Coevo 2015
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 05/2022
Tipologia: IGT Rosso
Vitigni: sangiovese 50%, cabernet sauvignon 20%, merlot 20%, petit verdot 10%
Titolo alcolometrico: 14%
Produttore: CECCHI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: oltre 50 euro
Il Coevo, prodotto sin dal 2006, è un omaggio simbolico all’intera Toscana del vino. Cesare e Andrea, attuali proprietari dell’Azienda, amando profondamente la suddetta regione hanno pensato di unire le potenzialità di due territori che seguono da sempre con passione: il Chianti Classico, dove nel 1893 è iniziata l’avventura di Cecchi, e la Maremma, dov’è presente una Tenuta di famiglia denominata Val delle Rose.
Il vino è dunque composto da sangiovese 50% proveniente da Villa Cerna, cabernet 20% dal vigneto storico La Gavina – entrambi in Castellina in Chianti (SI) – merlot 20% e petit verdot 10% allevati in Maremma. Un vino moderno nell’accezione nobile del termine, dunque non tanto in roboanti termini enologici, quanto in visione d’insieme e sperimentazione territoriale. Un’etichetta che ha l’ambizione di competere ad armi pari con i Supertuscan tanto richiesti dai mercati internazionali e in generale con tutti i vini del mondo, pur mantenendo un respiro profondamente chiantigiano, d’estrema coerenza e soprattutto equilibrio.
Il “Coevo” è senza dubbio l’etichetta più ambiziosa di tutta la gamma dei vini Cecchi, un cavallo di razza che non ha paura d’invecchiare e che ho avuto il piacere di degustare nell’annata 2015, millesimo piuttosto caldo, regolare, fortunatamente ben lontano dai record di siccità e afa registrati in millesimi ancor più recenti, nel complesso dunque una buona annata. Due settimane a contatto con le bucce, affina 18 mesi in barriques e tonneaux più un anno di riposo in bottiglia. Il vino tinge il calice mostrando una tonalità rubino attraversata in controluce da sfumature violacee.
Il quadro olfattivo è incentrato su frutti di bosco maturi quali ribes, lampone e amarena, impreziositi da un floreale intenso che sa di viola e geranio selvatico; inoltre legni nobili ben fusi alla materia, tabacco in foglie e sentori mediterranei che rendono ben più complesso l’insieme. A distanza di circa un’ora dalla mescita rivela suggestioni ematiche e lievemente fumé, l’evoluzione è magistrale.
Al palato mostra carattere ed eleganza, notevole trama tannica, coccola il palato ma non ha intenzione di arruffianarselo; vibrante la sapidità, in questa fase risulta in netto vantaggio sulla freschezza, il vino deve ancora stemperare la grande potenza del terreno. Vino in divenire, accostato ad uno spezzatino di cinghiale, oggi, trova il massimo dell’espressività.