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Piemonte Sauvignon Brinà 2017

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 10/2022


Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: sauvignon
Titolo alcolometrico: 12,5%
Produttore: CANTINA MOSPARONE
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 18 euro


Adoro questi momenti, anche se rari rappresentano il motivo principale che mi spinge ad andare avanti a scrivere, a raccontare le storie dei vignaioli che lavorano con passione in tante zone vitivinicole italiane. Capita dunque di restare inebetiti, di scardinare le poche sicurezze che la mente enoica ha costruito negli anni, certezze che alla fine il più delle volte sono luoghi comuni, ed è la curiosità ad avere la meglio in questi casi, sempre.
La mia prefazione in realtà può tranquillamente sintetizzarsi in poche parole: Piemonte Sauvignon Brinà 2017, Cantina Mosparone. Per una volta voglio dar sfogo solo alle emozioni tralasciando ogni particolare tecnico del vino. Già è difficile in Piemonte trovare, e di conseguenza bere, vini da vitigni internazionali a bacca bianca; nonostante ciò, francamente, l’ultimo che mi aspetto di incontrare è proprio il Sauvignon, ben più presente in Alto Adige e Friuli. Da un’annata calda come la 2017, fatte le dovute eccezioni, ci si aspetta ben poco in termini di freschezza, bevibilità, slancio.
Niente di tutto ciò, Fabrizio Ghebbano, titolare della Cantina sopracitata è riuscito a compiere a mio avviso un mezzo miracolo, difficilmente mi esprimo in questi termini, ma come dicono a Roma: “Quanno ce vo’ ce vo’!”. Lo ammetto sono partito prevenuto quando ho visto, attraverso il vetro particolarmente chiaro della bottiglia, un colore dorato piuttosto intenso con riflessi caldi, vivaci; tra me e me ho pensato ad un vino già piuttosto evoluto. Una volta versato all’interno del calice, dopo opportuna ossigenazione, inizia la totale smentita: naso austero, in levare, immacolato nella sua totale aderenza al comparto agrumato e floreale con incursioni di piccoli fiori di montagna, polvere da sparo e lieve idrocarburo; stampo prettamente “nordico” da grande Riesling della Mosella – in questi casi è giusto a mio avviso fare paragoni, chi dice il contrario mente – in chiusura una curiosa nota salmastra, di smalto e pepe bianco.
In bocca ciò che rapisce è la totale assenza di alcol percepito, si avverte solo il buon estratto del vino, il suo incedere agrumato, sapido, freschissimo, pulito e oserei dire “dissetante”, e da un’annata torrida come la 2017 è cosa assai rara. Ancor più raro attribuire 5 chiocciole strameritate ad un bianco piemontese di una cantina nota per i rossi, e che fino a qualche settimana fa ignoravo completamente.
Abbinamento consigliato: il bicchiere successivo e la compagnia di una persona amata e soprattutto curiosa.

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