Colli Orientali del Friuli Pignolo 2008

Colli Orientali del Friuli Pignolo 2008 Cantarutti AlfieriDegustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 02/2019


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: pignolo
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: CANTARUTTI ALFIERI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


No, non si tratta di una vecchia annata, se avete pensato questo vuol dire che non conoscete la filosofia di Antonella Cantarutti, che con il marito Fabrizio e il figlio Rodolfo gestisce oltre 50 ettari vitati di proprietà nel cuore dei Colli Orientali del Friuli. L’azienda, nata per volontà di papà Alfieri una cinquantina di anni fa, può vantare molti filari con questa maturità a tutto vantaggio di vini di grande impatto, profondi e longevi come questo eccellente Pignolo.
Chi segue gli studi ampelografici sa bene che “pignolo” identifica un cospicuo numero di varietà a bacca bianca e nera, ma questa aveva rischiato l’estinzione (come il tazzelenghe e lo schioppettino); per fortuna settanta anni fa furono utilizzate le marze dei vigneti intorno all’Abbazia di Rosazzo, per ripopolare le aree dove si erano sviluppate nei secoli passati, come Buttrio, Premariacco e appunto Rosazzo. Già, perché del pignolo (localmente anche pignul) si parlava sin dal XII secolo, quando Udine faceva omaggio di vino ai luogotenenti che entravano per la prima volta in città.
Molto probabilmente il nome “pignolo” deriva dalla sua forma molto compatta e “impignata”. I Cantarutti lo vinificano in vasi vinari tronco conici termocondizionati, la macerazione dura più o meno un paio di settimane; dopo la svinatura il mosto viene tenuto in acciaio per effettuare la decantazione. Successivamente passa in barriques francesi nuove da 225 litri, dove rimane per ben 48 mesi. Il vino verrà imbottigliato solo quando sarà ritenuto pronto per l’affinamento conclusivo, che dura almeno 6 mesi.
Il colore rivela una buona profondità, ancora rubino pieno, mentre il bouquet ci fa subito capire che non si deve avere paura dei piccoli legni, ma bisogna saperli usare, la lunga permanenza consente un migliore assorbimento e permette di raggiungere quegli equilibri che consentono al vino di essere libero da sentori coprenti che ne nasconderebbero le caratteristiche peculiari.
L’impatto fruttato è affascinante, di grande pulizia e precisione, avvolto in un tessuto delicatamente speziato e, soprattutto, in un grembo minerale che ne esalta le sensazioni. Un gioco di prugne e amarene mature, di sottobosco e sfumature balsamiche, leggeri richiami ferrosi ed ematici.
Al palato sorprende per la notevole freschezza che gli dona una grande eleganza, il tannino è di grana finissima e non nasconde la sua intensità, senza però mordere ma preferendo accarezzare le gengive per far sentire la sua fondamentale presenza. Lungo è l’incedere espressivo e in chiusura lascia una bocca fresca e piena di sapori, grazie anche a una vena sapida che circuisce il sorso.

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