Spumante Brut Rosé Metodo Classico Il Mattaglio Specialist 2018
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 07/2023
Tipologia: VSQ Rosato
Vitigni: pinot nero
Titolo alcolometrico: 12,5%
Produttore: CANTINA DELLA VOLTA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 33 a 37 euro
Chi conosce Christian Bellei, fondatore di Cantina della Volta, sa bene quanto quest’ultimo sia legato al territorio di Bomporto (MO) e alle colline modenesi. Nel corso degli anni ha guadagnato il merito di aver portato all’interno di quest’area vitivinicola il metodo classico, e non soltanto per ragioni prettamente commerciali, come spesso accade in tante altre zone del bel Paese. In lui è viva una vera e propria passione al riguardo.
La suddetta categoria di vino negli ultimi vent’anni è sempre più apprezzata e richiesta anche in Italia, tuttavia sussiste il problema che non è tra le più facili da realizzare. Produrre vini degni di nota dunque è al quanto complicato: le vigne devono essere vocate al fine di trasferire alle classiche uve le tante peculiarità offerte dalla natura mediante l’ambiente pedoclimatico. Sto parlando ovviamente di pinot nero e chardonnay, universalmente riconosciute quali migliori cultivar riguardo la suddetta tipologia di prodotto, anche se negli ultimi anni altri vitigni autoctoni italiani hanno dato ottimi risultati. Ricordo il mio primo incontro con i vini di Christian a Vinitaly, ormai tanti anni fa, presso uno stand di un noto distributore che per mostrare il carisma dei suoi prodotti li affiancava ad alcuni tra i più quotati Champagne. Detesto fare questo tipo di paragoni, tuttavia l’esperienza fu alquanto folgorante perché soprattutto in termini di sapidità e freschezza tenevano testa ai cugini d’Oltralpe.
A mio avviso in questi ultimi 12-13 anni il livello medio dei vini metodo classico, qualitativamente parlando, è cresciuto ancor di più. Tante aziende vitivinicole, anche al di fuori delle zone d’elezione, hanno fatto passi da gigante. Cantina della Volta è nata nel 2010 tuttavia, pur essendo una realtà relativamente giovane, la storia della famiglia Bellei ha radici ben salde che risalgono al 1920. Fu bisnonno Francesco il pioniere, colui che lanciò sul mercato le prime bottiglie di Lambrusco di Sorbara prodotte con metodo tradizionale. Christian, classe 1968, si diploma in agraria a Modena nel 1986. Rappresenta la quarta generazione della famiglia e con la stessa determinazione, coadiuvato da strumenti moderni e maggior competenza tecnica, continua a promuovere il vitigno sopracitato e l’arte della spumantizzazione. Una filosofia che segue poche e semplici regole attuate in maniera maniacale: pieno rispetto di alti standard qualitativi su tutta la filiera, vigneti curati secondo i principi della massima sostenibilità ambientale, suoli argillosi e calcarei, rese basse e vecchi vigneti nella zona del Sorbara coltivati con cura, passione, da tutelare e soprattutto difendere.
Veniamo dunque al Brut Rosé Metodo Classico Il Mattaglio Specialist 2018, ottenuto da uve pinot nero in purezza allevate nel vigneto Riccò di Serramazzoni (MO), a 650 metri di altitudine sul versante modenese dell’Appennino Tosco-emiliano. La vendemmia solitamente avviene durante l’ultima settimana di agosto. In cantina si parte da una pressatura soffice del mosto fiore, segue una macerazione di circa 12 ore, la fermentazione alcolica avviene in tini di acciaio a temperatura controllata. Il vino affina 48 mesi sui propri lieviti, la sboccatura è avvenuta a febbraio del 2023 ed il dosaggio è pari 2,5 g/l. Relativamente all’annata 2018 sono state prodotte 6.088 bottiglie.
Il colore è particolarmente vivace, un bel rosa cerasuolo con riflessi rame; le bollicine, simili a piccoli spilli, risultano copiose e lo sprint dura parecchi minuti. Avvicino il calice al naso e la mia attenzione cade sugli immancabili frutti rossi, tra cui ribes e lampone, tipici del pinot nero spumantizzato. A distanza di qualche minuto sopraggiunge un’eco floreale che ricorda la violetta, i petali di rosa, financo camomilla; curioso l’accento di erbe officinali in chiusura (rosa canina e passiflora) quest’ultimo cede il passo ad un intenso respiro di calcare. Complessità da vendere insomma, chapeau bas!
Ne assaggio un sorso e, nonostante le versioni rosé da sempre restituiscano un perlage più cremoso e una rotondità accentuata, non posso che riconoscere l’ottima presa di spuma. Una sensazione tattile gentile e per nulla invadente. Rivivo il ricordo di quella degustazione di tanti fa per via della grande freschezza del sorso, coadiuvata da un’impronta sapida di tutto rispetto e una chiusura perfettamente in linea con quanto percepito al naso. Ciò che amo di questo vino, tanto da attribuire sin da ora la quinta chiocciola, è la sua persistenza. Una sorta di maratoneta che non spreca le sue cartucce nei primi 15-30 secondi, con caparbietà ed ostinazione continua il suo passo, a ritmo sostenuto, lasciando un ricordo di estrema piacevolezza.
L’ho abbinato ad una frittura di paranza cucinata col cosiddetto pescato del giorno, inutile ostinarsi a ricercare i solti “bulloni” di calamari, per carità sono buonissimi ma non tutto l’anno.