Sforzato di Valtellina Runco de Onego 2013

Sforzato di Valtellina Runco de Onego 2013 - BoffaloraDegustatoreRoberto Giuliani
Valutazione@@@@@
Data degustazione: 06/2017


TipologiaDOCG Rosso
Vitigninebbiolo
Titolo alcolometrico: 15%
Produttore: BOFFALORA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


Solamente 900 esemplari di questo Sforzato, e questa è la n.1, prima ad essere stata imbottigliata. Perché si chiama Runco de Onego? Ce lo spiega Giuseppe Guglielmo riportando nella retroetichetta il seguente testo estratto dal “Codice Diplomatico Longobardo” e risalente, perbacco, all’anno 1035: “Noi, Garaldo e Grima, vendiamo la Vigna in loco et fundo Andevenno a locus ubi dicitur Runco de Onego…“.
Sullo Sforzato si aprono sempre dibattiti, è un vino con una storia antica, ma in una certa fase ha preso una deriva commerciale, della quale non si è mai liberato del tutto; ci sono, come sempre le dovute eccezioni, ad esempio quello di Alfio Mozzi di cui vi ho raccontato recentemente, che non esprime minimamente certi eccessi e certe concentrazioni che, in molti casi, sembravano ormai l’emblema di questa tipologia, sul filone dell’Amarone, con conseguente perdita di quell’eleganza che caratterizza il nebbiolo.
Certo la produzione esigua ne fa un vino per pochi, e significa anche che Giuseppe non lo considera fondamentale, piuttosto una chicca, una testimonianza di un passato che è bene non dimenticare. Del resto la sua importanza è data anche dal fatto che è il primo vino rosso passito secco italiano ad avere ottenuto la Docg, con decreto del 19 marzo 2003 pubblicato in G.U. il 7 aprile successivo (l’Amarone l’ha ottenuta nel 2010).
Ma veniamo al Runco de Onego, il cui colore non nasconde il vitigno d’origine: un granato caldo e di buona trasparenza, segnale già di un metodo che non va verso la concentrazione estrattiva. Il bouquet rivela, e non potrebbe essere diversamente, le note di frutta in confettura, ma non si percepiscono dolcezze né accentuati toni boisé; piuttosto appare una componente speziata fine, giocata su toni di cardamomo e cannella, un filo agrumato, sbuffi di tabacco.
L’assaggio mostra un ottimo equilibrio, un’alcolicità importante che però non appesantisce né sovrasta, il tannino è preciso, ben amalgamato, c’è quella vena fresca adeguata a sostenere il sorso, liberandolo dal rischio di stucchevolezze. Pur non essendo un amante di questa tipologia, devo riconoscere che quella di Giuseppe è una interpretazione coerente e di livello indubbiamente elevato, si sente il lavoro che c’è dietro.
La quinta chiocciola se la merita.

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