Statistiche web

Terre di Pisa Sangiovese VignaAlta 2018

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 03/2023


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: sangiovese
Titolo alcolometrico: 15%
Produttore: BADIA DI MORRONA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 15 a 18 euro


Continuiamo ad approfondire l’uva sangiovese in tutte le sue sfaccettature, in quei luoghi, magari meno noti tuttavia ricchi di storia, fascino e soprattutto potenziale. Il fine, in questa rubrica, è “offrire” sempre un bicchiere diverso, insolito, capace di incuriosire e talvolta sorprendere. Stappare una bottiglia di VignaAlta, dal 1994 il Sangiovese di punta dell’Azienda Badia di Morrona, è un’ottima occasione per raggiungere questo obbiettivo. Da quasi un secolo la Cantina è di proprietà della famiglia Gaslini Alberti.
Il cuore pulsante è rappresentato dalla millenaria e affascinante badia omonima, oltre ad un parco vitato che si estende per 110 ettari di cui oltre la metà è proprio sangiovese. L’Azienda ha sede presso il comune di Terricciola (PI), cuore della DOC Terre di Pisa, e il vino protagonista di questo articolo non fa il minimo sforzo per nascondere il significato del nome in etichetta. Le uve vengono per l’appunto allevate sul crinale più elevato della tenuta, dove si trovano terreni sabbiosi e drenati e dove la materia prima è approcciata con rispetto consentendole di cristallizzare ogni stagione senza interferenze.
L’annata 2018, caratterizzata da temperature più temperate rispetto alla siccitosa 2017, si è distinta per verticalità gustativa ed eleganza al naso, caratteristiche proprie dei migliori Sangiovese. I filari di VignaAlta, esposti a sud, si estendono per un totale di 8,5 ettari e ad un’altitudine di circa 250 metri sul livello del mare. Le uve vendemmiate a mano a fine settembre vengono ulteriormente selezionate in cantina. La fermentazione avviene in acciaio, dopodiché il vino affina 26 mesi in botti di rovere francese da 25 hl., più un ulteriore passaggio di 3 mesi in vasche di cemento prima di essere imbottigliato. La produzione media è di circa 8.000 bottiglie, ovviamente tutto poi dipende dall’annata.
Versato all’interno di un calice ampio, in controluce evidenzia riflessi granata su una trama cromatica nettamente rubino vivace, luminoso; è possibile notare anche una buona consistenza. Il timbro olfattivo non pecca in esuberanza, semmai le note di frutti rossi, tra cui ribes e ciliegia matura, pian piano emergono portando con sé una coltre speziata e balsamica piuttosto fine e ben delineata. A circa 15-20 minuti dalla mescita il respiro diviene ben più complesso e ricco di suggestioni lievemente terrose, boschive e in parte riconducibili ad erbe aromatiche ed officinali ben fuse tra loro.
In bocca la sinergia tra sapidità e freschezza, ricordiamo che quest’ultima deriva in gran parte da un frutto ancora vivo e privo di cessioni, appaga sin dal primo sorso. La gradazione è piuttosto sostenuta, 15% vol, tuttavia l’alcol è ben fuso all’interno di una materia di tutto rispetto. Anche il tannino è complice in parte di questo equilibrio in termini gustativi, risulta serico tuttavia percettibile. Indubbiamente è un vino che ha bisogno ancora di qualche anno per rivelare tutto il suo potenziale, nonostante ciò si posiziona a pochi “passi” dalla quinta chiocciola. L’ho abbinato ad un piatto di pici al ragù di cinghiale, praticamente un rigore a porta vuota.

Lascia un commento

Pulsante per tornare all'inizio