Campo alla Sughera Rosso 2015

Campo alla Sughera Rosso 2015Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 06/2021


Tipologia: IGT Rosso
Vitigni: petit verdot, cabernet franc
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: CAMPO ALLA SUGHERA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: oltre 50 euro


La terza e ultima etichetta presentata da Campo Alla Sughera è possibile sintetizzarla attraverso un solo termine: concretezza. Il nome racchiude in sé non solo l’intera proprietà, ma la continua ricerca e sperimentazione in campo enologico svolta in venti e più anni d’attività. Il territorio è quello di Bolgheri, per la precisione Castagneto Carducci, dove l’azienda è fortemente radicata. La famiglia Knauf coadiuvata da Stéphane Derenoncourt, enologo di fama mondiale, è riuscita a individuare nel tempo le migliori parcelle atte a produrre petit verdot e cabernet franc, in questo caso in blend, in grado di competere ad armi pari con tutti i Super Tuscan del territorio, e in generale con i più grandi tagli bordolesi al mondo.
Per arrivare a comprendere le potenzialità di una parcella rispetto ad un’altra, è tassativo vendemmiare e vinificare separatamente. Uve costantemente baciate dal sole crescono sane e mature, anche grazie alle brezze marine che rinfrescano le bacche. I terreni sono di natura alluvionale, ricchi di sabbie e argilla, vigne che arrivano anche a 400 metri d’altitudine. Il cordone speronato è il sistema d’allevamento prescelto, densità d’impianto pari a 9500 ceppi/ha, la vendemmia è svolta manualmente. Riguardo la vinificazione, la stessa si compie in 20-25 giorni ed è svolta in acciaio a temperatura controllata di 28 – 30 °C; segue affinamento di 24 mesi in barriques e tre anni di bottiglia. La 2015 è stata una buona annata, calda e regolare, priva di periodi estremamente siccitosi.
Osservando il calice regala una tonalità rubino intenso, profondo, con venature granato; il vino si muove lentamente all’interno del bicchiere. Il naso è molto espressivo, il timbro importante, l’insieme mostra finezza e garbo. Non vi è traccia di alcol o frutta esasperata, semmai suggestioni di mora e mirtillo maturo, tanta balsamicità che si contrappone alla macchia mediterranea, dunque eucalipto, mentolo, lentisco su tracce di fieno secco e pepe verde; con opportuna ossigenazione, cacao amaro, caffè e grafite. Immancabile la chiusura salmastra che anche in questo caso strizza l’occhio alla vicina Costa Toscana.
Evolve magistralmente a distanza di 24 ore mostrando sempre più eleganza e toni floreali leggermente appassiti. In bocca il sorso risulta energico, materico, dotato di un tannino dolce e ancora piuttosto fitto; il frutto maturo è vivacizzato da una spezia che conquista subito i recettori del gusto, linee sinuose alleggerite da vere e propri lampi d’acidità rendono il vino piacevole, armonioso, già piuttosto compiuto, comunque ad anni luce dalla maturità espressiva. Da ciò mi è possibile constatare risulta un cavallo di razza che non teme il lungo affinamento. 5 chiocciole conquistate con estrema disinvoltura, una menzione speciale se abbinato a uno spezzatino d’agnello marinato con spezie indiane e cotto con abbondante cipolla, mandorle tostate e prugne.

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