Brunello di Montalcino 2006

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 05/2011


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: sangiovese
Titolo alcolometrico: 14 %
Produttore: PODERE PAGANICO – Azienda Agricola
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


Accidenti che piacere sentire i profumi di questo sangiovese! E ci tengo a ribadirlo, si tratta proprio di sangiovese 100%, perché questi ultimi anni hanno minato la credibilità di uno dei vini simbolo della cultura e tradizione enoica italiana, il Brunello di Montalcino. Certo, i media “ufficiali”, che si tratti di carta stampata, web o televisione, hanno continuato a fare finta di nulla, anzi, con una persistenza che lascia quantomeno sbalorditi, non fanno che dire che il Brunello è il vino più amato, che riscuote successo in tutto il mondo, che tutto va a gonfie vele. Sarà per questo che più di una volta si è paventata l’ipotesi di modifica del disciplinare proponendo l’ingresso di altri vitigni in questo vino che fonda la sua fama proprio sul connubio territorio, tradizione, vitigno, ripiegando poi sul Rosso di Montalcino, più per la forte critica ricevuta da più parti che per reale convinzione di aver proposto un cambiamento che può solo distruggere definitivamente l’immagine di un vino tanto importante? Quello che alcuni cercano di imporre, ovviamente, nasce esclusivamente da una visione commerciale del vino, discutibilissima e poco lungimirante, totalmente disgiunta da qualsiasi legame con il territorio e la sua storia, ma questo è, manco a dirlo, il frutto di un dilagante e imperante, profondamente voluto, azzeramento di qualsiasi valore, di qualsiasi principio che non sia quello del profitto, a qualsiasi costo. Ne abbiamo un ampio esempio in questa teorica “unione europea”, con le sue regole a maglia larga, che è la testimonianza evidente di un accordo squisitamente mirato alla gestione comune dell’economia secondo modalità volute e imposte dai Paesi più forti, non certo l’espressione di un desiderio collettivo di rafforzare il legame fra i popoli e i principi della convivenza pacifica con l’ottica di un futuro migliore per tutti. In una realtà che ha preso con sempre maggiore evidenza questa piega, mettendo da parte persino il decoro, e spingendo sempre di più l’opinione pubblica verso una concezione della vita che ci sta progressivamente imbarbarendo, ciò che dovrebbe essere normale e inequivocabile nel suo mostrarsi, fatica invece a trovare il giusto riconoscimento. Ecco perché oggi una produzione di alimenti sana, non inquinata dalla chimica, deve essere etichettata come “bio” affinché la si possa distinguere da quella che è considerata invece “normale”. Dovrebbe essere esattamente il contrario. E così il Brunello di Montalcino, reduce da quello scandalo dal quale avrebbe potuto e dovuto uscire definitivamente con una scelta chiara ed inequivocabile, continua a traballare, a mettere il tarlo del dubbio, ci riprova, punzecchiato dagli irriducibili del mercato del benessere e del soldo facile. E chi vorrebbe continuare a produrlo così com’è, perché quando ha acquistato dei terreni pagandoli anche cari per impiantare brunello credeva in questo vino e nelle sue grandi potenzialità espressive cosa dovrebbe fare? Deve “certificarlo” come chi produce biologico? Una cosa è certa, chi sente il bisogno di modificare l’uvaggio, o non ha capito il sangiovese o ha comprato le terre sbagliate. Anna Maria Buzdon, mamma di tre deliziosi bambini, ha di recente modificato l’azienda vitivinicola affinché possa essere anche un accogliente agriturismo, e ha fatto bene, perché il luogo merita, siamo all’interno di uno dei paesaggi più belli, distanti si e no un km. dalla frazione Torrenieri, gli influssi della Val d’Orcia sono evidenti, sia nel panorama che nell’aria che si respira, zona ventilata dove difficilmente si soffre il caldo. Il suo Brunello di Montalcino migliora di vendemmia in vendemmia e diventa sempre più convincente, come dicevo all’inizio profuma davvero di sangiovese e di quelle erbe aromatiche che si possono incontrare nei dintorni. La versione 2006 è davvero ottima, il colore è caldo e luminoso, un rubino-granato molto bello e di giusta trasparenza. Accostato al naso esprime candore e pulizia, non ci sono picchi né elementi estranei e poco comprensibili, al contrario basta un po’ di ossigenazione nel calice e scopri la viola, le amarene appena mature e dal morso croccante e poi succoso, a cui si accompagnano altri piccoli frutti rossi, sfumature di timo, alloro, a tratti si alternano delicatissimi riverberi di anisetta e muschio. Bocca fresca e dinamica, vivace, con un tannino di bel nerbo ma dall’astringenza che scompare veloce lasciando ampio spazio al gusto fruttato e ad una sottile vena sapida che chiude con accenti di liquirizia e toni balsamici. Bel vino, davvero.

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