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Trentodoc Roeno Extra Brut

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 02/2023


Tipologia: DOC Spumante
Vitigni: chardonnay
Titolo alcolometrico: 12,5%
Produttore: ROENO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 32 a 36 euro


Il Trentodoc a mio avviso è il territorio italiano più vocato riguardo la produzione delle cosiddette nobili bollicine italiane. I motivi sono molteplici e non serve a nulla fare i soliti paragoni con la Francia piuttosto che altre regioni vitivinicole note per la suddetta categoria. Il microclima innanzitutto, dove forti escursioni termiche notte-giorno caratterizzano gli aromi delle uve e di conseguenza l’espressività dei vini, inoltre l’altitudine dei vigneti e i terreni ricchi di calcare e altri svariati elementi che donano sapidità, profondità, soprattutto a livello gustativo. Tutto ciò lo sa bene Roeno, solida Cantina di Brentino Belluno (VR), in mano alla famiglia Fugatti da ben tre generazioni che nel comune di Avio (TN) ha deciso di investire attraverso un vigneto esposto a sud/ovest, allevato a guyot, che ha circa 25 anni e si trova a 300-350 metri sul livello del mare.
Il terreno da queste parti è ricco di calcare e argilla, elementi che arricchiscono lo chardonnay, uva autoctona francese che da sempre in quest’area vitivinicola riesce a mostrare un carisma ben lontano dagli stereotipi internazionali. Roeno lo impiega in purezza per la produzione del Trentodoc Extra Brut, millesimo non dichiarato tuttavia trattasi del 2017 perché il vino riposa sui propri lieviti per 48 mesi prima della sboccatura. La vinificazione avviene per il 90% in acciaio e per il 10% in tonneaux, il dosaggio è pari a 4,8 g/l. Il dégorgement è avvenuto all’inizio del 2022, dunque oltre ad apprezzare la trasparenza della Cantina riguardo quest’ultimo aspetto, son ben lieto di degustare un vino che abbia riposato un ulteriore anno, lasso di tempo necessario per godere in parte dell’armonia del prodotto.
Veste un manto paglierino caldo e vivace caratterizzato da un perlage minuto ed elegante, conseguenza diretta di una presa di spuma eseguita a regola d’arte. Al naso fragranze di mandorla tostata, fieno secco, cardamomo, susina gialla e mela Golden matura, smalto e un accenno alla spezia, soprattutto pepe bianco; chiude su tocchi empireumatici e un ricordo di pietra polverizzata.
Indubbiamente un vino di tale caratura necessita di ben oltre 12 mesi per giungere ad un’armonia completa, tuttavia la freschezza di fondo e la lunga gettata riempiono il palato, vivacizzato ulteriormente da guizzi sapidi e un finale citrino, ammandorlato, “dissetante” oserei dire. Attualmente sono quattro chiocciole abbondanti; in abbinamento consiglio un piatto di gamberoni marinati in succo d’arancia, aglio, olio, prezzemolo e pan grattato, ripassati 5 minuti sotto il grill.

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