Otto Muri 2022
Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 02/2024
Tipologia: IGT Bianco
Vitigni: fiano
Titolo alcolometrico: 12,5%
Produttore: COLLAZZI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 16 a 20 euro
I tabù e i dogmi, almeno nel mondo del vino andrebbero abbattuti, o quantomeno sarebbe auspicabile il “provare per credere”. Perché mai dovremmo stabilire a priori che un vitigno del tutto estraneo ad un territorio non possa essere introdotto con le dovute sperimentazioni? Bellissimo parlare di “autoctoni”, anche se poi c’è da dire che un Paese come il nostro ha una quantità di varietà arrivate da altri luoghi davvero impressionante. Allora, forse, la cosa giusta da dire dovrebbe essere “non piantate questa o quella pianta perché oggi va di moda”, per il resto non vedo la ragione di porre limiti, soprattutto adesso che siamo alla mercé di un forte e sempre più intenso mutamento climatico.
Alla tenuta Collazzi, però, la famiglia Marchi è sempre stata avvezza alle varietà alloctone, tanto che agli inizi degli anni ’90, ha impiantato cabernet sauvignon, cabernet franc, merlot e nel 2009 petit verdot. Non c’è da stupirsi, quindi, se in tempi recenti hanno deciso di creare una vigna sperimentale dove un tempo si trovava una cava di argento (siamo all’Impruneta, non lontano da Firenze), e scegliere il Fiano per dare vita a un grande vino bianco, in una regione dove da sempre sono i rossi a dominare la scena.
Grazie al microclima perfetto, ventilato e fresco, con forti escursioni termiche in estate, il Fiano si è rivelato subito adatto.
La prima vendemmia è avvenuta nel 2010, oggi siamo arrivati alla 2022, con piante ormai più che maggiorenni; raccolta rigorosamente a mano in cassette, pressatura e macerazione per una notte; una volta effettuata la fermentazione (parte in acciaio, parte in legno), il vino rimane a contatto con i lieviti fino in primavera.
Ed eccolo nel calice, con un bel colore paglierino intenso con riflessi dorati, si apre subito a profumi di pesca gialla, mango, acacia, ananas maturo, venature di miele e di erbe di campo, sbuffi di nocciola.
All’assaggio mette in mostra una spiccata freschezza e una sapidità potente, la definirei più salinità, che avvolge un frutto tornito e maturo al punto giusto, con un finale davvero lungo e coinvolgente. Sfiora la quinta chiocciola, ma solo perché ancora molto giovane, sono sicuro che nel giro di sei mesi/un anno, giungerà senza fatica a meta. Insomma, la famiglia Marchi aveva ragione…