Spumante Metodo Classico Extra Brut Blanc de Noir Mas du Jario
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 03/2024
Tipologia: Vino Spumante di Qualità
Vitigni: pinot noir
Titolo alcolometrico: 11,5%
Produttore: GROSJEAN
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 29 a 35 euro
Torniamo a parlare di Grosjean esattamente a due anni dalla pubblicazione dell’articolo dedicato alla nota cantina di Quart, borgo incantevole situato in provincia di Aosta. Illustreremo questa volta due etichette di metodo classico prodotte da Hervé, Simon, Didier e Marco, oggi al timone dell’azienda; rappresentano di fatto la terza generazione.
La famiglia Grosjean ha sempre promosso il territorio e tramandato le tradizioni di quella che considero una stupenda regione alpina, ricca di fascino e vocata alla viticoltura. La Valle d’Aosta a mio avviso è una terra dove le nobili bollicine metodo classico dovrebbero trovarsi con facilità ad ogni angolo di strada. Diversi i motivi: altimetrie e pendenze vertiginose, terreni morenici ricchi di minerali, grandi escursioni termiche e familiarità con uve internazionali (soprattutto pinot nero e chardonnay), oltre che vitigni autoctoni su cui poter sperimentare. Nonostante tutto ciò pochi produttori ci credono realmente, e a conferma della mia tesi sorge spontanea una domanda: “Quanti metodo classico indimenticabili, prodotti in Valle d’Aosta, avete bevuto nella vostra vita?”. Indubbiamente la suddetta categoria di vini, non facile da realizzare, non fa parte della tradizione vitivinicola valdostana, pur tuttavia spero che tanti produttori come Grosjean, in futuro, percorrano questa strada perché negli ultimi anni ho assaggiato prodotti di nicchia davvero stupefacenti, affianco a tante etichette a mio avviso ancora da migliorare.
Veniamo al Metodo Classico Extra Brut Blanc de Noir Mas du Jario, prodotto mediante uve 100% pinot noir, allevate all’interno di uno tra i vigneti più importanti dell’azienda, e del comune di Quart, denominato Tzeriat. Mas du Jario è per l’appunto il vecchio nome del suddetto cru, ritrovato in alcuni atti notarili dell’epoca. Un omaggio alla vocazione di questo fazzoletto di terra situato ad un’altimetria che va dagli 800 ai 900 m slm. Esposto a sud, sud-ovest con pendenza del 60-80%, riporta suoli di origine glaciale, sciolti, con prevalenza di sabbia e una buona percentuale di scheletro. Grosjean, ormai da oltre 13 anni, ha optato per l’agricoltura biologica certificata. In vigna la lavorazione del terreno nel sottofila viene effettuata 3 volte l’anno, oltre all’erpicatura e semina di sovescio nell’interfila a filari alterni. Apporto di letame bovino ogni 5/6 anni e gestione delle malattie utilizzando esclusivamente rame e zolfo.
La sboccatura del campione che mi appresto a degustare è avvenuta nel 2023, il vino affina 36 mesi sui propri lieviti. Vengono prodotte 1450 bottiglie l’anno. Un bel calice luminoso, algido nella sua tonalità paglierino che ammicca all’oro antico. Perlage minuto e continuo anche a diversi minuti dalla mescita. Apprezzo sin dal suo esordio l’armonia tra le note calcaree/iodate e la purezza del frutto croccante che sa di ribes, mela Granny Smith e scorza di cedro. Anche la parte floreale è protagonista mediante note di biancospino e piccoli fori di malga.
Ne assaggio un sorso e avverto tutta la freschezza che l’uva pinot noir è in grado di donare ai vini valdostani, stuzzicata qua e là da un’impronta sapida che conquista i recettori del gusto senza mai saturarli. La beva è l’arma vincente di questo vino che conquista la quinta chiocciola. Tagliolini al salmone con puntarelle croccanti.