Ghemme dei Mazzoni 2006

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 06/2010


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo 100%
Titolo alcolometrico: 13,5 %
Produttore: TIZIANO MAZZONI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro


Un’improvvisa crisi d’astinenza, forse dovuta a questo tempo bizzarro che, almeno nella mia zona, oggi si presenta piovoso, ventoso e con temperature che per il momento possono farci scordare di stare in maniche di camicia. Astinenza, dicevo, o più precisamente “mal di Alto Piemonte”. Già, ci mancava anche questa, non solo periodicamente sono colpito dal frenetico bisogno di tornare in Langa, ma sempre più spesso la sensazione di malinconia abbraccia una zona ben più ampia di questa regione, arrivando al Vercellese e al Novarese, fra Gattinara, Ghemme, Boca, Borgomanero, Maggiora, Cavallirio, dove posso dire di avere conosciuto persone davvero deliziose e aver apprezzato cibo e vino di ottima qualità. Per potermi trasferire in quei luoghi, almeno con la mente e con il cuore, ho deciso di immergermi nei profumi del Ghemme di Tiziano Mazzoni, un nebbiolo in purezza di quelli che lasciano il segno e che ha contribuito sicuramente a farmi amare queste terre. Quest’anno è la volta del 2006, un bel granato luminoso e trasparente, come si confà alla natura dello “spanna”, come viene chiamato il nebbiolo da queste parti. Lo accosto al naso e mi trovo subito trasportato a 700 km da casa, un bel fascio di fiori misti, con prevalenza di viola e rosa, si amalgama a piacevoli note fruttate di ciliegia appena matura e china, una miscela di spezie che richiamano il desiderio di carne, dal ginepro al cardamomo e al chiodo di garofano, con una chiusura molto bella di liquirizia e rintocchi minerali. La bocca non tradisce le attese, mi piace il tannino nervoso e nebbioleggiante, ma finissimo e dall’astringenza appena percepibile, c’è una fresca vitalità, sensazioni di frutta e spezie che si rincorrono in un contesto di esemplare pulizia, speculare il ritorno aromatico, lunga la persistenza, con quelle percezioni terziarie che svilupperanno verso il cuoio e il goudron. Siamo ai vertici, come per il 2004, un vino che sa essere bevibilissimo, misurato in ogni suo aspetto, con una materia di primordine che garantisce una lunga e complessa evoluzione. Accidenti, un tuono potente mi costringe a tornare alla realtà, sono sempre qui, nella mia casa, ma per un lungo momento ho volteggiato fra le vigne dell’Alto Piemonte, felice e spensierato.

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