DELL’ANTONIA SILVIO – Azienda Agricola di Bino Natalina

Indirizzo: Borgo Coilsola, 12 – 31010, Fregona(TV)
Telefono: +39 0438 581773
Fax: +39 0438 581773
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laVINIum – 09/2011
Ci troviamo a Fregona, piccolo centro in provincia di Treviso, circondato da un susseguirsi di colline disposte a semicerchio, situate alle pendici del Monte Pizzoc e dell’Altopiano del Cansiglio. Un piccolo paradiso dove il verde e la quiete la fanno da padroni. Qui la vite trova il suo habitat ideale. Gli altopiani montuosi la proteggono dai freddi invernali mentre in estate è accarezzata dalle fresche correnti estive che permettono all’uva di maturare nelle migliori condizioni possibili. Ed è in queste colline che la famiglia Dell’Antonia, capitanata da Claudio, con la preziosa collaborazione della moglie Natalina e dei figli Mara e Alessio, porta avanti una tradizione secolare producendo un vino passito di nicchia, figlio di questo territorio: il Torchiato di Fregona.
L’azienda vinicola rappresenta per la famiglia la seconda attività, in quanto tutti si dedicano ad altre occupazioni lavorative, ma se si parla di cuore ed emozioni allora non vi è dubbio cosa rappresenti per loro la parte più importante.
I numeri parlano di 2 ettari vitati e una produzione di circa 2000 bottiglie all’anno (formato da mezzo litro). Ma non sono i numeri ad essere importanti, bensì l’amore e la tenacia profusi per riuscire a mantenere viva una tradizione e un prodotto che ha origini antiche e che sarebbe un delitto veder scomparire.
Nell’antichità il vino dolce era considerato quello prediletto dagli Dei; era meglio conservabile e più facilmente trasportabile. Nella cultura contadina rappresentava un fondamentale apportatore di calorie e zuccheri, una sorta di medicina ricostituente; ecco perché rappresentava un bene prezioso con il quale si soleva accogliere l’ospite o celebrare occasioni importanti.
La storia della famiglia Dell’Antonia è quella tipica di tutte le famiglie contadine del tempo. Tanto lavoro e fatica nei campi e in vigna.
Il Torchiato veniva prodotto quasi esclusivamente per uso personale. Nei primi anni del ‘900 il nonno di Claudio prese in gestione assieme al fratello un bar dove iniziò a commercializzare il vino. In seguito alla partecipazione a un concorso a Torino arrivò anche un riconoscimento ufficiale e la successiva iscrizione nell’albo dei vini d’oro d’Italia. La definitiva consacrazione del Torchiato di Fregona non arriva troppo distante dai giorni nostri.
Fondamentale sarà la nascita del Consorzio nel 1978, capace di riunire le 13 aziende produttrici in un progetto comune. Di vitale importanza sarà anche il lavoro dei ricercatori dell’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano che si impegnarono nello studio delle varietà protagoniste del passito, alcune delle quali, come la boschera per esempio, non ancora registrate nell’albo dei vitigni e quindi non autorizzate per la produzione e l’imbottigliamento.
L’inizio ufficiale della storia moderna del Torchiato di Fregona DOC lo si avrà il 21 agosto del 1993, data in cui il disciplinare di produzione viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.
Ma cos’è e come si produce il Torchiato di Fregona?
Il lavoro inizia in vigna con le varietà di boschera, verdiso e prosecco, e talvolta anche con piccole quantità di altre tipologie locali come bianchetta, dall’ocio, perera. Un lavoro scrupoloso dove si cerca di ottenere uve perfettamente mature e sane. I vigneti migliori per produrre il Torchiato sono quelli posti su terreni magri in quanto l’eccesso di azoto del terreno, una volta nel grappolo, rende l’uva più debole all’appassimento.
I trattamenti rameici invece rendono l’uva più spessa e quindi ottima alla causa.
In vendemmia vengono selezionati i grappoli più spargoli che garantiscono miglior arieggiamento e riducono così la possibilità di muffe. I grappoli, una volta adagiati delicatamente nelle cassette (per evitare pericolose rotture degli acini) vengono portati in granai o sottotetti perfettamente areati. Dopo una selezione accurata, che mira ad eliminare le parti danneggiate, inizia la fase dell’appassimento.
Il verdiso, tipologia più delicata, viene posto su dei graticci o come si usava nel passato, legando i grappoli a delle cordicelle che poi vengono appese alle travi del soffitto. Le altre tipologie restano adagiate su singolo strato nelle cassette o sui graticci. Importante in questa fase garantire un livello di umidità ideale. Le condizioni climatiche della zona permettono di ottenere una disidratazione ottimale delle uve. Va però monitorato con cura il livello di umidità, intervenendo tempestivamente con l’apertura o la chiusura delle finestre dei locali di appassimento a seconda delle variazioni climatiche. In casi estremi, un ventilatore e un deumidificatore sono pronti ad intervenire per evitare inconvenienti, ma è un caso che raramente si presenta perché la normalità è rappresentata dalla completa naturalità del processo.
I grappoli restano nei sottotetti o nei granai per circa sei mesi, tempo durante il quale la percentuale di zuccheri presenti nei chicchi aumenterà in modo esponenziale, evitando però che superi il 35% del totale. Questo per non rendere troppo difficile il successivo lavoro dei lieviti, con l’obiettivo di ottenere un vino con un contenuto alcolico compreso fra i 14-16 gradi e 10-12% di zuccheri residui.
Dopo un’accurata selezione manuale, che mira ad eliminare eventuali chicchi colpiti da marciume non nobile, si effettua la diraspatura del grappolo che permette di convogliare gli acini verso quello che è il simbolo antico di questo vino: il torchio.
Vengono eseguite almeno tre torchiature e tra una e l’altra le vinacce residue sono separate manualmente e rimesse nel torchio fino ad ottenere nell’ultimo passaggio un mosto oleoso, ricco di zuccheri, aromi e profumi formatisi nei lunghi mesi dell’appassimento. La resa finale del mosto sarà del 20% circa.
La fermentazione alcolica avviene in barriques vecchie, che hanno perso oramai i sentori più invadenti di legno e spezie. I contenitori vengono lasciati “scolmi” per favorire l’ossidazione, caratteristica tipica di questo passito. A fine fermentazione non vengono effettuati travasi e il 2 agosto si assiste al solenne momento della spillatura, una tradizione che si tramanda di generazione in generazione e che rappresenta l’occasione per assaggiare il prodotto e verificare di persona come sarà il livello qualitativo dell’annata. Dopo aver effettuato il primo travaso, il vino viene rimesso in barriques scolme e si affinerà fino a maggio dell’anno successivo. Qualche travaso e una filtrazione finale che blocchi definitivamente l’attività fermentativa a salvaguardia del contenuto zuccherino residuo e della pulizia aromatica del vino, saranno la premessa all’imbottigliamento.
Il vino riposerà poi per alcuni mesi e a novembre sarà pronto per andare in commercio e deliziare tutti gli appassionati di questo raro e prezioso nettare degli dei.

Vini degustatiAnnataPrezzoVoto
Colli di Conegliano Torchiato di Fregona Col dé Tor2007da 15 a 25 euro@@@@@

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