Langhe Rosso Fauda 2003

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@
Data degustazione: 01/2006


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: barbera 85%, dolcetto 15%
Titolo alcolometrico: 14,5 %
Produttore: CASCINA MINELLA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro


Dalle impressioni che avevo avuto a settembre, quando ho assaggiato per la prima volta i due Langhe Rosso di Cascina Minella, la versione base mi era sembrata più lineare, aperta, coinvolgente, espressione massima di tipicità, mentre il Fauda risentiva in modo abbastanza evidente del lungo passaggio in barrique che ne aveva spento almeno temporaneamente l’enfasi espressiva, sia sul piano squisitamente olfattivo che, in misura minore, al palato, lasciando maggiore spazio all’apporto delle note aromatiche del piccolo legno. Questo vino, in qualche modo, sembrerebbe un prodotto “necessario”, di quelli “per le guide e i mercati internazionali”, anche se Gianluca Marchisio ha tutto il diritto di fare sperimentazioni, visto che la sua azienda ha visto la luce nel 2002. Personalmente ritengo che la presenza di un vino in barrique su quattro prodotti, sia davvero un peccato veniale, tanto più perché la doc Langhe consentirebbe l’utilizzo di vitigni ben diversi dalla barbera e dal dolcetto, mentre Gianluca persegue un lavoro di ricerca finalizzato a migliorare e diversificare i suoi quattro vini senza mai forzare la mano. Ne è ulteriore prova l’assenza di chiarificazioni e filtrazioni, fatto tutt’altro che trascurabile: provate a portare al naso il vino lasciato nel calice anche a distanza di ore e noterete quanto i profumi siano sempre intensi e vivi, cosa assai rara nei vini che hanno, invece, subito simili interventi di cantina. Inoltre, in vigna viene utilizzato, in caso di necessità, concime naturale e la prevenzione dagli attacchi di oidio e peronospora è limitata all’utilizzo di prodotti a base di rame e zolfo, che sono ancora oggi i meno dannosi. Insomma, a Cascina Minella non si fanno trucchi di alcun genere, non si aggiungono tannini o aromi per nascondere i limiti di un’annata, non si usano rotovinificatori né altre attrezzature che possano in qualche modo modificare i caratteri originari delle uve portate in cantina. Ecco, perciò, che la presenza della barrique in questo vino diventa solo ed esclusivamente una scelta di gusto, soprattutto potrebbe consentire al produttore di raggiungere un pubblico di estimatori più vasto. Cosa che gli auguro sinceramente, vista l’eccellente qualità di tutti e quattro i vini degustati. Ma veniamo al Fauda: il colore è rubino intenso e di buona concentrazione; i profumi, dapprima un po’ ritrosi, si offrono ampi e piacevoli, si percepisce il petalo carnoso della rosa, il cioccolato, la ciliegia sotto spirito, la cannella, il pepe rosa, una leggera mineralità, la china e cenni di liquirizia e balsamici. Al gusto è ancora leggermente disarmonico per via di una certa pungenza alcolica, ma ha tannino misurato e buona vena acida, mentre il frutto si distende bene donando una sensazione di morbida generosità. I 14 mesi di legno sono stati in buona parte assorbiti a tutto vantaggio della piacevolezza complessiva del vino. Da provare con il tapulon (preferibilmente la versione con carne equina).

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