Soave Superiore Monte San Piero 2008

Degustatore: Andrea Fasolo Valutazione: @@@@
Data degustazione: 03/2012


Tipologia: DOCG Bianco
Vitigni: garganega
Titolo alcolometrico: 13,5 %
Produttore: SANDRO DE BRUNO – Azienda Agricola di Ferraretto Marina
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro


Questa versione più ambiziosa del Soave, proviene sempre da vigneti esposti a sud, nel comune di Roncà, allevati a pergola veronese, con densità d’mpianto intorno ai quattromila ceppi. Il suolo è sempre vulcanico e ricco di basalto. La differenza sostanziale è la disposizione sulla collina, più elevata, e la resa minore. Il colore è dorato, maturo. L’attacco è caldo, maturo, evoluto. I profumi sono più ampi, di frutta secca, fresca, e poi note di erbe aromatiche, secche quasi fossero miste nel fieno. I toni ricalcano inizialmente lo Scaligeri, con quella nota di frutta matura, pesca soprattutto, per poi rivelare la vaniglia, il pepe, lo speziato eredità del passaggio in rovere grande, coi lieviti, che racconta questo insieme di aromaticità e toni profondi, a tratti dolci, come di miele. In bocca è pieno, denso, con il finale leggermente amaro. L’acidità c’è, ma è silenziosa: il tannino del legno si prende la scena, e gioca assieme all’alcol e alla sapidità. Al naso torna dolce il rovere, con un ricordo di caramella mou, e poi pietra focaia. Sorprende sfregare due sassi che vengono dal vigneto, e ritrovarne un ricordo simile nel vino. La vendemmia è sempre nella prima decade di ottobre, con le uve a piena maturità. I grappoli dalle cassette passano alla selezione manuale e poi alla diraspatrice. Qualora fosse necessaria, un’ulteriore selezione degli acini, e poi la pressatura dove avviene la macerazione pellicolare. Il mosto dopo una prima decantazione passa per il 40% in acciaio, e per il 60 in botti di rovere francese (credo da 30 hl, o giù di lì), dove avviene la fermentazione e l’affinamento, assieme ai bâtonnage, che fanno sì che i lieviti cedano sostanze che danno corpo e struttura al vino, ma ne migliorano anche il rapporto con il legno e con l’ossigeno. Da provare su primi piatti più importanti, dove ci sia bisogno dell’alcolicità e della tannicità di un vino che abbia un patrimonio olfattivo come questo. Un risotto ai funghi, delle crespelle, o perché no, delle carni bianchi cotte con erbe aromatiche.

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