Sauvignon Sèris 2019
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 11/2021
Tipologia: IGT Bianco
Vitigni: sauvignon
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: PITARS
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro
La terza etichetta di sauvignon in purezza di Casa Pitars, realtà vitivinicola friulana affermata con sede a San Martino al Tagliamento (PN), fa parte della gamma di eccellenze proposte dalla Cantina. È frutto di una selezione delle migliori uve, le stesse derivano da più appezzamenti. I primi sono ubicati in Braida Santa Cecilia, nella zona del Rivolto, in provincia di Udine, terreni sassosi e ricchi di scheletro, vi è presenza di argilla. La restante parte dei vigneti è attaccata al Tagliamento, fiume icona della Cantina, uno dei pochi selvaggi rimasti in Europa, a San Martino (PN); la matrice è maggiormente sabbiosa, unita ai sassi, terreni drenanti che godono di maggior ventilazione ed escursioni termiche. Le uve vengono vendemmiate a mano durante la seconda quindicina del mese di settembre, nella seconda area descritta – quella attigua al Tagliamento – si arriva anche a fine mese per via di una maturazione più lenta. La lavorazione avviene in riduzione, limitato contatto con l’ossigeno e macerazione pellicolare, fermentazione a temperatura controllata a 18 °C.
Irradia il calice grazie ad una tinta paglierino vivace, luminosa, mostra buon estratto, archetti fitti e lacrime che faticano a precipitare. Anche in questo caso l’insieme di profumi è accattivante, sfaccettato, lontano anni luce dagli stereotipi del varietale: tanto agrume dolce, mandarino e pompelmo su pennellate floreali che ricordano il ciliegio, frutti freschi e croccanti quali mango e papaya. Ad aumentare la complessità suggestioni di sabbia bagnata e un ricordo balsamico di mentolo, erbe aromatiche dolci in chiusura, soprattutto salvia. È un naso che evolve continuamente, soprattutto ad una buona mezz’ora dalla mescita a temperatura di 12-14°.
Il sorso è ricco, voluminoso, privo di sensazioni che restituiscono calore, l’alcol non si avverte minimamente, semmai la sapidità – vera protagonista – in questa fase prevarica lievemente rispetto alla freschezza. Il motivo è molto semplice, è un vino prodotto con uve allevate su terreni particolarmente minerali, ha bisogno di tempo per stemperare la potenza del terroir, amalgamarsi alla perfezione tra parti acide e sapide, solo il tempo mi darà ragione, ed infatti sarò curiosissimo di riassaggiarlo tra un paio d’anni.
L’ho abbinato ad un piatto di coniglio in umido con cipolla, olive nere ed erbe aromatiche, si è difeso molto bene. Quattro chiocciole vicinissime alla quinta.