Carmignano Villa di Capezzana 1999

Degustatore: Maurizio Taglioni Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 11/2002


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: sangiovese 80%, cabernet sauvignon 20%
Titolo alcolometrico: 13,5 %
Produttore: CAPEZZANA – Tenuta di Capezzana
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro


Se giara io prendo in mano di brillante Carmignano, così grato in sen mi piove che d’ambrosia e nettar non invidio a Giove.” (Francesco Redi) La storia: Carmignano è uno dei più vecchi Comuni della Toscana e la storia e la fama dei suoi vini si lega alle millenarie vicende di questa terra. La vite si coltivava già nell’epoca etrusca, circa 3.000 anni fa, come dimostrano i recipienti da vino trovati all’interno di alcune tombe etrusche. Durante l’epoca romana vi fu l’assegnazione da parte di Cesare ai suoi veterani, tra il 50 e il 60 a.C., di talune terre del luogo coltivate fin da allora a vite. I nomi odierni di alcune aziende viticole deriverebbero appunto da nomi romani (Capezzana ad esempio, prenderebbe il nome da uno dei veterani assegnatari di queste terre, chiamato Capitus). Sulla qualità del vino di Carmignano nella storia, esistono molteplici tracce. Nel 1300 Francesco Datini, tramite il notaio ed amico carmignanese Ser Lapo Mazzei, ne ordinava per la sua famosa cantina di Prato quindici some. Il celebre mercante non difettava certo nel fiuto degli affari, eppure per ogni soma giunse a pagare un fiorino, quando il prezzo corrente dei vini più prestigiosi dell’epoca era appena un quarto di tale cifra. Nel ‘300 il cronista Domenico Bartoloni parlava “dei vini di Carmignano e d’Artimino che sono eccellenti”. Tre secoli più tardi, nel suo famoso ditirambo Bacco in Toscana (ditirambo = nella letteratura classica greca, forma di canto corale in onore di Dioniso; nella letteratura italiana, componimento poetico in lode del vino e dell’amore), è invece un altro Francesco, il Redi, a lodare il prodotto come sopra enunciato. Nel 1716 il Serenissimo Granduca Cosimo III de’ Medici emise il “Decreto Motu proprio” ed il “Bando” delimitanti la zona di produzione e fissanti le norme sulla produzione, sui controlli e sulla repressione frodi; primo esempio al mondo di denominazione di origine controllata che anticipò di circa un secolo la AOC francese e costituì al contempo la prima patente di nobiltà del Carmignano e di altri tre importanti vini toscani di quegli anni (Chianti, Pomino e Valdarno Superiore). Anche Gabriele D’Annunzio ebbe parole di plauso per il vino di queste colline, egli scrisse: “Mio padre ha spillato la botte che odora di mammola, e quest’anno è contento del Carmignano che egli primo ha maturato nei suoi vigneti de’ Colli…” I vitigni: Ad affiancare il Sangiovese, era già prevista nel Bando di Cosimo de’ Medici, la presenza di un vitigno che nel resto della Toscana non era molto frequente (ora lo è fin troppo) o addirittura sconosciuto; il Carmignano nel suo uvaggio è infatti caratterizzato da una pregevole quantità di Cabernet. I primi tralci pare siano stati trapiantati su queste colline per desiderio di Caterina de’ Medici allorché era regina di Francia, lo confermerebbe lo stesso nome di “uva francesca”, ancora in voga tra i vecchi viticoltori e chiara storpiatura dal francese di un aggettivo che ne indicava la provenienza, così come avviene tuttora sulle coste maremmane dove l’Alicante è chiamato dai locali vignaioli “uva Spagna” o “tinto di Spagna”. La DOC: Nel 1975 al vino di Carmignano venne concessa la DOC, con la facoltà di includervi le annate in invecchiamento fino al 1969. Nel 1990 infine, a riconoscere la sua spiccata personalità e ad inglobare il rosso Carmignano nella mappa dei vini italiani di maggior prestigio, è arrivato il riconoscimento della DOCG, applicabile per i vini in invecchiamento fino al 1988. La degustazione: L’eccellenza di questo Carmignano Villa di Capezzana è lì a portata di mano, forse distante solo pochi mesi di maturazione… ci sentiamo di anticiparla. Rubino pieno, concentrato e vivace insieme, saldo e consistente, viola ciclamino il cristallo “se calice prendo in mano di brillante Carmignano”. Ha impatto olfattivo eccellente, di grande eleganza e tipicità. Tutti i profumi sembrano emergere da una discreta e lieve base paglia e fieno, dove i riconoscimenti sono d’annunziani di viola mammola e fruttati carnosi, intensi, di scura ciliegia, e piccoli e scuri frutti di bosco, poi buon cacao in polvere tostato, poca vaniglia, e reminescenza aromatico-balsamica di rosmarino ed alloro. Con il passare dei minuti il vino si apre ed il cacao in polvere si fa fondente cioccolato. Al gusto si rivela di carattere, saldo, tosco, franco ed insieme di rara eleganza. La corrispondenza gusto-olfattiva è piena e l’atmosfera tutta è coerente al contesto. Frutto carnoso, dolcezza e spezie caparbiamente bilanciate da nerbo acido e tannino fine, fitto e leggero, in perfetta fusione. Finale lungo, fruttato, intenso, magistralmente acidulo, affatto pesante. Tra i migliori esempi della vitivinicoltura di Toscana, ad un prezzo ancora abbordabile, ottimo subito, eccellente in divenire data la predisposizione all’invecchiamento che consigliamo di inoltrare per almeno 5-10 anni in fresca ed umida cantina. Da servirsi a 18°, in calici ampi ed alti, da Bordeaux o da Hermitage, accompagnando carni rosse saporose, magretti d’anatra arrosto, faraona al cartoccio, cacciagione in genere. Formaggi di stagionatura allineata alla maturazione del vino, media subito, anche lunga stagionatura tra qualche anno.

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