Delle Venezie TesiRare GrigioRamato 2018
Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 07/2021
Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: pinot grigio
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: ITALO CESCON – Cescon Italo Storia e Vini
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro
Vino BIO: sì
Ci sono molteplici ragioni per cui mi fa piacere raccontarvi questo vino, la prima è che si tratta di un pinot grigio della recentissima DOC interregionale “delle Venezie”, che coinvolge il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia (tanto che il nome è previsto anche in lingua slovena: Beneških Okolišev) e la Provincia autonoma di Trento, ovvero il Triveneto. L’unica denominazione di origine italiana con queste caratteristiche, nata nel 2016 per valorizzare il pinot grigio da sempre prodotto in quest’area. Il Triveneto rappresenta l’85% della produzione vinicola italiana e nel 2016 gli ettari vitati erano ben 23.374, con un incremento rispetto al 2014 di +30,3% in Veneto, +23,2% in Friuli Venezia Giulia e +4,5% nella Provincia di Trento.
Può far storcere il naso, e non solo, pensare alla creazione di una denominazione con un’origine così ampia e, inevitabilmente, morfologicamente eterogenea, ma la necessità è stata dettata principalmente dalla storica presenza del pinot grigio, che non ha mai avuto una propria DOC, bensì è presente come componente di alcune denominazioni e in versione IGT. Vista in quest’ottica, “delle Venezie” ha una sua ragione di esistere, consentendo una maggiore tutela di tutta la produzione di pinot grigio nel territorio.
Un’altra motivazione che mi ha spinto a scrivere di questo vino è che la nota famiglia Cescon, trevigiana di Roncadelle di Ormelle, ha lavorato sodo per creare una linea di alto profilo chiamata TesiRare, attualmente composta da cinque vini tutti proposti con un packaging accattivante che ha consentito proprio al Grigioramato di ottenere il Premio Speciale “Etichetta dell’Anno 2021” al 25° Vinitaly Design International Packaging Competition. Al di là dei premi “estetici”, questo vino ha subito una macerazione sulle bucce e fermentazione spontanea in anfora per 20 giorni. L’anfora ha continuato ha offrire il suo contributo in fase di maturazione (8 mesi), mentre una parte del vino è stata trasferita in tonneaux di secondo passaggio. Il vino non ha subito filtrazioni, è rimasto ad affinare in bottiglia per un anno. Il pinot grigio utilizzato proviene dalla Particella 95 situata nel comune di Lison, vigneto coltivato in regime biologico, con 4.500 piante per ettaro e una resa di 1,5 kg d’uva per pianta. La vendemmia si è svolta il 3 settembre. Quella in mio possesso è la bottiglia n. 2241 di 5500.
Insomma un pinot grigio che ha fortemente stimolato la mia curiosità, consapevole di quanto il mondo dei vini macerati in anfora possa dare risultati molto eterogenei, con punte di straordinaria levatura ma anche prove davvero poco riuscite, spesso frutto di improvvisazione e conseguente approssimazione.
Questo 2018 mostra un colore decisamente intenso da classico orange wine, un ambrato-ramato indubbiamente suggestivo. Accostato al naso presenta un’iniziale riduzione, che tende a scomparire dopo un po’ di ossigenazione; emergono note di agrumi maturi, mandarino e pompelmo rosa, resina, poi albicocca disidratata, legno di liquirizia, fumo, corteccia, leggeri alloro e menta, aghi di pino, muschio e felce.
Al palato è intenso, con un evidente ritorno agrumato che ricorda l’arancia amara e il pompelmo, un leggero velo tannico fornisce nerbo al sorso, l’acidità non manca così come la sapidità, la materia ha già un ottimo equilibrio e lascia in bocca una sensazione complessa che richiama bene le note descritte in precedenza.
Un vino assolutamente convincente, che evidenzia come il pinot grigio abbia nelle corde la possibilità di una vinificazione diversa, la lunga macerazione gli ha fornito un bagaglio aromatico di notevole impatto. Sfiora la quinta chiocciola.