Gaglioppo Rosè 2010

aviros10Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 12/2011


Tipologia: IGT rosato
Vitigni: gaglioppo
Titolo alcolometrico: 13 %
Produttore: ‘A VITA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 5,00 a 7,50 euro


Francesco Maria De Franco è un vignaiolo capace e con le idee chiare su cosa sia la viticoltura di qualità, lo ha già dimostrato con il suo splendido Cirò Rosso. Il gaglioppo è un grande vitigno, ma purtroppo non tutti ci credono, tant’è che i disperati tentativi, anche da parte di Francesco, di contrastare l’intento di modificare il disciplinare del Cirò, consentendo l’ingresso di uve internazionali, sono andati falliti. Oggi, di fatto, ad un minimo dell’80% di gaglioppo, possono essere affiancate numerose uve complementari, fra cui, nella misura massima del 10%, cabernet franc, cabernet sauvignon, merlot, barbera e sangiovese. La linea di chi ha spinto in questa direzione nasce ovviamente da una visione distorta dell’andamento del mercato e da una scarsa convinzione sulle reali potenzialità del gaglioppo e del territorio. Il fatto che il Cirò non riscuota abbastanza successi e fama nel mondo non può essere una giustificazione per alterarne la storia e i contenuti. Sarebbe invece molto più intelligente, credendoci fermamente, lavorare collettivamente (come dovrebbero fare tutti i consorzi seri) per innalzare la qualità delle produzioni, attraverso anche studi e ricerche sul territorio e sulle zone più vocate, con un disciplinare più attento alle rese (oggi 11,5 t/Ha sono obiettivamente troppe) e ai metodi di lavoro in vigna e cantina per ottenere i migliori risultati. Come spiega sul suo blog Francesco “Per noi essere vignaioli significa agire con responsabilità sul territorio, favorire la biodiversità, rispettare i tempi lenti propri dell’agricoltura”. A’ Vita prosegue per la sua strada, producendo vino da uve biologiche, e aggiungendo una nuova perla alla propria gamma, questo eccellente rosato da uve gaglioppo in purezza. Qui si usano lieviti indigeni, poco importano le chiacchiere che si fanno in giro sull’argomento, in un ambiente sano tutto l’ecosistema funziona meglio, lieviti compresi. In cantina in vino viene decantato naturalmente, la solforosa ridotta al minimo (e non è detto che un giorno si arrivi a farne a meno del tutto…). Nel calice c’è un grande rosato, dal colore affascinante e fresco, certamente scarico eppure delizioso nelle sue sfumature che ricordano quasi la tinta di certe ciliegie chiare, mista ad un granato arancia che mi fa pensare a certi vetri di Murano. Il naso è di quelli che ti infondono subito allegria e voglia di condividere, una deliziosa rosa apre le danze ai piccoli frutti, ciliegia e lampone in primis, poi arriva la fragolina, venature agrumate e spennellate di erbe aromatiche essiccate. La bocca regala bellezza pura, una finezza che nei rosati è nota rara, grande equilibrio, freschezza, sapore, difficile non rimanerne catturati, lo posso dire con assoluta convinzione visto che, grazie ad una dimenticanza dell’ignaro viticoltore, ormai partito dal recente Terre di Vite, mi sono trovato a disposizione una cassa da 6 bottiglie (più altre due che ho ricevuto a parte), aperte una dopo l’altra in questo periodo di feste, sempre con lo stesso, stupendo, risultato espressivo. E come succede con i vini “puri”, disponibili e comunicativi, invece di stancarmi di berne, sto cominciando a soffrire perché mi è rimasta solo una bottiglia…

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