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Anteprima Amarone 2007, un vino che sembra non patire la crisi

La conferenza stampa di presentazione dell'Amarone 2007E’ tradizione consolidata che l’ultimo fine settimana di gennaio viene dedicato all’anteprima ai giornalisti, agli operatori del settore nonché a un selezionato pubblico di consumatori dell’ultima annata in commercio dell’Amarone della Valpolicella, un vino in costante ascesa, considerato anche che a partire dalla vendemmia 2010 si potrà fregiare della denominazione di origine controllata e garantita.
Nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’annata 2007, che per il secondo anno consecutivo si è svolta nel Salone Margherita all’interno del complesso della Fiera di Verona, Luca Sartori, presidente uscente del Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella, ha rivelato con una sorta di euforia mista a preoccupazione i dati relativi all’exploit del 2010, a cominciare dal numero di bottiglie vendute, passate da 9 a quasi 13 milioni, di cui circa l’80% sul mercato estero, percentuale quasi raddoppiata nell’ultimo anno. Ciò ha comportato un incremento di poco meno di 150 ettari vitati nel territorio della Valpolicella, arrivati ora a 6.450 in mano a 2.460 aziende, di cui 1.495 produttrici di Amarone, con ben 28 milioni di chilogrammi di uva che viene lasciata appassire per almeno tre mesi nei 412 fruttai della zona. Cifre che ovviamente hanno fatto lievitare sia il valore dei vigneti sia il loro rendimento, arrivato a toccare quota 15.000 euro all’ettaro, mentre il prezzo medio dell’uva utilizzata per produrre questo “nettare” si è assestato sull’euro e 80 al chilogrammo, in ripresa seppur ancora lontano dalle cifre record di 2,20 euro/kg pagate nei primi anni 2000.
Nel corso della presentazione, si è anche accennato al fatto che l’Amarone abbia acquisito maggiori consensi dal pubblico femminile e giovanile, nuove tendenze del gusto che vengono confermate da Sabrina Tedeschi, responsabile marketing della cantina Tedeschi, che ha sottolineato che “Bisogna sfatare il luogo comune che il Recioto è il vino delle donne e l’Amarone è degli uomini. Ormai la presenza e l’interesse femminile per questo vino è in crescita in molti mercati importanti come gli Stati Uniti o il Nord Europa. Indubbiamente la tecnica di lavorazione degli ultimi anni ha ingentilito il sapore e le caratteristiche di questo vino, anche grazie all’aumento di donne produttrici, più propense a puntare sull’armonia che sulla potenza del vino, a cercare l’eleganza e l’appagamento dei sensi, un vino più rotondo e piacevole, grazie a tannini più morbidi, caratteristiche che gli hanno valso un maggior apprezzamento da parte di un pubblico attento ed esigente come quello femminile”.

Corvina appassita e destinata all'AmaroneL’annata 2007
L’enologo Daniele Accordini l’ha riassunta con un enigmatico “Amaroni da bersi subito ma di lunga conservabilità”. La vendemmia 2007 in Valpolicella è stata la più precoce degli ultimi 70 anni, aspetto che era già scaturito l’anno scorso durante la presentazione in Langa del Barbaresco 2007, a causa di un andamento meteorologico alquanto atipico: stagione invernale molto più calda della media, imitata dalla primavera, situazione che ha portato un anticipo di germogliazione di circa 15 giorni. Estate alquanto siccitosa, in particolare luglio e agosto senza piogge e cielo terso, con problemi di scottatura dell’uva Corvina mentre ha reso al meglio la Rondinella.
Inoltre una violenta grandinata il 29 agosto, a maturazione pressoché ultimata, ha distrutto una circoscritta parte collinare dei vigneti della Valpantena e della zona Classica, con i produttori vittime di questa calamità costretti a rinunciare all’intera produzione di Amarone. La precocità stagionale si è confermata in raccolta, partita a inizio settembre, con uve sane e molto ricche di zuccheri, come nel 2003, ma con maggior equilibrio di acidità ed antociani, paragonabili al 2000, fattori che hanno comportato una riduzione della produzione del 10%.
Il periodo da settembre a fine novembre di appassimento delle uve si è rivelato ottimale, con bassa umidità atmosferica e scarsi attacchi di botrite, con un calo di resa attorno al 35% e una buccia e un frutto integri fino alla pigiatura, anticipata da molti produttori ad inizio dicembre per non eccedere nella gradazione dei vini.
Al termine di fermentazioni durate 3-4 settimane, dove si è potuto estrarre appieno il corredo polifenolico grazie all’integrità dell’uva, e del lungo periodo di affinamento, la gradazione media del vino si è assestata sui 16 gradi, con punte massime addirittura di 17,40° e minime di 14,20°, un residuo zuccherino sui 7 grammi/litro (massimo 11 – minimo 4,60), una bassa acidità totale, attorno ai 6,10 grammi/litro, e un estratto secco medio sui 33,80 grammi/litro (max. 38,30 g/l – min 29,90 g/l), tutti valori propensi verso un vino dotato di maggior morbidezza e piacevolezza rispetto ai più austeri e complessi Amaroni delle annate 2005 e 2006.

I sommelier AIS di VeronaLa degustazione
Al termine della presentazione dell’annata 2007, il folto numero di giornalisti italiani e stranieri ha potuto verificare nel concreto se i dati e le caratteristiche sciorinate da enologi e agronomi trovassero corresponsione nei vini in degustazione. Ben tre le possibilità di degustazione proposte dagli organizzatori, dal classico assaggio al “banco” al cospetto dei produttori alle più anonime degustazioni “alla cieca” oppure avendo come riferimento la lista dei vini presenti, entrambe curate in maniera molto professionale dai sommelier della delegazione AIS di Verona.
Personalmente ho preferito seguire la strada dell’anonimato, anche se purtroppo soltanto al termine di quasi tre ore di assaggi ho appreso che dei 66 campioni di Amarone 2007, i 35 che riportavano la dicitura “prelevato dalla botte” erano stati serviti insieme a quelli già in bottiglia: sicuramente i giudizi sarebbero stati più obiettivi se si fosse fatta una diversa classificazione tra le due tipologie di vino, proponendoli ad esempio in due batterie distinte.
Nel complesso condivido il giudizio di annata “molto buona”, in quasi nessun caso ho riscontrato vini “difettosi” (nonostante la grande fetta di vini dalla botte…), ma nonostante si sia sottolineato in più riprese la “facilità” di quest’annata, mi sono invece trovato di fronte a una netta e diversa interpretazione dell’Amarone: da una parte vini, non necessariamente già in commercio, simili per eleganza, bevibilità, piacevolezza, frutto, buona persistenza in bocca, residuo zuccherino contenuto, improntati pertanto alla ricerca di un veloce equilibrio.
Sul fronte opposto vini con spiccata acidità e tannicità, grande complessità aromatica sia al palato che al naso, bisognosi di un medio-lungo affinamento in botte e/o bottiglia per esprimersi al meglio. Comuni denominatori un tasso alcolico importante, quasi impossibile da evitare di fronte a un’annata particolarmente calda, e scarsi sentori di tostatura e vaniglia, segno di un minore, o migliore, utilizzo di legno nuovo da parte dei produttori.

Bottiglie coperte di Amarone 2007Nel primo caso rispecchiano appieno le caratteristiche di immediatezza e piacevolezza l’Amarone Villa Borghetti e l’Amarone Terre di Cariano, prodotti rispettivamente in 80.000 e 20.000 bottiglie da un’azienda di grandi dimensioni come la Pasqua Vigneti e Cantine e dalla sua azienda di ricerca e studi Cecilia Beretta, che, oltre ai tradizionali vitigni Corvina (in maggioranza), Rondinella e Corvinone, utilizzano anche un 5% di Croatina e altrettanto di Oseleta, uva sempre più spesso impiegata per le sue basse rese, per apportare colore, corpo e tannino (alla pari della Croatina) e per la propensione all’appassimento con bassa sensibilità agli attacchi di Botritys cinerea.
Altro esempio di seduzione vinicola l’Amarone Le Origini, prodotto “di nicchia” di un colosso come l’azienda Bolla, così come la versione Riserva della Tenuta Musella, azienda in conversione biodinamica che ha sede a San Martino Buon Albergo, alle porte di Verona, in una splendida corte rurale del 1500 acquistata dall’azienda nei primi anni ’90, in concomitanza con la trasformazione dei 25 ettari vitati sulle colline Monte del Drago, Perlar e Palazzina da pergola a spalliera.
Completamente opposte le dimensioni e l’artigianalità dell’Azienda Agricola Scriani di Fiumane, 8 ettari di vigneto interamente coltivati a pergola nel cuore della Valpolicella Classica ad una altitudine variabile dai 250 ai 400 metri. Anche in questo caso l’Oseleta completa il quadro aromatico di Corvina, Corvinone e Rondinella, uve pigiate e lasciate fermentare in botti troncoconiche di rovere da 50 ettolitri per oltre un mese senza l’aggiunta di lieviti selezionati. L’Amarone 2007 ha fatto un affinamento di 18 mesi in barrique da 350 litri, e quindi altri 10 mesi in botti di rovere da 26 hl, ed a giorni finirà in bottiglia, dove rimarrà altri 6 mesi prima di venire commercializzato. Netta la sensazione di uva e frutti rossi passiti, eleganza e freschezza, ottima beva, buona persistenza, caratteristiche che ho riscontrato anche nell’Amarone Corte Majoli dei Viticoltori Tezza, di casa in Valpantena, con vigneti tra Poiano e Nesente.
Grappoli di corvina appassita
Artigianalità e tradizione, parole chiave anche per l’Amarone Gli Archi dell’azienda Corte Campagnola, frutto di Corvina veronese, Corvinone e Rondinella lasciate appassire per 120 giorni e di una fermentazione lenta durata un paio di mesi. Un vino dal colore rosso rubino scarico, eleganza che si percepisce già al naso, un tannino quasi vellutato, un equilibrio pressoché raggiunto.
Si torna nel cuore della Valpolicella classica per apprezzare la buona bevibilità e persistenza dell’Amarone Campedel dell’azienda Gamba Gnirega, nato da sei ettari di vigneto disposto a terrazze, e nell’Amarone 2007 della società agricola Benedetti Corte Antica di Sant’Ambrogio di Valpolicella, uno dei cinque comuni storici della zona “Classica”.
Seduzione che si percepisce anche nell’Amarone 2007 dei Vigneti Villabella, azienda di trentennale esperienza di ben 100 ettari, che associa ai vitigni classici gli autoctoni Molinara, Rossignola e Negrara, così come nel campione delle Cantine Cesari e in quello vinificato nella Tenuta Badin dei Poderi Bixio, caratterizzato da un netto frutto dolce, segno inequivocabile di un maggior grado zuccherino residuo.
Sempre in tema di estrema piacevolezza, l’Amarone Vizza Rizzardi di Guerrieri Rizzardi, gli Amarone 2007 di Monteci (anche se sono un po’ eccessive le noti dolciastre regalate dalla tostatura delle barrique) e dell’azienda agricola Cà Rugate, e l’Amarone Proemio di Santi.
Uno dei migliori del lotto “in vendita” è sicuramente l’Amarone Vigneti di Ravazzol dell’Azienda Agricola Cà la Bionda, vinificato nella nuova cantina costruita su diversi livelli a Marano di Valpolicella per sfruttare la naturale pendenza del terreno ed evitare l’uso di sistemi a pompa durante le fasi di produzione per la movimentazione di uva e vino, salvaguardando così integrità e qualità del prodotto. Il vino si presenta al naso ricco di sentori fruttati e floreali, per nulla intaccati dall’affinamento per 36 mesi in grandi botti di rovere nuove da 30 ettolitri, che ha regalato una piacevole morbidezza del vino, tannini levigati e un’ottima persistenza.

Il servizio al tavoloDiametralmente opposti, meno giocati sulla piacevolezza immediata e sulla fresca beva bensì dotati di una maggiore acidità, tannicità e struttura per preservarne tradizione, tipicità e soprattutto longevità, una buona fetta di vini la cui degustazione si rivelava alquanto impegnativa, a tratti enigmatica, complice anche l’attuale affinamento in botte. E’ il caso dell’Amarone 2007 dell’Azienda Agricola F.lli Tedeschi, di cui recentemente ho potuto apprezzare le pregevoli annate 2001 e 1999 della selezione “Capitel Monte Olmi“, dove la consueta eleganza è intaccata da un picco alcolico iniziale e una nota amara finale. Tannino “nebbioleggiante”, calore e struttura in abbondanza anche nell’Amarone Zovo della piccola azienda agricola di Pietro Zanoni e nell’Amarone Campo dei Gigli della Tenuta Sant’Antonio.
Estremamente giovane, con note nette e pulite di frutta matura, caffè e aromi tostati l’Amarone Tenuta Lena di Mezzo dell’azienda agricola Monte del Frà, che nasce da un appezzamento interamente terrazzato di quasi venti ettari nel cuore di Fumane.
Dimostrano invece un maggior equilibrio l’Amarone Vigne Alte della Cantina F.lli Zeni e l’Amarone Acinatico dell’azienda Stefano Accordini. Si conferma tra i vini di maggior tenuta alcolico, potenza, complessità e persistenza l’Amarone 2007 della giovane azienda Roccolo Grassi; non da meno, seppur supportato da maggior acidità e maggiori sentori di uva passita, l’Amarone Cà Bertoldi dell’azienda agricola Fratelli Recchia.
La tradizione regna come sempre sovrana nell’Amarone 2007 dei Viticoltori Tommasi, un vino che, come la selezione Cà Florian, necessita di alcuni anni per smaltire il lungo appassimento delle uve e l’affinamento di circa tre anni in grandi botti di rovere di Slavonia.
Un po’ di scontrosità si coglie anche nell’Amarone 2007 di Bonazzi e Boscaini, piccola azienda di Fiumane, nel cuore della Valpolicella classica, un vino che oltre alle uve autoctone presenta anche una piccola percentuale di Cabernet, che ne obbliga una maggior permanenza in bottiglia e quindi una buona ossigenazione prima di essere assaporato.

Luciano Pavesio

Esordi giornalistici nel lontano 1984 nel mondo sportivo sul giornale locale Corriere di Chieri. La passione per l’enogastronomia prende forma agli inizi degli anni ’90 seguendo la filosofia e le attività di SlowFood. Ha frequentato corsi di degustazione e partecipa a numerosi eventi legati al mondo del vino. Le sue esperienze enoiche sono legate principalmente a Piemonte, Valle d'Aosta, Alto Adige e Friuli. Scrive e collabora a numerose riviste online del settore; è docente di corsi di degustazione vino ed organizzatore di eventi.

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