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Dolcetto d’Alba Cascina Crosa 2022

Dolcetto d'Alba Cascina Crosa 2022 Pasquale PelisseroDegustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@
Data degustazione: 10/2023


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: dolcetto
Titolo alcolometrico: 13,5%
Produttore: PASQUALE PELISSERO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 8 a 11 euro


In Langa è “d’obbligo” iniziare a degustare vino partendo dal Dolcetto. Gli stessi produttori tuttavia, a mio avviso, non ci credono abbastanza ed è un peccato. Sarà perché l’uva omonima nel corso dei decenni non è mai riuscita a spiccare il volo e molte colpe ricadano proprio su coloro che hanno fatto sì che il dolcetto perdesse la propria identità. Quest’ultima è caratterizzata da una vinificazione quasi sempre svolta in acciaio, la stessa dona toni freschi, fruttati, gioviali e una bevibilità a tratti compulsiva; con la classica nota ammandorlata in chiusura. Spesso a quei tempi capitava di bere vini muscolosi, alcolici, con profumi che facevano fatica ad emergere per via dell’eccessivo utilizzo del legno, anche a distanza di anni.
Fortunatamente la musica negli ultimi anni è cambiata grazie al gusto internazionale, che oramai premia vini slanciati, e alla serietà di molti produttori che hanno idee chiare e soprattutto talento nell’allevare una tra le cultivar più antiche del Piemonte.
Tra questi vi è senza dubbio Ornella Pelissero di Neive, che al dolcetto riserva le medesime cure dedicate ad altri vitigni ben più richiesti, ovvero barbera e soprattutto nebbiolo. – Il dolcetto: l’uva che quando le Langhe erano povere ha permesso a mio nonno e a mio padre di portare a casa il pane quotidiano, di mettere da parte i risparmi per il futuro di Cascina Crosa. – racconta Ornella. L’etichetta in questione prende il nome dall’omonima proprietà, dunque dalle vigne dove crescono le uve, a Neive (CN), tra l’altro in una delle zone più belle e panoramiche.
Un ettaro, trent’anni d’età, filari situati a 400 metri sul livello del mare, esposti a sud-ovest e caratterizzati da un terreno ricco di marne e calcare. La resa è pari a 5000 ceppi per ettaro. In cantina si parte da una pigiadiraspatura soffice, segue fermentazione alcolica per 8 giorni a temperatura controllata e infine malolattica. Il vino affina per tre mesi in acciaio e viene imbottigliato a fine marzo.
Rubino profondo nel calice, tonalità vivace e riflessi porpora, media consistenza. In questa prima fase della sua vita il naso è piuttosto esuberante. Ricordi vinosi cedono presto il posto ad una spezia suadente, ciliegia matura e chiodo di garofano, timo selvatico e liquirizia; in chiusura grafite.
Ne assaggio un sorso e le sensazioni dolci-acide del frutto mostrano coerenza con quanto percepito al naso, il tannino marca non poco tuttavia è dolce e la sapidità incalzante mostra un buon potenziale evolutivo, nonostante non sia un vino lunghissimo. Anche la freschezza è significativa pur trattandosi di un’annata torrida. Ad un passo dalla quarta chiocciola, trova il suo splendore in abbinamento ad un buon piatto di gnocchi al ragù bianco di fassona.

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