Montecarlo Bianco Etichetta Bianca 2015

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@
Data degustazione: 04/2016


Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: pinot bianco, sauvignon, sémillon, malvasia, trebbiano toscano
Titolo alcolometrico: 13 %
Produttore: TENUTA DEL BUONAMICO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro


L’importanza che diamo noi italiani ai vitigni che vanno a comporre un vino è un fatto quasi unico e, per certi versi, in controtendenza rispetto al cibo. E’ proprio così, sul cibo è più la pancia che la testa a comandare, non si ragiona molto sugli ingredienti e sulla loro qualità, per molti non è ancora prassi normale andarsi a leggere per intero le etichette e scegliere un alimento solo se questo risponde a determinate caratteristiche. Con il vino, almeno per quanto riguarda gli appassionati, ci si comporta al contrario, si va a cercare corrispondenza fra vitigni dichiarati e profumi, se c’è solforosa aggiunta oppure no, se si lavora in bio o si usa la chimica. Tutto questo, probabilmente, perché quello del vino è un settore del tutto particolare, affascinante ma non certo di approccio immediato, soprattutto non è obbligatorio berlo, mentre senza cibo non si può vivere. Questo consente a chi lo acquista di scegliere con calma cosa bere, magari dopo essersi documentato e confrontato. Bisogna dire però che il concetto di vitigno “in purezza” è un’invenzione del nostro tempo, poiché mai e poi mai nei vigneti del secolo scorso esistevano varietà in totale solitudine, ed anche oggi non è raro che un vivaista sbagli la consegna di qualche barbatella, e il viticoltore mica le butta! Insomma, tutto questo quando si ha a che fare con un vino come il Montecarlo Bianco, perde di significato (ammesso che ne abbia qualcuno), poiché l’assemblaggio è proprio quello che lo caratterizza, ovvero è ottenuto da una miscellanea di uve con diverse caratteristiche, ed è proprio questo fattore a generare la sua personalità. Fra queste alcune sono aromatiche, altre semiaromatiche, altre ancora praticamente neutre, ma ciascuna esprime comunque qualcosa. Ma bando alle chiacchiere, nel calice abbiamo un bel colore paglierino intenso, il manto di profumi non può che essere variegato, vista la presenza anche di malvasia e sauvignon, la cosa buona è che le classiche note vegetali di fin troppi sauvignon qui è molto contenuta, meno “verde”, sono la florealità e il frutto a dominare la scena, c’è anche la salvia, certo, l’erba tagliata, ma non mancano le note agrumate, la mela golden, la pesca noce, il cedro. All’assaggio ha la giusta dose di freschezza e un’ottima corrispondenza aromatica, ancora più apprezzabile se lasciate che il vino salga un po’ di temperatura, più verso i 13-14°C, dove si coglie meglio anche la vena sapida e una struttura equilibrata e scorrevole.

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