Rosso di Valtellina Umo 2019
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 10/2021
Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: BOFFALORA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro
L’Umo 2019 di Giuseppe Guglielmo, alias Boffalora, è un esempio paradigmatico di ciò che significa allevare la vite a Castione Andevenno (SO), uno tra i comuni più vocati della sottozona Sassella in Valtellina, area vitivinicola lombarda dal potenziale pressoché infinito. Tra questi ripidi terrazzamenti, caratterizzati da pendenze da urlo, il nebbiolo – localmente chiamato chiavennasca – assume sfumature difficilmente replicabili in altre zone d’Italia; da buon piemontese non faccio nessuna fatica ad ammetterlo. Inoltre, nessun contenitore più dell’acciaio, è in grado di mostrare i tratti distintivi di una determinata uva in relazione al territorio dove viene allevata.
La tonalità cromatica, gli aromi e il gusto stesso del vino sono direttamente proporzionali all’impegno impiegato in vigna e alla filosofia del produttore, non c’è spazio per le cosiddette attenuanti date dal tipo di contenitore scelto riguardo l’affinamento. La 2019 rivela un frutto croccante, integro, sprizza energia e vitalità dalla mescita sino all’ultimo sorso. Ha colore rubino chiaro, di grande trasparenza e leggerezza – così come dev’essere sempre il nebbiolo in Valtellina – sfumature che arrivano a sfiorare il “rosso-fucsia” al centro del bicchiere. Riavvicinando il vino al naso, dopo opportuna ossigenazione, piccoli frutti rossi tra cui ciliegia e lampone, s’alternano magistralmente ad erbe alpine e rintocchi floreali spigliati, aromi avvolti da un spezia stimolante che ricorda il pepe nero; in chiusura roccia frantumata e agrume all’ennesima potenza: un mix tra pompelmo rosa e arancia rossa sanguinella.
In bocca il timbro è dominato dalla freschezza di gran parte dei toni percepiti al naso, un sorso slanciato, succoso, di notevole progressione e totale assenza d’alcol percepito; al di là della grande bevibilità ciò che conquista è la lunga scia sapida in chiusura e un tannino praticamente cucito a mano.
Un inizio davvero con i fiocchi, quattro chiocciole abbondanti, come il piatto di sciatt (croccanti frittelle di farina di grano saraceno e cuore di formaggio Casera), ricetta tipica della Valtellina, che ho avuto il piacere di abbinare.