Cirò Rosso Classico Superiore ‘A Vita 2008

defranco_ciroDegustatore: Barbara Brandoli
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 03/2010


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: gaglioppo
Titolo alcolometrico: 13,5 %
Produttore: ‘A VITA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 7,50 a 10 euro


Come l’arsura che chiede d’essere placata un sorso è la cucitura d’una camicia annodata ai fianchi, d’una stesa tra il bucato in fiamme all’incrocio dei venti: quello che si dice e quello che si tace fanno i giorni, e come i giorni fanno la vita, gli istanti persi sono ritrovati, nei giorni andati e in quelli a venire; qui, ora, può essere il passo che faccio verso di te; perché ogni passo avanti è un passo in meno. (Gian Paolo Guerini) ‘A Vita, caro Francesco è quella che oggi scorre nel mio bicchiere, sulla mia tavola e tacerne sarebbe perdere gli istanti, lasciarseli sfuggire dentro l’oblio del piacere ma farei un torto a te e a Laura che così tanti passi avete fatto di verso e controverso dentro al vento salmastro della Calabria, attraverso un vitigno che sentivate ancora urlare, così da richiamarvi alla sua cura come se questo fosse il segreto, come se tutto fosse lì a portata di mano in una terra violentata e senza più voce. Miei cari, non posso scrivere senza che la mia emozione sia doppia, quella sensoriale e quella della partecipazione convinta e senza riserve alla nascita di una nuova voce nel panorama calabrese: il gaglioppo, finalmente, trova una nuova famiglia, evviva! L’ho versato in un calice grande e ampio il tuo vino, Francesco, e l’ho fatto muovere perché sentivo che aveva voglia di danzare, di mostrare le vesti rubino e le sue trasparenze. Le lacrime che scivolano sul vetro non sono altro che graffiti che si elevano, sono ferite che si asciugano e trovano nel segno l’architettura perfetta derivante dalla naturalezza, dal rispetto per il territorio e per questi ceppi ad alberello di 30-40 anni. Chissà quanti anni hanno aspettato, chissà se sei ritornato alla terra perché hai sentito il loro grido, mi piace pensare che sia così, che sia la natura in qualche modo a scegliere l’uomo e non viceversa, in un gioco d’attese che, se è fatto con rispetto, non può non restituire il tempo della ragione, della maturità e della consapevolezza. Ci vogliono maturità e consapevolezza per fare un vino come questo, uno scambio e un dialogo continuo tra l’uomo e la pianta e questo scambio deve essere alla pari. Il naso nel bicchiere è un ritorno esaltante di profumi, primo fra tutti il salmastro autunnale del mare quando si mescola alla foschia del mattino, poi ciliegia croccante, ribes rosso, polvere di terra appena accennata, in una sequenza verticale che arriva alle spezie, al pepe, alla liquerizia, alla china. Un naso profondissimo che si fa incipit, che svela e si dichiara ad una bocca, che non tradisce le aspettative, anzi le esalta. Ed è un frutto dolcissimo che ti apre la porta dove ad attenderti c’è un tannino fitto e vellutato a dirigere l’orchestra dei sapori. La sapidità e la mineralità si fondono con la dolcezza del frutto che ti avvolge il palato, sorso lunghissimo, fresco e intenso come solo pochi grandi vini sanno donare, ampio e avvolgente ma non stancante, scalpitante e docile nello stesso tempo, affascinante e sfuggente, con quell’immediatezza tipica di chi mostra orgoglioso il proprio carattere ma che tiene sempre ben celata la propria intimità. E’ proprio in quell’intimità che va cercato quel qualcosa di più che questo grande vino ha da dire, nelle trasparenze, nelle sfumature, nel soffio e nel respiro della terra che finalmente ha trovato un angolo di pace nelle mani sapienti e amorevoli di Francesco de Franco.

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