Rosso di Montepulciano 2008

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@
Data degustazione: 05/2010


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: prugnolo gentile, canaiolo, mammolo
Titolo alcolometrico: 13 %
Produttore: CROCIANI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 7,50 a 10 euro


Nella storia dei gruppi jazz il quintetto ha avuto un ruolo importante, normalmente vedeva affiancati un pianoforte, un sax, una tromba, un contrabbasso e una batteria, ma non erano affatto rare le varianti, come quella di due sassofonisti nella sezione fiati. E’ questo il caso del quintetto con cui Charles Mingus ha effettuato uno splendido concerto il 19 aprile 1964 al Théâtre des Champs-Élysées di Parigi, che vedeva al suo fianco il mitico Eric Dolphy (flauto, sax contralto e clarinetto basso), Clifford Jordan (sax tenore), Jacki Byard (piano) e Dannie Richmond (batteria). In quel concerto il gruppo eseguì un brano di Mingus dal titolo Meditations on Integration con un curioso quanto ironico sottotitolo “o per un paio di pinze tagliafilo”, che prevedeva nella partitura originaria la presenza della tromba, in questa occasione sostituita da quel genio straordinario che fu Eric Dolphy al clarino basso e al flauto. E’ un brano a me molto caro, lo ascoltai per la prima volta nella registrazione di un altro concerto effettuato a Monterey (qui potete ascoltarlo anche voi, eseguito dallo stesso gruppo, nello stesso anno ma in Belgio, peccato che viene interrotto prima della parte che vi avevo descritto: http://www.youtube.com/watch?v=UOd4TlP7MP8). Non fu eseguito spesso, sebbene a mio avviso sia uno dei più straordinari di tutta la carriera del grande contrabbassista. Perché mi sono messo a raccontarvi di questo pezzo invece che descrivere il vino in questione? E’ molto semplice: il Rosso di Montepulciano 2008 di Susanna Crociani me lo ha ricordato, soprattutto nella seconda parte, in cui è il piano a incedere lento e profondo e successivamente a dialogare con il flauto di Dolphy. Questo vino, che è tutto frutto del lavoro di Susanna, dato che suo fratello Giorgio è dolorosamente scomparso nel maggio dell’anno precedente, ha qualcosa di altrettanto magico e profondo. Il colore è quello di un prugnolo giovane, amaranto con venature granate; il bouquet rivela subito la sua energia e una purezza che potrebbe far arrossire molti Nobile, non è rilevante l’incedere della ciliegia e dell’amarena fusa a susina, quanto il carattere che emerge man mano che lo si accosta al naso con ripetute inalazioni: fulgido, vivo, reattivo, terragno, amplificato da giochi speziati delicati e da un sottofondo quasi fumé che sembra presagire future sensazioni di cuoio e tabacco e richiama emotivamente proprio quello scambio quasi mistico fra il piano di Byard e il flauto di Dolphy. Cacao, liquirizia e ancora tanto frutto ritornano al gusto, un rimbalzare di emozioni che una perfetta acidità e un tannino di commovente setosità rendono piacere puro, senza interruzioni né ripensamenti. Lunga persistenza che chiama cibo, ma non in solitudine, non in questo caso almeno! Qui la compagnia è d’obbligo, perché l’intrecciarsi di sguardi fra l’uomo e la donna, il calore che si diffonde dentro e fuori di loro, l’inevitabile voglia di perdersi uno nell’altra sono effetto naturale, logica conseguenza di un vino che è godimento supremo, non volgare ma di esigente bellezza e profondità. Ora sapete di cosa avete bisogno per raggiungere l’estasi…

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