MASSone Rosso 2002

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@
Data degustazione: 04/2009


Tipologia: IGT Rosso
Vitigni: cabernet sauvignon, merlot, barbera
Titolo alcolometrico: 13,5 %
Produttore: BELLARIA – Azienda Agricola Bellaria di Massone
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro


Paolo Massone è una di quelle persone che non amano raccontare frottole, l’annata 2002 non è stata una buona annata e anche le sue viti hanno sofferto non poco. Il lavoro attento e meticoloso in vigna, dall’inerbimento del terreno alla riduzione delle gemme per ceppo, dal diradamento dei grappoli alla selezione estrema delle uve migliori, raccolte dai cru aziendali Olmetto, La Macchia e Bricco Sturnél ha permesso di compensare i limiti dell’annata e di far confluire nel MASSone il meglio che i tre cru, con le loro diverse caratteristiche, potessero offrire. Un vino nato proprio per queste occasioni, e quindi prodotto il più raramente possibile. Chiunque, solo a sapere che il MASSone rappresenta un tentativo di salvare una situazione parzialmente compromessa, tenderebbe a non acquistarlo, non comprendendo che ogni annata, quando interpretata nel modo giusto, ha sempre qualcosa di interessante, di unico, di irripetibile. Uno degli elementi che affiorano nei vini di annate cosiddette minori, soprattutto se piovose, è evidenziato da una certa misura e da una maggiore predisposizione alla bevibilità; il più delle volte si ha di fronte un prodotto già pronto, senza spigoli e durezze che chiedono anni di affinamento in bottiglia, e se questo elemento può apparire un limite su un vino normalmente longevo, di contro si manifesta più leggibile, destinato ad accompagnare il pasto senza difficoltà di sorta, più contenuto nell’alcol e, quando ben amministrato in cantina, più equilibrato. In poche parole, digeribile. Non ho a disposizione informazioni sulla composizione esatta del MASSone 2002, ma mi sembra di cogliere all’olfatto alcuni tratti riconducibili alla barbera (acidità), al merlot (morbidezza) e al cabernet sauvignon (corpo). Il colore è un bel rubino-granato di buona concentrazione, al naso esprime subito un bel frutto intenso di amarena, mora, marasca e prugna, con qualche richiamo floreale di viola e petali di rosa appassiti, poi arrivano suggestioni di liquirizia, leggero cuoio e tabacco, rabarbaro e china. Al palato dispone di un buon attacco saporito, grazie ad un frutto maturo ma ben sorretto dalla vena acida, il tannino è pulito e non disgiunto dal corpo del vino, una sottile vena sapida e un finale con ricordi di cioccolato lo rendono particolarmente gradevole. Un ottimo risultato, che conferma come la materia prima abbia un ruolo fondamentale e l’apporto dell’uomo possa contribuire non poco ad estrarre il meglio da un’annata che, a giudicare dal risultato estremamente piacevole, tanto minore non sembra, anche perché sono passati ben 7 anni dalla vendemmia…

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