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Friuli Refosco dal Peduncolo Rosso 2018

Friuli Refosco dal Peduncolo Rosso 2018 PitarsDegustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 02/2022


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: refosco dal peduncolo rosso
Titolo alcolometrico: 12,5%
Produttore: PITARS
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 7,5 a 10 euro


Se l’Italia vanta un posto d’onore tra i Paesi dove la cultura del vino è parte integrante della storia, delle abitudini sociali e delle tradizioni lo si deve solo ed esclusivamente ai vitigni autoctoni. È altrettanto vero che oggigiorno grazie ad enologi e viticoltori appassionati, e soprattutto grazie ai loro studi sul territorio, è possibile bere anche da noi grandi Chardonnay, Cabernet o Pinot Noir; tuttavia, a mio avviso, Sangiovese, Aglianico, Nebbiolo, Nerello Mascalese, Refosco dal Peduncolo Rosso… occuperanno sempre un posto di rilievo nel cuore degli appassionati, quelli veri non i cosiddetti “acchiappa like” che impazzano sui social negli ultimi anni.
È proprio quest’ultimo, tra i protagonisti indiscussi della viticoltura friulana, ad aver catturato la mia attenzione. La mia tesi è ampiamente condivisa dall’Azienda Vitivinicola Pitars di San Martino al Tagliamento, piccolo comune in provincia di Pordenone, che dedica al suddetto vitigno a bacca nera attenzioni maniacali. Il borgo prende il nome dal noto fiume selvaggio, tra gli ultimi rimasti in Europa, che caratterizza gran parte dei vini prodotti in questo caratteristico fazzoletto di terra friulana antica e affascinante.
Il refosco dal peduncolo rosso, noto sin dal 1700, fa parte della famiglia dei refoschi, tra tutti è senza ombra di dubbio il più conosciuto e apprezzato; oltre in Friuli è allevato anche in Veneto. Deve il nome a una caratteristica ben precisa del grappolo, ovvero il peduncolo di colore rossastro, la forma è medio-grande e di struttura piramidale, piuttosto spargolo e con un’ala. Pitars lo alleva tra le colline di Passariano in provincia di Udine, da queste parti i vitigni a bacca nera prediligono la matrice argillosa e sassosa delle grave del Friuli, le stesse ritengono acqua e minerali utili alla crescita della pianta e alla maturazione dell’uva. Allevamento a Guyot e vendemmia svolta solitamente la prima quindicina del mese di ottobre. Vinificazione in rosso con fermentazione sulle bucce con metodo “Ganimede”, temperatura controllata per favorire l’estrazione del colore, lo sviluppo e la conservazione dei profumi originari del refosco.
La 2018 è stata una buona annata, irregolare tuttavia priva di fenomeni atmosferici particolarmente rilevanti, lontana soprattutto dai picchi di afa e clima torrido che solitamente generano siccità e altri svariati problemi. Il colore all’interno del calice è squillante, un rubino carico di antociani, media trasparenza e riflessi lievemente violacei. I profumi sono aggraziati, in primis la parte floreale, nitida, ariosa: rosa rossa, garofano selvatico, violetta, contornati qua e là da ricordi di amarena, mora, noce moscata e un soffio balsamico di eucalipto contrapposto a una eco salmastra a suggellare l’insieme.
Un vino che si sviluppa più in lunghezza che in spessore, o densità per intenderci, la freschezza è notevole e la sapidità adeguata a un corpo medio, caratteristica quest’ultima che implementa le doti di beva; il finale è ammandorlato e coerente al varietale.
L’ho abbinato a una pasta al forno con besciamella, radicchio, cipolla di Tropea, salsiccia e mozzarella, un inno al Bel paese a tavola. Quattro chiocciole abbondanti come la porzione che ho letteralmente divorato.

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