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Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Volo d’Autunno 2019

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Volo d'Autunno 2019 Marotti CampiDegustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 10/2021


Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: verdicchio
Titolo alcolometrico: 13,5%
Produttore: MAROTTI CAMPI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro


Marotti Campi, solida realtà vitivinicola ubicata in Località S. Amico a Morro d’Alba (AN), sorge su una stupenda collina situata all’interno di una delle vallate marchigiana più belle dell’intera regione. È titolare di 120 ettari di proprietà, di cui 56 coltivati a vigneto, dove l’argilla è protagonista e caratterizza gran parte dei terreni di medio impasto situati a circa 180 metri sul livello del mare.
La Cantina è stata costruita nel 1999 e al timone, oggigiorno, troviamo ancora una volta una splendida famiglia attaccatissima alle tradizioni del luogo: Giovanni, Francesca e il figlio Lorenzo. Morro d’Alba è inoltre uno dei Castelli di Jesi, pare sia stato costruito attorno all’anno 1000 quale avamposto militare famoso per il suo camminamento di ronda detto La Scarpa. L’Appenino funge da cornice per queste dolci colline che risentono della vicinanza del mare Adriatico. Contrada Sant’Amico, già in epoca romana, era considerato un insediamento sulla strada che collega Jesi alla città costiera di Senigallia.
Sono terre fertili e generose, da sempre vocate all’agricoltura, queste le parole dei protagonisti della Cantina: “La nostra è un’Azienda familiare al 100%. Nella metà dell’800 la famiglia Marotti acquistò la proprietà nella contrada Sant’Amico di Morro d’Alba e vi edificò la villa come centro dell’Azienda mezzadrile. Da un estratto del Giornale di Agricoltura del 1886 si legge del primo vigneto di Cesare Marotti da “…8.000 piante poste alla distanza di 1,20 metri per 1 a sistema Gouyot”. All’epoca la coltura principale era il grano assieme ad altri seminativi, ma negli anni e con i passaggi generazionali, assecondando la vocazione di questa terra, si è preso un indirizzo prevalentemente viticolo. Consapevoli che l’ambiente sia un’eredità che ci tramandiamo di generazione in generazione pratichiamo un’agricoltura a basso impatto ambientale, non usiamo acqua per irrigare, limitiamo i trattamenti allo stretto necessario per garantire un equilibrio della pianta e del suolo e scegliamo prodotti a basso dosaggio e a basso impatto.”
Il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Volo d’Autunno 2019, nome stupendo che richiama tra le altre cose la mia stagione preferita, è un vino molto particolare. 100% uve verdicchio allevate a guyot nel comune di Morro d’Alba, densità di impianto: 2.300 ceppi/ha, vigne a 180 mt. s.l.m. su terreni misti tendenti all’argilloso esposti a nord/est-nord/ovest. La vendemmia, rigorosamente manuale, avviene a metà settembre. Macerazione prolungata sulle bucce in piccole vasche d’acciaio, lo scopo di questa tecnica – nel Volo d’Autunno – è mostrare l’incredibile versatilità dell’uva protagonista delle Marche. L’affinamento si protrae per sei mesi nella stessa tipologia di contenitore, più ulteriori 6 mesi in bottiglia prima della messa in commercio.
Millesimo caratterizzato un po’ in tutt’Italia da ricchezza aromatica, quest’etichetta non fa eccezione; tuttavia, prima, è importante analizzare il vino a livello cromatico. Paglierino vivace, intenso, caldo, la trama non è per nulla esasperata dal tipo di vinificazione, disegna lacrime fitte che faticano a precipitare, estratto notevole.
Al naso non ostenta in nessun modo esuberanza o un timbro eccessivo, al contrario è in levare, pian piano che si dischiudono gli aromi, rivela dolci note di scorza di cedro, accenni vegetali gradevoli di bosso e peperone verde, susina gialla matura e rosmarino, timo limone. Il comparto floreale, caratterizzato da piccoli fiori di campo, s’alterna a ricordi di macchia mediterranea, gli stessi aumentano progressivamente con l’aumento della temperatura; chiude una lunga scia salmastra, è un vino che evolve magistralmente anche a temperatura da rosso.
Coerentemente con quanto percepito al naso è proprio la sapidità a dominare la scena a livello gustativo, il registro è alleggerito qua e là da guizzi acidi che rimandano all’agrume e alle note erbacee, il centro bocca rivela spessore senza in nessun modo ostentare muscoli o peggio alcol. E’ indubbiamente un vino ancora giovane che dovrà assestare il proprio registro gustativo, solo l’affinamento potrà giovare in tal senso. Quattro chiocciole centrate in pieno, diventa clamoroso in abbinamento a uno spezzatino di pollo con funghi cardoncelli.

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