Trentodoc Riserva Brut Nature Dèkatos 2012
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 02/2023
Tipologia: DOC Spumante
Vitigni: chardonnay
Titolo alcolometrico: 12,5%
Produttore: ROENO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 50 a 60 euro
Il Trentodoc Riserva Brut Nature Dèkatos 2012 di Roeno, affermata Cantina di Brentino Belluno (VR) e proprietà della famiglia Fugatti da ben tre generazioni, è una di quelle bottiglie che ahimè non si stappano tutti i giorni. La cosa più sorprendente è che l’Azienda ha deciso di esordire nella suddetta denominazione con un metodo classico in edizione limitata che affina 120 mesi sui lieviti; una scelta controcorrente e piuttosto ambiziosa che mostra tuttavia carattere e idee chiare. Il vino è in realtà un vero e proprio omaggio alle origini familiari trentine. Da queste parti troviamo colline modellate dal vento, brezze che soffiano da nord e a latitudini indubbiamente vocate per la categoria di vino in questione, oltre ad antiche tradizioni vitivinicole a cui la famiglia Fugatti è profondamente legata. Il nome dello spumante deriva dal greco δέκατος, ossia decimo, anche in questo caso il messaggio è chiaro ed inequivocabile: dieci anni sui lieviti.
Sono ben poche, a mio avviso, le Aziende che in Italia possono ambire a produrre etichette del genere; è altresì vero che quelle che conosco, salvo qualche eccezione, risiedono più o meo tutte nell’area del Trentodoc. “Puntare sin dall’inizio su un invecchiamento di 10 anni è stata una sfida che ci ha premiato. Da sempre scommettiamo su vini di carattere, su una viticoltura innovativa e oggi siamo fieri di aver scritto il nostro capitolo all’interno di un mercato presidiato da autorevoli realtà del mondo enologico e dove noi siamo di fatto appena arrivati.” spiega Cristina Fugatti, tra le protagoniste di Roeno.
Il vigneto in questione è ubicato all’interno del comune di Avio (TN) ad un’altimetria pari a 500 metri sul livello del mare, i terreni sono ricchi di argilla e calcare, elementi quest’ultimi che plasmano notevolmente il carattere del Dèkatos. Non viene aggiunta liqueur d’expedition al momento della sboccatura, il residuo è pari a 2,8 g/l. Uve chardonnay in purezza vinificate per il 90% in acciaio e il 10% in tonneau, viene prodotto in sole 1500 bottiglie. Tonalità tra l’oro e il paglierino, a seconda dell’inclinazione del bicchiere, brilla all’interno del calice rivelando il fascino di un perlage fine, regolare, continuo.
Timbro olfattivo accattivante, ricco di sfumature, le stesse aumentano di complessità grazie ad un’opportuna ossigenazione. In sequenza: miele d’agrumi, frolla, yogurt alla vaniglia e liquirizia dolce su una vena di calcare fine ed incessante; lieve smalto e timo limone in chiusura: è un vino che evolve di continuo soprattutto a 24 ore dalla mescita dove torna prepotentemente su ricordi di fiori bianchi leggermente appassiti e scorza di agrumi.
In bocca si distingue per un’armonia che già a soli 6 mesi dalla sboccatura risulta ben evidente, i 10 anni sui lieviti servono anche a questo. Freschezza e sapidità vanno a braccetto, risultano ben allineate, l’una non prevarica l’altra; sorprende soprattutto la progressione, l’affondo, in un contesto gustativo elegante e mai appesantito dall’alcol o eccessiva surmaturazione del frutto. Da segnalare la coerenza di toni agrumati.
Vino da cinque chiocciole, a man bassa, che a mio avviso è soltanto all’inizio del suo lungo cammino. La compagnia di un buon amico può anche bastare: quattro chiacchiere e il vino è praticamente finito ancor prima di sedersi a tavola. In caso contrario consiglio un buon piatto di paccheri con tonno fresco, cipollotto di Tropea, olive taggiasche e pomodoro datterino; zest di limone in “chiusura piatto” e giro d’olio evo obbligatorio, ma di grande qualità s’intende.