Chianti Classico Riserva Villa Cerna 2016

Chianti Classico Riserva Villa Cerna 2016 CecchiDegustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 02/2022


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: sangiovese 95%, colorino 5%
Titolo alcolometrico: 14%
Produttore: CECCHI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro


Il Chianti Classico Riserva di Villa Cerna è in dubbiamente un’etichetta che ha senso di esistere perché figlia di un millesimo davvero straordinario, anche in Toscana. Oggigiorno vengono prodotte “Riserve” con troppa facilità, al punto che cessa a mio avviso il senso stesso di tale categoria e soprattutto il motivo per cui è nata, ovvero ottenere il massimo – in termini di equilibrio e qualità – da un’annata a cinque stelle.
È innegabile che le condizioni climatiche negli ultimi anni rendano la vita difficile ai viticoltori, soprattutto per l’eccessivo caldo, gli stessi compiono veri e proprio miracoli – vedi millesimo 2017 – per portare in cantina uve sane e con livelli di acidità accettabili. È altrettanto vero che madre natura ha donato ad alcuni fazzoletti di terra caratteristiche pedoclimatiche in grado di vincere la partita anche in casi estremi, dunque in questo caso può aver senso produrre una Riserva, ma in tutti gli altri casi a mio avviso esistono ancora troppe speculazioni.
Villa Cerna, tornando al vino protagonista del mio articolo, produce un Chianti Classico Riserva 2016 con uve sangiovese 95% e colorino 5% che provengono dal vigneto Solare, ubicato a Castellina in Chianti (SI) nella parte meridionale del comprensorio vitato di proprietà, a circa 280 Metri s.l.m., su terreni di medio impasto alcalino. Si abbassano notevolmente le rese, 40 quintali per ettaro, vinificazione in rosso a temperatura controllata, 26°C, macerazione prolungata sulle bucce per circa 15 giorni, affinamento di 14 mesi in barriques e tonneaux e minimo 9 mesi in bottiglia prima della vendita.
Rispetto al Primocolle, già recensito, trovo una maggior complessità soprattutto al naso e al palato. La trama cromatica è rubino squillante con lievi riflessi granata, all’interno del calice il vino si muove piuttosto lentamente. Dapprima floreale con la consueta viola, qua e là contornata da iris e geranio selvatico, cede il passo all’agrume, stimolante, soprattutto arancia rossa, ma anche ciliegia e mora; effluvi balsamici e speziati rendono il quadro ben più complesso dopo opportuna ossigenazione, cambia registro di continuo mostrando sempre più austerità.
In bocca la freschezza è vibrante, sorretta da buon corpo e un tannino vispo, il sorso è in divenire perché la rotondità, solo apparente, post deglutizione si trasforma in verticalità gustativa, allungo salino; impegna senza appesantire anche per via di un alcol ben gestito.
Quattro chiocciole a un passo dalla quinta, perfetto in abbinamento ad un piatto di classici pici al ragù bianco di cinta senese, tra i miei primi piatti preferiti di sempre.

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