Rossese di Dolceacqua Superiore Luvaira 2010

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 01/2013


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: rossese
Titolo alcolometrico: 14 %
Produttore: MACCARIO DRINGENBERG
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro


La Liguria è una delle regioni a cui sono più legato. Numerosi ricordi affiorano alla mente e mi accompagneranno sempre: le vacanze passate più volte con i nonni a Lavagna, Chiavari, Camogli, Rapallo, le gite in barca tra Portofino e le Cinque Terre, dove mi sono anche sposato nel non lontano 2001. A 20 anni, in tournée musicale con mio padre abbiamo suonato ad Ospedaletti, Alassio, Bordighera e Ventimiglia. Parliamo degli anni ’70, a quell’epoca il vino era già compagno preferito dei miei pasti, ma certamente non ne sapevo molto e non aveva ancora fatto il grande salto di qualità che ci ha portato ai giorni nostri. Il Luvaira è l’altro cru aziendale, come il Posaù non vede legno e a mio avviso è una scelta ben ponderata e straordinariamente efficace perché ambedue raggiungono un livello che rasenta la perfezione, l’esaltazione di un vitigno che ha davvero molto da raccontare e lo fa con una gran classe e senza tentennamenti. E’ indubbiamente diverso dall’altro cru, il giusto figlio di vecchie piante, carico di orgoglio e storia, quello che può essere un grande Rossese con la saggezza del tempo, e proprio per questo, forse, meno “facile”, immediato, fuori dai canoni della tipologia. Ha colore rubino intenso ma mai impenetrabile, con vaghi riflessi granati all’unghia, il profilo olfattivo è generoso: inizialmente propone una sequenza di piccoli frutti appena maturi, dalla susina alla mora e al lampone maturo con rimandi floreali di rosa e magnolia, poi si schiude ad una fine e delicata speziatura che sfuma in riflessi pepati; l’attesa nel calice rivela altre piacevolissime sfaccettature di erbe aromatiche e roccia. Al palato ha nerbo saldo e una freschezza piena, dinamica che, affiancata da un tannino vibrante ma misurato, sostiene un’ampia trama fruttata e speziata, dove il tocco pepato sembra appoggiarsi alla liquirizia creando un finale dall’impatto profondo e prolungato. Vino work in progress, di quelli che ci riveleranno tutta la loro grandezza con il passare degli anni.

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