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Gaglioppo 2020

Gaglioppo 2020 StattiDegustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 02/2022


Tipologia: IGT Rosso
Vitigni: gaglioppo
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: STATTI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro


Il gaglioppo è un’uva che ho sempre apprezzato molto, fa parte di quella categoria di cultivar autoctone – in questo caso calabra – che eleva il panorama vitivinicolo nazionale in quanto a grazia ed eleganza. Spesso queste due ultime parole vengono utilizzate a sproposito, anche per definire vini che ahimè andrebbero bevuti con l’ausilio di un cucchiaino, più che sorseggiati, tant’è la concentrazione. Il gaglioppo no, rientra a pieno titolo nell’olimpo delle varietà in grado di regalare vini dotati di grazia sin dall’aspetto visivo, quella trasparenza che incanta, sfumature sottili al naso e un corpo che non ingombra quasi mai.
Certo tutto dipende dall’esperienza del vignaiolo e dal rispetto che quest’ultimo riserva al DNA del vitigno; l’Azienda Statti, di Lamezia Terme, in tal senso adopera una filosofia atta ad esaltare le peculiarità del gaglioppo, quella classe ed eleganza, soprattutto di beva, che non devono mai mancare e la scelta di farne una versione in solo acciaio rappresenta a mio avviso un vero e proprio scacco matto. Le vigne sono ben esposte e la matrice del terreno è ferrosa con alta percentuale di sabbie. La vinificazione in rosso avviene a temperatura controllata (22 – 26°C) con macerazione sulle bucce per 7 giorni; segue affinamento in vasche di acciaio inox per 3 mesi.
Questo materiale consente di esaltare al massimo le peculiarità del vitigno, e considerando l’enorme lavoro svolto dallo staff enotecnico durante l’anno – si parla di 20-30 vinificazioni separate per ogni varietale – a mio avviso la scelta è azzeccata ed in linea con la filosofia della Azienda.
Sin dal colore richiama i più grandi vitigni del mondo: nebbiolo, pinot noir, sangiovese, nerello mascalese… Tinta rubino vivace con caldi riflessi granato che prenderanno il sopravvento con l’avanzare del tempo. Il naso esordisce intenso ma con stile, garbo, l’impronta del suolo è protagonista, tradotta magistralmente al naso da ricordi di grafite e sabbia bagnata, gli stessi anticipano un fresco bouquet di frutti rossi acidi, dove il lampone e l’amarena primeggiano, contornati da pepe nero, salamoia d’olive e timo; gran bella evoluzione a distanza di ore dove il registro olfattivo acquisisce ancor più complessità.
In bocca è un vino estremamente succoso, tannino protagonista e dolce, il gusto richiama la croccantezza dei frutti percepiti al naso e la sapidità data dal terreno, un rimando territoriale di grande coerenza. Il corpo è moderato, estratto significativo che riesce a impegnare non più di quanto deve, non più di quanto è nel suo DNA, vuole imprimere un ricordo di piacevolezza ed estrema duttilità riguardo l’abbinamento gastronomico. Abbinato ad un piatto di pasta fresca fatta in casa condita con abbondante ragù calabrese, quest’ultimo caratterizzato da un misto di carne di manzo e maiale, è un vino pericoloso in quanto la bottiglia finisce in men che non si dica.
Vicinissimo alla quinta chiocciola.

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