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Può sembrare una domanda retorica, ma io ho l’impressione che il mondo dell’enogastronomia, dove il cibo e il vino sono visti come qualcosa di sommo, vicino all’arte, dove lo chef in alcuni casi diventa mito, così come certi vini che non sono nati per la buona tavola ma per far parlare di sé, dove si sciupano ogni giorno migliaia di pietanze e di bottiglie per quelli come noi che assaggiano per giudicare, a volte neanche in modo imparziale, cosa c’entra tutto questo con la realtà? Una realtà che vede un Paese in grave difficoltà, con un debito pazzesco e una serie di governi che continuano a promettere cose che non possono mantenere ma riescono a fare breccia sui bisogni della gente, illudendola costantemente. La realtà è quella che vede i poveri sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi. La realtà è quella che controlla l’informazione, non tanto censurandola (che non è più necessario) quanto manipolandola (che funziona molto meglio e dà l’impressione di libertà d’espressione). Una realtà fatta di gente che non vuole rinunciare ai falsi simboli del benessere ed è pronta ad indebitarsi fino all’osso, incentivata nel proprio declino da un’industria scaltra e pronta ad offrirti l’impossibile facendotelo credere possibile, a partire da euro 39 al mese…
Così continuiamo a “divertirci” facendo finta di non essere in Italia, a raccontarci la grandezza del vino X e l’eccellenza del ristorante Y, poco importa se hanno prezzi che vanno bene solo per una sempre più ridotta categoria di persone. In questo momento, certamente non felice, è davvero difficile sentirsi con i piedi per terra quando si ha a che fare con il patinato mondo enogastronomico, ci si sente quasi in colpa o almeno in torto verso quei milioni di persone che finiscono i propri risparmi alla terza settimana del mese. Ma poi ci si rende conto che la propria situazione non è affatto idilliaca, solo che siamo un po’ più distratti, riusciamo a barcamenarci meglio, possiamo ancora permetterci di sentirci in condizioni migliori, ma quanto durerà ancora?
“E ora dovremo prendere misure impopolari“. E’ esattamente quello che Berlusconi prima e Prodi poi, avevano già detto nelle precedenti legislature. Non ci sono soldi né condizioni per poter attuare quanto paventato in campagna elettorale, ma la gente abbocca lo stesso, chi per reale bisogno, chi perché crede che questo modello di vita sia ancora valido. Tutti i politici, nessuno escluso, sanno perfettamente qual è la situazione economica e sociale del Paese, ma in campagna elettorale improvvisamente è tutto possibile, come nelle pubblicità che ogni giorno ci vengono imposte tra un film visto e rivisto e un deprimente reality. Cambiare, lo sappiamo bene, è difficilissimo se lo si vuole, ma impossibile se neanche lo si ipotizza. E questo vale sia per i governanti che per la popolazione tutta. La domanda è: siamo consapevoli o non sappiamo dove ci stia portando questa strada?
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