Valpolicella Classico 2008

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@
Data degustazione: 06/2010


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: corvina 50%, corvinone 30%, rondinella 20%
Titolo alcolometrico: 12,5 %
Produttore: NOVAIA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 7,50 a 10 euro


Proprio in questi giorni mi è capitato di leggere sul blog Intravino di Alessandro Morichetti, che vanta un’ampia partecipazione di commenti, una disquisizione su termini come “bevibilità” e “digeribilità”, per la quale mi sono sentito inevitabilmente chiamato in causa. Della bevibilità di un vino si parla da parecchi anni, Carlo Macchi è stato uno dei primi ad adottarla come parametro di valutazione nelle proprie degustazioni. Fra bevibilità e digeribilità, a mio avviso, c’è una certa differenza, la prima riguarda prevalentemente la sfera del gusto mentre l’altra la facilità di digerire l’alimento senza conseguenze quali senso di appesantimento, gonfiore, mal di testa ecc. Ambedue possono avere una notevole importanza, che da molti è stata trascurata, basti pensare a quanti vini decisamente opulenti, iperconcentrati, fortemente alcolici, certamente poco bevibili e digeribili sono stati premiati come dei fuoriclasse. Il Devoto-Oli definisce “bevibilità” come “la qualità di un vino in rapporto al gusto (in Toscana beva in questo senso) e al consumo”, portando come esempio “rosati leggeri e di grande bevibilità”. Possiamo dire, quindi, che un vino, per essere considerato bevibile, deve avere un buon equilibrio in ogni suo aspetto, cosa oggi non facile da trovare, visto che la maggior parte dei vini vengono messi in commercio quando a stento sono “pronti”. Per quanto riguarda la digeribilità, invece, il fattore equilibrio c’entra meno, mentre può essere importante la modalità di lavoro in vigna e cantina. Si può fare in modo che un vino appaia bevibile, ovvero piacevole al gusto, intervenendo sui tannini, sull’acidità, sull’alcol, con metodologie puramente chimiche, non sto qui a entrare nel dettaglio, ma è certo che sul piano della digeribilità, più si interviene con la chimica, più il vino risulterà difficile per il nostro organismo. In quest’ottica si può immaginare che per poter valutare fino in fondo un vino bisognerebbe vederne anche gli effetti una volta ingerito. Il Valpolicella Classico 2008, come avevamo già notato in passato, ha dalla sua parte un approccio assolutamente in linea con la tipologia, ovvero è concepito come un vino che deve accompagnare il pasto nel modo più piacevole possibile, un Valpolicella di tradizione, moderato nella gradazione alcolica, equilibrato nel suo insieme e con una struttura adeguata e ben delineata. Il 2008 ci appare di colore rubino abbastanza intenso e luminoso, bouquet assolutamente tipico, di amarena, ciliegia, lampone con qualche riverbero pepato e vegetale e ricordi floreali carnosi di geranio; bocca che brilla per freschezza e brio, con un bel frutto che ritorna sapientemente rotondo ma ancora perfettamente croccante e vivo, con finale sapido. Un Valpolicella classico in tutti i sensi, tipologia di cui bisognerebbe fare sempre tesoro e mantenere memoria.

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