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Amarone 2008: la ricerca di tempo e di spazio

Anteprima Amarone 2008Pausa studio. Leggo un po’ di novità: le prime impressioni sull’Anteprima Amarone 2008, e poi ecco intrufolarsi in mezzo pure quella sul Taurasi stessa annata, di pochi giorni prima.
Leggo di zonazioni viticole, studi pedologici, aziende assegnate ad un certo tipo di terreno così da capire quanto la differenza del suolo in cui piantano le radici le vigne ha influenza sul vino.
Ah, le vigne di cui parlo sono quelle di Aglianico. No, non la Corvina, il Corvinone, la Rondinella dell’Amarone, ma l’Aglianico del Taurasi.
Già perché all’Anteprima si è parlato ben più di mercati e tendenze, che non di zonazione. Infatti dopo l’intervento del Presidente Pedron che snocciola numeri e cifre – impressionanti, nell’aumento di bottiglie, fatturato, prezzi, anche se in fondo sono cose note – e il professor Pomarici dell’Università Federico II che illustra le modalità con cui verrà condotta una ricerca di mercato – no, non ha presentato i risultati, ha spiegato come e dove si raccoglieranno i dati per capire il futuro, anzi, per fare un’ipotesi comunque molto precaria, ammette lui stesso – Daniele Accordini ha ben poco tempo per soffermarsi sulla tessitura dei suoli di Negrar, o sull’origine di quella di Fumane.
Eppure, visto che si parla tanto del fatto che l’Amarone non è solo un vino di tecnica (l’appassimento, ormai scopiazzato da molti nel mondo, vista l’efficacia dell’aggiunta in etichetta di due paroline tipo “Amarone-style”), la zonazione dovrebbe essere un grande aiuto!
Ma basta sapere la quantità di argilla dei suoli della vallata di Marano, per sapere se i vini usciranno più freschi, balsamici, sapidi e snelli? Vista l’eterogeneità del metodo con cui si conduce la vigna, la base ampelografica così larga, le molteplici pratiche di cantina, quanto deve essere forte l’interazione pianta-suolo, quanto vitali i suoli per trasmettere integra nella bottiglia la sua essenza?
Quanto ha fatto bene quella crescita così rapida e forse incontrollata dell’Amarone, o meglio della sua diffusione sia in termini di vigneto – a scapito di boschi o altre colture che spesso avevano una logica molto intelligente – che in termini di vino – a scapito qui del più umile Valpolicella, bistrattato pure dagli spesso scadenti Ripasso?

Profilo RavazzoI viticoltori e i produttori hanno fatto bene ad investire sull’Amarone, in tutti i passaggi in cui quest’investimento è stato fatto. Il ritorno di reddito è molto alto, e forse sono fra i pochi in agricoltura a passarsela così bene. Però ho sempre più la convinzione che non possa andare avanti sempre in questo modo, e fare una riflessione davvero lungimirante sul vigneto Valpolicella, e le cantine che vi sorgono dentro (fruttai annessi) sia sempre più importante. Una riflessione che riguarda anche l’Anteprima. Bello il ritorno al Palazzo della Gran Guardia (anche se i produttori erano un po’ al freddo) e buona, anche se un po’ tardiva, la strada imboccata di un rafforzamento del legame con il territorio, con il genius loci.
L’Amarone è un vino alla ricerca del tempo: ha spintonato molto per essere alla pari di altri grandi rossi italiani, il cui tratto comune sembra più che altro la capacità di evolvere nel tempo. E quindi come riuscire a giudicare assieme vini usciti da alcuni mesi, vini imbottigliati e prossimi ad uscire, vini in botte che saranno imbottigliati a breve e altri ancora in botte che finiranno in bottiglia anche tra un anno e mezzo? Perché non obbligare tutti ad entrare in commercio non prima dell’Anteprima? Come accade per il Novello. Non ad imbottigliare: ma ad entrare in commercio. Così l’Anteprima potrebbe riacquistare un senso di “anteprima”, ovvero di presentazione dell’annata. E chi non è pronto? Niente degustazione di campione da botte, ma possibilità di essere presenti con un proprio banco, con l’ultima annata in commercio.
In sintesi quindi solo vini in commercio, o in procinto di esservi immessi. Assaggiabili nella classica maniera per i vini dell’annata presentata; ai banchi per gli altri, dando la possibilità di presenziare in maniera dignitosa anche per chi voglia dare tempi più lunghi. Gli assaggi di botte sono utilissimi, didatticamente, ma molto difficili: penso a chi non batte la zona frequentemente, a chi non ha uno “storico” di quella zona. Gambelli era Gambelli quando aveva a che fare con il Sangiovese: credo la sua umiltà gli avrebbe impedito di sbilanciarsi troppo in zone che non conosceva così intimamente.

Degustazione del CalcaroleLa ricerca dello spazio, più che per l’Amarone – che appunto se l’è fatto – è per gli amanti, o i desiderosi di capire questo vino, ed è lo spazio occupato dalle aziende che mancavano. Sessantacinque vini (poco meno le aziende) sono forse anche troppe, ma pensando a quanti assenti, e soprattutto all’importanza di alcuni di loro, sembra di aver avuto una visione parziale della denominazione. Chi può arrangiarsi nel promuoversi s’arrangia (vedi le Famiglie dell’Amarone d’Arte), chi non può invece accetta anche manifestazioni in cui non crede.
Tornando al vino, la grande variabilità dei suoli all’interno delle singole valli fa pensare ad un’interazione complessa delle piante con l’ambiente. È, quindi, riduttivo parlare di differenze di suoli: ventilazioni, esposizioni interagiscono con la pianta, e creano tratti distintivi tra le differenti valli. Proverò a raccontare i più significativi, non volendo esaurire l’argomento, che appunto sarebbe molto vasto. Inizio da est, lasciandomi alle spalle Soave, e puntando ai piedi della Lessinia.
Mezzane, Illasi e Cazzano. Amarone lieve, più fresco sui profumi di frutta e spezie.
Roccolo Grassi, Mezzane di Sotto.
Profondo e scuro nel calice. Attacco di cuoio, terroso, erbe aromatiche e un filo di frutta rossa matura e succosa. Un po’ polveroso al naso – forse sta cominciando ad integrare compiutamente il legno, visto che è in bottiglia ma non in commercio. In bocca è snello, e un po’ corto. Ma comunque molto composto, e presente con un buon calore. Aspettate ancora fino all’autunno.
Corte Sant’Alda, Mezzane di Sotto.
Rubino molto intenso, con unghia violacea. Impatto dolce, di frutta matura e vaniglia, lasciando per un attimo emergere un ricordo di rosa. In bocca è molto caldo, forse troppo: spero riesca ad integrare bene l’alcol. È asciutto, composto, elegante. Rimane però un po’ polveroso, con un ricordo di fieno secco, che poi svanisce lasciando spazio ad un balsamico stupendo, di anice, liquirizia, menta. Compratelo subito e pazientate che l’alcol si integri meglio.
Valpantena. Vini con acidità sostenute, struttura esile e minore tannicità; floreale e balsamico.
Cantina Sociale della Valpantena, Quinto. Amarone Torre del Falasco.
Scuro nel calice, con unghia granata. I profumi tostati ti colpiscono subito, e poi piano riconosci note dolci, frutta cotta e vaniglia. Arancia, chiodi di garofano, spezie orientali. È in primo piano l’alcol, evidente anche in bocca, dove predomina la morbidezza che la forza o la consistenza. Disponibile tra qualche mese.

Appassimento corvina per il Recioto dell'azienda AntoliniNegrar. Fascino e opulenza. Vini più caldi (16% in media l’alcol) con più glicerina, malolattiche non completate, ma tannini maturi e non aggressivi, maggiore corpo.
Guerrieri Rizzardi, Bardolino. Amarone Calcarole.
Non ho sbagliato: il Calcarole è un cru che si trova a Negrar, portato in dote dai conti Rizzardi.
Il colore è rubino intenso, cupo, con unghia violacea. I profumi sono subito balsamici, arancia candita, menta, anice, cardamomo e una dolcezza di frutta matura. In bocca l’acidità è come avvolta dalle altre componenti, manifestando una certa timidezza, mentre esuberante è l’alcol. La trama è vellutata e consistente. Rimane un bel finale di frutta, fichi secchi e timo. Lo trovate tra un anno
.
Marano. Amarone più fresco, balsamico, sapido, snello e fine.
Corte Archi, Marano di Valpolicella. Amarone Classico Gli archi.
Rubino intenso, cupo. Erbe aromatiche, ricordi mediterranei di origano e maggiorana. Evidente l’alcol, in bocca è morbido, fresco, i tannini maturi, con una nota dolce di pane e vaniglia e un persistente finale speziato. I rimandi sono di frutto, spezie, rimanendo molto piacevoli, senza lasciar emergere legnosità fastidiose o svanire in un fiato alcolico. Disponibile tra un mese sul mercato.
Ca’ la Bionda, Fumane. Marano di Valpolicella. Amarone Classico Vigneti di Ravazzol.
Rubino molto denso. Profondo e balsamico nei profumi, in bocca si comporta molto bene, con acidità e alcol integrati, zuccheri bassi, anche se si avverte una certa morbidezza, e il tannino vivo e non completamente domato. Vibrante, quindi, e intrigante. Chiude su note scure di erbe aromatiche, legno, radici. Il rapporto con l’ossigeno si avverte gestito molto bene. Disponibile in primavera.
San Pietro in Cariano e Sant’Ambrogio. Amarone tannico e austero; erbe aromatiche e spezie.
Rubinelli Vajol, San Pietro in Cariano. Amarone classico Rubinelli Vajol.
Colore cupo e intenso. Impatto di lamponi e ribes, macerati in un alcol che si avverte. In bocca è sanguigno: si comporta bene, con una discreta morbidezza e un’alcolicità che infastidisce meno che al naso. La chiusura è su note affumicate, di legno e balsamico. Disponibile anche questo a breve.
Fumane, nella valle a cui i precedenti fanno da guardia. Qui nascono probabilmente i più longevi, tannici, corposi, ma anche con acidità importanti: segreto per durare nel tempo.
Accordini Stefano, Fumane. Amarone Classico Acinatico.
Colore molto scuro. Lampone, frutta di sottobosco, leggera affumicatura. In bocca è misurato, ben fatto: appare una nota quasi ferrosa; tannino vellutato e acidità ben presente. Il frutto sul finale si condisce di spezie, anche se l’alcol disturba un po’. Lo potete già trovare in commercio.
Me ne torno pensieroso in stazione. Questi vini, già così pronti e godibili a volte.
Questo tempo implacabile, o forse questo mercato implacabile che toglie tempo. C’è tanto bisogno di bravi vignaioli, e purtroppo uno ci ha lasciato da poco. Gli intitoleranno la sala degustazione nella nuova sede del Consorzio. Meno male che una chiamata mi rallegra il viaggio, e non rimango a rincorrere i pensieri in questo cielo grigio. Tornerò quando sarai in fiore, Valpolicella.

Andrea Fasolo

Aspirante agronomo, laurea in Scienze e tecnologie viticole ed enologiche e poi in Scienze agrarie, innamorato tanto della vite che del frumento, e tanto delle colture quanto della cultura che vi affonda le radici. Lo appassionano tutte le forme di agricoltura a basso impatto e ad alta fertilità, che mettono la terra al centro dell'agricoltura e del mondo che ruota attorno al più antico e nobile dei mestieri.

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