Langhe Rosso Cremes 2006

Degustatore: Fabio Cimmino Valutazione: @@@@
Data degustazione: 11/2008


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: dolcetto 50%, pinot nero 50%
Titolo alcolometrico: 14 %
Produttore: GAJA – Azienda Agricola Gaja
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro


Mai come in questo caso credo che non ci sia bisogno di alcuna presentazione per il produttore. Angelo Gaja, acclamato produttore di Langa, è stato considerato per anni indiscusso “Re del Barbaresco”, almeno fino a quando non ha deciso, con una spiazzante mossa a sorpresa, di declassare tutti i suoi cru a Langhe Doc in nome di un disciplinare più elastico. Penso, invece, che meriti di essere spesa qualche parola in più sul vino oggetto di questa scheda. Frutto di un matrimonio improbabile tra Dolcetto piemontese e Pinot Nero borgognone è stato almeno per me, un’inaspettata e positiva esperienza. Non se ne parla molto e non so quale ne sia il motivo. Probabile che l’uvaggio inconsueto faccia storcere il naso ai puristi ma sicuramente anche il prezzo non proprio quotidiano (almeno 15 euro in enoteca) può far propendere ad investire la stessa cifra in altre bottiglie più a buon mercato, considerato poi che di Dolcetto di territorio, ben fatti, in giro se ne trovano facilmente spendendo molto meno. Io stesso non l’ho acquistata ma l’ho ricevuto in dono da alcuni amici. In realtà questo vino andrebbe bevuto senza pensare al classico Dolcetto ma piuttosto ad un rosso “sui generis”. Il colore è scuro concentrato, dai contenuti riflessi porpora, non particolarmente denso. Il naso ci regala un cestino di piccoli frutti di bosco ammantato di una bella verve minerale, terrosa ed a tratti ferrosa. Non si apre col trascorrere dei minuti ma conserva un’apprezzabile profondità e piacevole tensione gustativa. La speziatura, pur avvertibile distintamente, dona una pacata dolcezza mai fastidiosa. Anche la gradazione dichiarata in etichetta (14%) inganna perché il calore alcolico non risulta per nulla esagerato ma proporzionato e perfettamente integrato nella riuscita struttura del vino. Al palato ritroviamo, con soddisfazione, la stessa impostazione verticale, elegante e puntuale. Il finale mostra una bella persistenza e si caratterizza per una chiusura asciutta e rigorosa sostenuta dalla giusta acidità. Agguanta la quarta chiocciola superando ogni mio iniziale pregiudizio. Su un classico bollito misto alla piemontese prova a fare la sua figura evitando di dover scomodare denominazioni o vini più blasonati.

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