Langhe Barbera Robur Vitae 2018
Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 10/2020
Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: barbera
Titolo alcolometrico: 13,5%
Produttore: LUIGI VICO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro
L’etichetta di un vino può avere molteplici funzioni, certamente lo scopo principale è quello di attrarre l’osservatore affinché sia stimolato a prendere la bottiglia e, magari, acquistarla; ma in molti casi è anche un’occasione per cercare di mandare un messaggio che rappresenti in modo immediato il vino in essa custodito e/o la filosofia di chi lo produce. Prendiamo ad esempio questa Barbera, si chiama “Robur Vitae”, robur è il nome latino dato alla quercia, simbolo di forza, energia vitale, che sono sicuramente caratteristiche tipiche di ciò che può donare questo storico vitigno piemontese, ed essendo declinata al femminile, quale figura poteva meglio rappresentarla se non una donna ben radicata nella terra, le cui braccia identificano le ramificazioni della vite? Brava Ryta Barbero (ma guarda un po’, ha il cognome al maschile…) che ha saputo interpretare molto bene questo messaggio.
E in effetti il vino di Luigi Vico non la smentisce, anche se non abbiamo a che fare con una Barbera giovane, acidula e rustica come quelle di un tempo; qui c’è dietro un lavoro diverso, che prevede per un 50% della massa la sosta in botti di rovere francese da 10 Hl e per l’altro 50% in tonneaux da 500 litri per 10 mesi.
Un vino pretestuoso che ha cancellato le caratteristiche tipiche della Barbera? Non direi proprio, basta annusarlo e soprattutto assaggiarlo, quei profumi ampiamente fruttati e corredati di una speziatura fine, trovano al palato un’espressione inequivocabile dei tratti fondamentali di questo vitigno, il legno ha fornito solo un contributo di ampiezza e di equilibrio maggiore, rendendo il vino appetibile sin dalla sua uscita in commercio.
Un approccio oggi condiviso da molti, quando il vigneto ha le caratteristiche giuste per chiedere di più, in questo caso le carte sono in regola, non c’è che dire, il vino non affanna, non appesantisce, ha invece slancio, energia, il legno non ne ha turbato la spinta vitale, il risultato è davvero piacevole e denota una profondità di linguaggio non poi così frequente per la tipologia.