Distilleria dei fratelli Brunello di Montegalda, nel vicentino, ci sarebbe stata la presentazione di un romanzo giallo e di una grappa. La cosa si fa interessante! Arriva l’atteso giorno. Pioviggina, e la terra seminata si gode l’ennesima (in questi giorni) e tanto agognata pioggia. Abbandono prima possibile la tangenziale, per infilarmi in stradine tortuose e strette: ma è sabato mattina, il cielo è coperto e quasi nessuno si muove da casa nei piccoli paesi. Lentamente ci raggruppiamo sotto il portico della distilleria, in attesa che gli ultimi arrivino. Siamo da tutt’Italia: non sono rappresentate forse soltanto un paio di regioni. D’obbligo è una visita alla Distilleria, che è, fra le artigianali, la più antica d’Italia. La storia della famiglia Brunello inizia nel 1840 e dopo essere passata per storie di uomini e di donne – imprenditrici, forti, impegnate attivamente nel paese, come Maria Marzari – ecco arrivare la quarta generazione, con i fratelli Giovanni e Paolo, e il cugino Stefano: la quinta è in preparazione!
Stiamo fra le caldaiette in rame a ciclo discontinuo, a vapore diretto a bassa pressione e temperatura, così da non rovinare tutte le sostanze termolabili presenti nella vinaccia, che arriva in sacconi chiusi e controllati così da evitare contaminazioni e deterioramenti. Il Mastro distillatore ci introduce a questo mondo affascinante e preciso, nella sua artistica esperienza. Conoscevo alcuni aspetti della distillazione, ma vedere di persona e seguire il percorso che fanno quegli “spiriti” dal vivo, sentendo il profumo della vinaccia, è un’altra cosa! Entriamo nel Palazzone di famiglia poi, dove Caterina Lasagna, campionessa AIBES, sta preparando il “Mosquito“, un Mojito alla veneta, con menta, lime e zucchero di canna, 2 cl di grappa di Moscato e qualcuno in più di acqua frizzante (potrei sbagliare le dosi eh, le trascrivo a occhio!). Fresco, invitante e molto profumato. Una maniera veramente bella e facile per presentare un distillato che troppo spesso si ritiene impegnativo. E, perché no, per usare un prodotto di qualità piuttosto che un distillato commerciale… di dubbia fattura! Probabilmente, in questo modo, oltre che dei benefici “economici” (al prodotto italiano, di qualità) si riesce anche a veicolare una certa cultura del bere, o quantomeno ad iniziare il percorso verso di essa. Fra i vari saluti delle Istituzioni, infatti, ho apprezzato l’intervento del Questore di Vicenza, che ha spronato, chiesto a tutti i presenti che fossero soggetti attivi per diminuire il consumo scorretto di alcolici. Non reprimendo, come le forze di polizia, ma educando.
Avere cultura del bere, oltre ad evitare ubriachezze facili, porta anche alla capacità di limitarsi quando si deve guidare. Il Proibizionismo, la storia lo insegna, non funziona. Ma il Questore non è a Montegalda solo per questo. Come accennavo, infatti, la giornata ruotava attorno al libro “La testa e la coda“, dello scrittore piemontese Enrico Pandiani. Un libro con una genesi strana, che, genialmente, ci è stata rappresentata dallo stesso autore. Arriva, infatti, in sala, con le luci basse e posa sul tavolo la macchina da scrivere. La apre, infila un foglio ma subito lo sfila e si siede su una sedia vicina. Preso il bicchiere di un Boston, taglia a pezzi il foglio, aggiunge delle lettere, dei soldi, un po’ di sangue: insomma, tutti gli elementi per un buon giallo. Manca la grappa però, perché è lei il motivo per cui questo libro nasce. La solita operazione di marketing sarebbe riuscita a comunicare efficacemente certi valori? “La testa e la coda – dice Pandiani – è nato sul presupposto, insolito per un romanzo, di servire non soltanto come intrattenimento per gli eventuali lettori, ma di promuovere e far conoscere un’azienda artigiana con una storia centenaria sulle spalle. Assistendo al procedimento con il quale si distilla artigianalmente la grappa mi è stato raccontato che, a un certo punto della lavorazione, si devono separare la testa e la coda, per ottenere il cuore, vale a dire la parte pregiata del prodotto (è semplicemente un fatto fisico, legato alla temperatura a cui l’etanolo evapora, intorno ai 74 °C, e questo implica la presenza di composte e sostanze gradevoli nel cuore, e sgradevoli nella testa e nella coda, eliminate e smaltite, ndr). La testa e la coda mi è sembrato subito un bel titolo per un romanzo poliziesco che doveva svolgersi nelle terre della grappa per antonomasia. […] A un certo punto, l’ispettore Bosdaves si troverà a dover separare la testa e la coda vale a dire gli indizi che non c’entrano con il delitto, per poter arrivare al cuore scovando in questo modo l’assassino.”
Nel corso delle indagini per scoprire chi ha ucciso un noto avvocato vicentino, donna conosciuta e temuta, si troveranno ad indagare attorno alla distilleria dei fratelli “Novello”, a “Montemoro”, dovendosi far spiegare la minuziosa procedura controllata da pubblici ufficiali, per produrre il famoso spirito. Sbircio qualcosa del libro, ne leggiamo qualche passaggio assieme, ne sentiamo la genesi, i momenti di difficoltà per superare i famosi blocchi: mi cresce una grande curiosità. Usciamo, e vediamo già in preparazione “Cuore italiano“, cocktail che Caterina Lasagna ha creato ad hoc, pensando proprio alla grappa. Grappa, Marsala Terre Arse Florio, succo d’arancia e un tocco di Amaretto di Saronno: una shakerata e una grattata di scorza d’arancia a decorare, assieme alla polvere d’oro alimentare. Un cocktail tutto italiano, più impegnativo, mi verrebbe da dire di corpo, spesso, rispetto al precedente, più rinfrescante: un ideale aperitivo! E il pranzo – come nel libro accade a Bosdaves – è da Culatta, storica trattoria che si trova a pochissimi metri dal cancello. È la patria del Baccalà, e sarà lui il filo conduttore del pranzo, eccellente davvero, e veramente tipico: una boccata d’aria intensamente profumata di cultura locale! L’accompagnamento è con del Durello locale, e la chiusura, subito prima del dolce, non può essere che con una grappa.
Una grappa di Brunello dei Brunello! Ovvero una grappa di vinacce di Brunello di Montalcino (Borgo Scopeto e Tenuta Caparzo) distillata nel 2009 dai Fratelli Brunello. È una grappa bianca, e appena si versano i primi calici, subito tutti ci voltiamo a vedere da dove arriva: profumo intenso, veicolato dai 42 gradi alcolici, ampio, intenso di frutta rossa di bosco e di frutta secca, mentre in bocca si rivela forte ma assolutamente garbata, secca e intensa, con richiami di frutta secca e un finale balsamico di liquirizia molto particolare. Purtroppo la giornata non ci permette di fare un salto al castello, ma passiamo per il Municipio, all’interno di una splendida Villa. Conosciamo un po’ il Fogazzaro, poeta, scrittore, uomo di cultura che visse a cavallo tra Ottocento e Novecento, tra Vicenza, Montegalda e la Valsolda. Me ne torno, e mentre guido in tutto questo verde che copre i campi, e il blu intenso delle montagne laggiù sotto il cielo coperto, penso a questi luoghi dove si svolge il romanzo: Padova, Vicenza, Montegalda (diventata Montemoro), e tutto quel territorio che così tanto mi appartiene. Al Fogazzaro, a questa cultura diffusa, all’identità, al genio del luogo, di questi territori di pianura interrotti così, sgarbatamente da colline boscose, attraversati da acque che nascono sui monti o dalle risorgive di alta pianura. Chissà cosa avranno pensato di queste terre, questi scrittori passati e contemporanei. Quasi mi piace, Bosdaves, e quasi spero che Pandiani lo continui, questo personaggio. Intanto a me manca poco a capire chi sia il colpevole. E voi, quando lo andate a comprare, questo libro, magari sorseggiando un po’ di grappa dei Fratelli Nov… ehm, pardon… Brunello?
La Testa e la Coda di Enrico Pandiani Per richiedere una copia del libro rivolgersi direttamente alla Distilleria Brunello
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